Rapporto Censis 2012: gli italiani in crisi riscoprono il piacere del cibo

Tavolata

Tutti insieme a tavola: un'abitudine che non conosce...crisi

Roma – Italiani “mammoni” non per scelta ma a causa della crisi, intorno ai fornelli più di prima, attenti alla qualità del cibo e alla scoperta di aperitivi e sagre di paese. È questo il quadro del Bel Paese che emerge dall’annuale rapporto congiunto Coldiretti/Censis, pubblicato nella giornata di oggi.

Secondo il Centro Studi Investimenti Sociali, che si occupa di ricerche socioeconomiche sin dal 1964 con il patrocinio dell’apparato governativo statale e locale, il 31% della popolazione vive ancora in casa con i genitori, percentuale che sale al 54% nel caso in cui, pur non vivendo insieme, la famiglia d’origine e i parenti entro il secondo grado sono vicini a casa, al massimo a mezz’ora a piedi dalla propria residenza abituale.

Dalle ricerche emerge una dinamica familiare sempre più forte, attraverso la quale si cerca di fronteggiare gli effetti della crisi convivendo o appoggiandosi al papà o alla mamma, ma particolarmente a quest’ultima, che come da buona tradizione, rinvigorita dalla congiuntura economica, assurge al ruolo di angelo del focolare, trascorrendo sempre più tempo in casa, tra faccende domestiche e preparazione della tavola.

Preparare il pranzo e la cena, sia nei giorni feriali che in quelli festivi, assorbe dai 60 ai 70 minuti al giorno, ovvero una media di 16 giorni totali e complessivi (quasi 24.000 minuti) nell’arco dell’anno spesi in cucina. Ma non solo di donne è la cucina: sebbene in misura minore, anche gli uomini iniziano a spingersi in cucina con maggiore frequenza, e non solo per godere dei piaceri della gola, ma anche per partecipare alla preparazione.

Le ricette cucinate in casa godono inoltre di una qualità sempre maggiore: per la Coldiretti infatti un terzo degli italiani prepara autonomamente prodotti di consumo giornaliero come il pane, lo yogurt e la marmellata, e un sesto lo fa con cadenza quotidiana. Per tutti, inoltre, c’è stato un incremento esponenziale nel consumo di prodotti biologici e a km0, con l’esplosione di interesse intorno al fenomeno dei “Farmer’s market”, i mercati del contadino che propongono frutta, verdura e prodotti caseari a prezzi ridotti, ma con qualità a volte maggiore rispetto alle catene della grande distribuzione.

A fare da contraltare al mercato bucolico sono i cosiddetti “negozietti” che riempiono, seppure anch’essi siano stati atterrati dalla crisi, gli angoli delle città e dei piccoli comuni italiani. Quasi 50 milioni di persone si affidano al negozio di alimentari o al fruttivendolo di fiducia, spesso facendo una scelta economicamente svantaggiosa, ma confidando nei rapporti duraturi con il commerciante che, spesso, permettono di risparmiare qualche euro.

Il legame con il territorio è, inoltre, garantito dalla sempre maggiore partecipazione alle sagre paesane, che proprio in autunno trovano la loro massima espressione, gastronomica e ambientale, alle quali partecipano quasi 24 milioni di persone, un quarto in maniera assidua.

In tutto questo, l’Italia si conferma ancora una volta un paese fondato e basato sull’insostituibile ruolo famigliare, capace di sopperire alle sempre più dure condizioni economiche stringendosi intorno ai parenti, al ruolo fondamentale della donna, costretta a casa per assenza di lavoro o per badare alla prole, e al legame con il territorio, fulcro di una cultura e una educazione alimentare che non ha eguali nel mondo.

Stefano Maria Meconi

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