Realismi socialisti, la grande pittura sovietica dagli anni ’20 a quelli ’70

Ginnasti dell'URSS di Dimitri

Ginnasti dell'URSS di Dimitrij Zilinskij

Roma – “Realismi socialisti, grande pittura sovietica 1920-1970″ è la rassegna più completa di questo movimento artistico mai presentata fuori della Russia. Il titolo della mostra, che il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita fino all’8 gennaio 2012, non può essere più appropriato. Quasi tutti i dipinti, all’interno della rassegna sembrano veri, reali, curati nei minimi dettagli (dai visi delle persone ai particolari delle vesti e degli oggetti presenti nelle stanze): vere e proprie fotografie.

La storia della pittura del Realismo socialista coincide, infatti, col racconto di uno straordinario movimento artistico del XX secolo. Lo stato sovietico sostenne la pittura realista, promuovendone lo sviluppo attraverso “l’arruolamento” di migliaia di artisti di talento in tutto il territorio. L’esposizione, che segue lo sviluppo della pittura del Realismo socialista dalle ultime fasi della Guerra civile (anni ’20) fino all’avvio della stagione brezhneviana (anni ’70), è organizzata in sequenza cronologica attraverso le sette gallerie del Palazzo delle Esposizioni, al piano terra. Ogni galleria presenta un periodo artistico preciso con le molteplici questioni, temi e approcci formali all’arte. Gli anni ‘70 sono la data oltre la quale l’arte sovietica segue altre strade, allontanandosi dalle correnti realiste – socialiste.

Una rigorosa ricostruzione della storia della pittura in Unione Sovietica che mette, quindi, in luce l’eccellenza di singoli talenti, ancora poco noti in occidente. Alcuni dipinti di Aleksandr Deineka, le cui opere sono state esposte nella scorsa stagione sempre a Palazzo delle Esposizioni, vengono riproposti anche qui come, ad esempio “Pausa pranzo a Donbass” ed alcune scene terrificanti e macabre di guerra e di battaglia. Non mancano opere di altri artisti meno noti, come Jurij Pimenov, Isaak Brodsky, Georgj Rublev, Aleksandr Samochvalov, Vasilij Efanov, Archadij Plastov, Dimitrij Žilinsky, Gelij Korže. Particolari e diverse tra loro, all’interno dell’esposizione, sono le opere di Vasilij Laktionov: si passa dalla fase di ”astrazione”, con un’opera che sembra ricalcare il grande Kandinskij, alla fase più realista, come si può notare in “L’eroe dell’Unione Sovietica, capitano Judin, visita le truppe del KomSoMol” e nella “Lettera dal Fronte”, opera dai colori vivaci e curata nei minimi dettagli.

L’eroe dell’Unione Sovietica, capitano Judin, visita le truppe del KomSoMol

L’eroe dell’Unione Sovietica, capitano Judin, visita le truppe del KomSoMol di Vasilij Laktionov

Di Anatolij Levitin è, invece, “Una giornata calda”, dipinta negli anni ’50 quando il realismo sovietico sembra lasciar spazio ad opere di stampo più impressionistico: pennellate più ampie e sfumature di colori. Questa è probabilmente l’opera che cattura di più l’attenzione del visitatore rispetto alle altre presenti nella stessa galleria, per i colori, il tratto utilizzato (a pennellate larghe) e per il gioco di specchi (la schiena della ragazza che si riflette sulla finestra aperta).

Quello che emerge dalla rassegna è indubbiamente la grande varietà di soluzioni con cui gli artisti risposero alla sfida del Realismo socialista, non solo nello svolgersi del tempo ma anche nella simultaneità delle singole scansioni cronologiche, ribaltandolo il mito del Realismo socialista come forma d’arte monolitica, riassumibile in una formula univoca. Il soggetto privilegiato nei dipinti resta comunque il popolo, nelle sue più varie rappresentazioni, oltre a scene di guerra e dopo guerra, e l’uomo ritratto nel massimo della sua prestanza fisica e potenza ginnica. Caratteristica, infatti dell’arte sovietica di questo periodo è la rappresentazione della vita sportiva, del lavoro e l’esaltazione dell’uomo che spesso si traduce in gigantografia di alcuni personaggi, rispetto al resto degli elementi presenti nella tela. Inoltre, in considerazione proprio del gigantismo caratteristico di questo movimento, il grande formato dei dipinti assume in mostra una precisa valenza tematica. Al contrario, temi come il paesaggio o la natura morta sono poco presenti nell’esposizione, occupando di fatto un posto marginale.

In conclusione, si può dire che l’esposizione preferisce concentrarsi sull’interesse artistico piuttosto che sull’aspetto ideologico, anche laddove predominante. E’ una mostra curiosa, ben allestita e particolare, in quanto sono presenti opere poco note e artisti sconosciuti, ma che vale la pena vedere e conoscere. L’unica pecca è il costo elevato del biglietto d’ingresso.

Chiara Campanella

 

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