Recensione – Fuoristrada, ritratto documentario del sublime amore

La locandina del film

La locandina del film

La bellezza ha indubbiamente molte forme. A volte capita che essa si manifesti all’improvviso, magari in uno sguardo, oppure in un gesto fugace, una melodia inattesa, un ricordo sfuggente. In altri casi, la bellezza può scegliere di rivelarsi attraverso un avvenimento sconvolgente e insieme radicalmente semplice, come l’amore. Fuoristrada è precisamente questo, un piccolo capolavoro di bellezza.

IL DOCUMENTARIO SI FA POESIA  - Poco importa quali sembianze assuma il delicato sentimento, così come superflui risultano gli svariati tentativi definitori: l’amore è bellezza irrazionale, primitiva, indomabile. È la passione che si accende ogni qualvolta Beatrice guarda Marianna e viceversa, sono le rughe dell’anziana nonna, le mani del nipote che le accarezzano i radi capelli, l’espressione del cane che sta per morire. Fuoristrada è una poesia, un canto di una forza purissima, quasi immacolata. Quando il cinema, più precisamente quello documentario, si fa veicolo di tanta meraviglia, non resta che lasciarsi coinvolgere nel flusso della storia, che è insieme di vita e di vissuti.

STORIA DI UN AUTOFINANZIAMENTO – Prodotto indipendente, riconosciuto film d’interesse culturale (pur non avendo ricevuto alcun finanziamento pubblico), Fuoristrada è il primo lungometraggio della giovane sceneggiatrice romana Elisa Amoruso. La storia – rigorosamente vera – è quella di Pino, meccanico romano appassionato di rally, che però è anche Beatrice, il nome che ha scelto per esprimere la sua più profonda e sincera natura. Pino/Beatrice è innamorato di Marianna, una donna rumena trasferitasi in Italia diversi anni fa, che attualmente fa la sarta accanto alla sua officina. I due si sono conosciuti quando Marianna faceva da badante all’anziana madre di Pino e da allora non si sono più separati. Insieme all’anziana donna e a Daniele, il sedicenne figlio di Marianna, vivono alla periferia della capitale, in una piccola casa circondata da un orto e tanti animali domestici. La loro storia fluisce lentamente attraverso le immagini e a poco a poco si potenzia grazie alla gestualità quotidiana, alle lacrime che Beatrice e Marianna versano all’unisono quando ricordano il passato e la minaccia della separazione, alla dolcezza di Daniele che seppellisce il cane consolando entrambe le madri.

Una scena del film

Una scena del film

RIPRENDERE LA VITA, DOCUMENTARE LA PASSIONE – La macchina da presa segue in una danza leggera l’idillio di questo piccolo nucleo familiare, senza che le ostilità esterne – lontanissimi rumori di fondo – possano minimamente inficiare la perfezione del loro legame. Un legame che trae la sua originalità non certo dall’unione di un transessuale con una donna, quanto piuttosto dall’assoluta verità del sentimento che li lega. Pino e Beatrice si sposano, fanno la spesa, discutono su come educare Daniele, accudiscono i loro animali, si dedicano canzoni a mò di serenata. Si amano, semplicemente. Fuoristrada è la storia di un’impossibilità, quella cioè di attribuire un senso univoco alla natura di un legame, ma anche il disvelamento di un territorio sconosciuto cui poter giungere tramite strade tortuose e infangate, le stesse che Pino sfida periodicamente con la sua jeep.

Fuoristrada, che per certi versi ricorda un’altra recente perla del cinema indipendente italiano, ovvero La bocca del lupo di Pietro Marcello, vincitore del Torino Film Festival nel 2009, è stato presentato nella sezione “Prospettive Doc Italia” all’ottavo Festival del Cinema di Roma. Un documentario che resta nel cuore e negli occhi di chi guarda, capace di magnificare un tipo di cinema che racconta senza necessariamente spiegare, laddove spiegare risulta decisamente superfluo.

Francesca Lisa

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