Rapporto Censis: l’Italia, stremata dalla crisi, è anche cinica

Esce il rapporto del Censis sull'Italia 2014: un Paese ripiegato e cinico, incapace di trovare un'uscita dal disagio etico. Numeri e analisi della crisi

censisÈ il più inquietante fra tutti gli ospiti – disse sul nichilismo Nietzsche -, perché ciò che esso vuole è lo spaesamento come tale. Parole volutamente forti, ma che danno il senso, retorico quanto basta, sulla fotografia che il Censis ha fatto del nostro Paese, nel suo annuale rapporto socio-economico presentato in queste ore.

STREMATI DALLA CRISI – Un’Italia ripiegata su se stessa, come fosse dentro una spirale dalla quale si continua a non uscire, probabilmente per diverse contraddizioni, a causa di antinomie all’interno delle quali coesistono paradossi ormai inaccettabili. E poi vi è incertezza e sfiducia nel futuro, che irrigidiscono un Paese incapace di crescere e accettare le sfide prossime. L’Italia, stremata da sei anni di crisi, aspetta solo il peggio, accumulando quello che adesso si definisce come il cash di tutela, cioè il risparmio privato, sul quale abbiamo l’unico primato positivo, in rapporto al Pil, di questi anni. Cerchiamo solo di conservare soldi, senza metterli in circolo, e non è un caso che il bonus di 80 euro non abbia funzionato fino ad oggi, nella speranza che nelle prossime feste di fine anno si possano rilanciare i consumi. In cifre, questa percezione di vulnerabilità arriva al 60%, fino a quasi il 70% nella popolazione di età media, quella che attualmente ha un lavoro.

PARADOSSO GIOVANI – Una sfiducia sul futuro che toglie il sonno ai giovani, i quali non pensano minimamente alla costruzione della loro socialità affettiva, diminuendo drasticamente il numero dei matrimoni e dei figli (per 8 su 10 coppie, causa – dicono – della crisi). La sconfitta culturale provoca diversi effetti, come il sentirsi inutilizzati – si parla di capitale umano sottostimato – o il percepirsi “dissipati”, in termini motivazionali e professionali. «Dei circa 4,7 milioni di giovani che vivono per conto proprio – si sottolinea nel Rapporto annuale -, oltre un milione non riesce ad arrivare alla fine del mese; si stimano infatti in 2,4 milioni i giovani che ricevono regolarmente, o di tanto in tanto, un aiuto economico dai propri genitori. L’aiuto regolare genera un flusso di risorse pari a oltre 5 miliardi di euro annui». Ed è qui che ritroviamo un aspetto davvero paradossale, specialmente per una presunta generazione ‘social’, ravvisabile nella mancata proporzionalità diretta fra consumo della rete e capacità di problem solving. In altre parole, compriamo i migliori smartphone e tablet, ma poi utilizziamo solamente WhatsApp e Facebook,  niente di più.

censisIL FATTORE ‘INTELLIGENZA’ – È a dir poco desolante sapere come questo cinismo sia emblematicamente espresso nelle risposte date – dice il Censis -, sulle priorità esistenziali per vivere meglio. Ebbene in Italia il fattore ‘intelligenza’ raccoglie un misero 7%, il più basso d’Europa, alla faccia del genio italiano dei secoli precedenti e al tanto blasonato made in Italy, che va bene se lavori nei grandi marchi, ma che poi non diventa una propulsione per nuovi brand. Questo si lega all’istruzione e alla ricerca? Come no: la scuola è strategica per il 51% degli italiani, contro l’82% dei tedeschi (media UE al 63%), come a dimostrare le inaccettabili lacune istituzionali del passato, per le quali con cultura e scuola non si mangia, eccetto quando si fagocita denaro pubblico e vince l’arrivismo sociale.

RICOSTRUIRE? – Numeri di una tristezza infinita, sconfortante: certo è che tutti i rapporti sociologici ci danno una fotografia macro, la quale poi, nel declinarsi nel territorio, offre realtà diversificate e con molte variabili. Ma la distanza fra il Paese reale e i cliches sociologici del passato oramai sono netti. Il torpore italico sta tutto nel dormire, quando altri Paesi si rimboccano le maniche e cercano di risolvere i problemi. Un pantano morale e sociale, che adesso rischia di provocare comportamenti distorti, come le attuali guerre nelle periferie, con un disgusto verso le mediazioni istituzionali, in una guerra di tutti contro tutto che potrebbe spazzarci via. La ricostruzione comunque è possibile con il contributo di tutti i soggetti sociali, ci vuole pazienza e senso del reale. Se L’Italia la smette di essere autoreferenziale e si mette a camminare, allora recupererà il genio che è in lei e potrà ri-diventare leader nel mondo. Altrimenti – come per lo svogliato Lucignolo di Collodi – ci aspetta una vita da asino e una sorte nefasta.

Giuseppe Trapani

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