Recensione – ‘Diana’: gli ultimi anni di Lady D

Il poster del film

Il poster del film

Succede, a volte, che i giornalisti superino i limiti a loro concessi. Succede, spesso, che essi non riescano a cogliere il fragile confine che passa tra il diritto di cronaca e il diritto alla privacy altrui. Oggi, specialmente in Italia, la professione è disciplinata da una vasta gamma di carte deontologiche atte a frenare il giornalismo da eventuali eccessi. Eppure la Stampa, intesa come “Quarto Potere”, ha avuto dei periodi in cui la parola “limite” non esisteva, sia per ciò che riguardava i fatti politici sia per il rispetto dei cosiddetti VIP. Con foto montate e articoli esagerati, essa ha molte volte inventato notizie, modificato eventi con il solo scopo di aumentare le tirature. Le storie da poter prendere a esempio sono molte e varie; una delle più celebri fu quella di Lady Diana Spencer, ex principessa del Galles, morta a Parigi il trentuno agosto del 1997: è a lei e ai suoi ultimi due anni di vita che il regista Oliver Hirschbiegel ha dedicato la sua ultima fatica: Diana – La storia di segreta di Lady D, disponibile da oggi nelle sale italiane.

Diana (Naomi Watts), anche se sempre travolta da eventi di beneficenza e missioni umanitarie, è sola. Vuole stare lontano da quella figura istituzionale che le impone sempre di sorridere. Le sole emozioni che le sono concesse sono quelle di benefattrice, principessa separata e madre lontana. Poi un sorriso le giunge da un uomo, un sorriso spontaneo, diverso dagli altri. Un sorriso che la riconosce e la rispetta come donna, prima che come Lady: quello del cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan (Naveen Andrews). Ed ecco che nuove, giovani emozioni si impadroniscono della principessa: rinasce in lei la voglia di vivere e il bisogno di semplicità, unita alla speranza di un amore che, oltre ad essere ricambiato, possa durare per sempre. Gli ostacoli però che si mettono di fronte ai sogni di Diana sono molti. La famiglia di Hasnat ad esempio, che, seppur affascinata dalla principessa del Galles, non è favorevole alla loro storia, così come il carattere di Diana che vuole far velocizzare i tempi, sono tra le cause principali. La più grande nemica di Lady D, però, è la stampa, o meglio, i paparazzi, che non arrestano i loro flash neanche nei ristoranti, alla ricerca dell’ultimo, fresco e importante scoop: una ricerca che tormenterà la vita della principessa del Galles fino alla sua ultima fatale fuga dai cronisti.

L'attrice Naomi Watts in una scena del film

L’attrice Naomi Watts in una scena del film

Per quanto la regia sia stata attenta ai dettagli, come i modelli dei cellulari usati alla fine degli anni ’90 e le minuziose attenzioni date alle acconciature e agli abiti di Lady Diana, la pellicola non riesce a spiccare il volo. L’intento di Hirschbiegel (candidato all’Oscar per La Caduta – Gli ultimi giorni di Hitler) non era creare un biopic sulla figura della principessa, ma omaggiare gli ultimi anni della sua vita; anni ai quali, però, la pellicola fa riferimento solo per quanto concerne la storia con Khan e la campagna umanitaria contro le mine antiuomo. La sceneggiatura firmata da Stephen Jeffreys, uno dei commediografi più affermati di fama internazionale, non sembra per niente vicina alla realtà. Ne mostra una figura sola ai limiti del normale: solitudine che forse Diana provava, ma che viene fin troppo romanzata. Naomi Watts, che nella scorsa edizione degli Oscar era candidata come miglior attrice protagonista per The Impossible, non riesce a rendere giustizia a una delle più emblematiche figure del secolo scorso, dandole un tocco forse troppo leggero ed eccessivamente spontaneo. Il risultato è una sorta di romanzo “alla Harmony”: una donna, ex principessa ricca e sola, che si innamora di un dottore e sogna di ricominciare insieme a lui una nuova vita; ma il destino, fatalmente, ostacola tutti i loro sogni.

In sintesi, Diana è una pellicola piuttosto lenta e a tratti noiosa. Molti amanti dei film biografici aspettavano con ansia l’uscita del film, nella speranza che, finalmente, il cinema rendesse il giusto omaggio alla bella queen of hearts, la regina dei cuori d’Inghilterra. Rimarranno delusi: il risultato, purtroppo, non raggiunge neanche la sufficienza.

(Foto: comingsoon.it)

Francesco Fario

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews