Rapporto annuale Federculture: pessime notizie ma con buone soluzioni

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10^ Rapporto annuale di Federculture

Roma – Non mancano le idee e neppure le prospettive; lo dimostra il coraggio propositivo con il quale  Roberto Grossi presenta il 10^ Rapporto annuale Federculture; ma non ci sono dubbi che la situazione è disastrosa.

NE’ PARTECIPAZIONE NE’ INVESTIMENTO – «Uno scenario a tinte fosche che, però, non deve far indulgere al pessimismo e alla rinuncia. Anzi, proprio a pochi giorni dall’inizio del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, è necessario ritrovare lo slancio per attuare profondi cambiamenti e ritornare ad affermare il ruolo cruciale della cultura come collante dell’Europa e generatore di progresso per tutto il Continente»; si fa forza così il Presidente di Federculture mentre illustra il crollo della fruizione della cultura da parte delle famiglie italiane, una diminuzione di partecipazione che si fa sentire praticamente in ogni settore e ci spinge al di sotto dei valori medi europei (5% rispetto il 13%), sia nella spesa che nella pratica culturale. Con la fruizione, crolla anche la spesa che gli italiani destinano al settore culturale e ricreativo. Poche entrate anche da parte statale: negli ultimi 10 anni infatti solo il MIBACT ha ridotto i finanziamenti del 27,4% e la legge di stabilità per il triennio 2014-2016 prevede un ulteriore calo del 3,14% (se si esclude l’eccezione del FUS). Contrazione anche del soldo privato, calato del 41% tra il 2008 e il 2014. Panorama buio dunque, buissimo.

MA LE SOLUZIONI CONCRETE ESISTONO – Eppure la ragionevolezza di Roberto Grossi fa apparire la soluzione al disastro non solo possibile ma addirittura miracolosa. Sostenere la cultura e stimolare l’investimento per e della cultura infatti è e deve essere possibile, perché può agire come un moltiplicatore keynesiano. Lo dimostrano alcuni esempi culturali pubblico-privati che gestiscono con successo alcune eccellenze (è il caso della Fondazione Musei Civici Venezia, Triennale di Milano, Fondazione Torino Musei, Madre Napoli, Az. Speciale Palaexpo, ecc); lo confermano purtroppo i tanti altri risultati negativi, che sommano le strutture museali sull’orlo del collasso, prime fra tutte le manifestazioni e le strutture locali, che contano meno di un visitatore al giorno nel corso dell’intero anno. Alla luce di tutto questo, Grossi parla dell’importanza di aprire la cultura all’efficienza amministrativa privata, spesso più attenta all’importanza della digitalizzazione, dal servizio di biglietteria online (fornito solo dal 9% dei musei italiani), all’uso di applicazioni per smartphone e tablet e alle possibilità di valorizzazione attraverso le nuove tecnologie, innovazioni capaci di buoni risultati. Il pensiero va immediatamente alle Domus di Palazzo Valentini, un esempio intelligente e commovente di cosa significhi valorizzare la storia, l’arte e l’archeologia attraverso il digitale, incrementando presenza, dunque introiti e occupazione.

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La ricostruzione digitale delle Domus di Palazzo Valentini a Roma

DETRAZIONI PER LA SPESA CULTURALE E INCENTIVI ALL’INVESTIMENTO PRIVATO – L’idea di Grossi è richiamare l’investimento privato con norme statali più chiare che diano certezza al settore, permettano la semplificazione delle burocrazie di riferimento; il compito dello Stato Italiano però, per Federculture, non finirebbe qui: si devono urgentemente sostenere le forme di investimento privato con incentivi fiscali, e sollecitare la spesa pubblica e la partecipazione culturale con detrazioni fiscali. Nulla di così complicato, se si considera che vengono varati con semplicità gli incentivi per l’acquisto di mobili o elettrodomestici … Ha ragione Federcultura quando definisce la cultura l’alternativa alla crisi per una nuova idea di progresso, ma i suoi dati ricordano con prepotenza quanto la percezione politica e sociale attuale ne sia lontana. In maniera organica e coraggiosamente diplomatica il presidente di Federculture, Roberto Grossi, si mette nei panni di tutti: Ministro, Assessore e Sindaco, ma la frustrazione è molta. Viene dalla coscienza di avere per le mani un patrimonio sterminato e di compiere il peccato di non renderlo al massimo delle sue potenzialità. Passa attraverso la proposta di Grossi di trasformare gli alberghi e gli edifici confiscati alla camorra in residenze d’artista per aprire anche l’Italia al flusso culturale che sta investendo l’Europa, riformare l’Alta Formazione Artistica e Musicale, pensare un’azione congiunta di Miur e Mibact per avvicinare formazione e offerta, creare una politica nazionale per il turismo, che non c’è mai stata, sollecitare l’estensione dell’art bonus anche a chi effettua erogazioni liberali a favore di soggetti con personalità giuridica di diritto privato (es. fondazioni costituite da enti pubblici), a istituti e luoghi aperti al pubblico ma appartenenti a soggetti privati e infine a quel privato non–profit impegnato in attività culturali.

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Musei Civici di Venezia

SI PUO’ FARE – Non sembrano poi cose o soluzioni dell’altro mondo, eppure si ha la sensazione che resteranno a lungo ipotesi; il problema tutto italiano infatti non è l’inventiva, ma velocità di ricezione ed esecuzione di un’idea, sempre talmente tardiva da agire in emergenza per regola. «Viviamo un tempo di transizione e incertezza, ma l’Italia ha potenzialità enormi e risorse sulle quali fare perno per rilanciarsi. Dobbiamo smettere di rincorrere le emergenze e ripartire da un’idea di Paese in cui la cultura torni ad essere una guida fondamentale del progresso. Abbiamo bisogno di tornare all’economia reale. La cultura ha un ruolo determinante anche per la ricchezza economica e l’occupazione. (…) voglio lanciare una sfida: sono convinto che se affidassimo a imprese e associazioni giovanili, con obiettivi e regole chiare, i tanti musei e luoghi della cultura dello Stato e degli Enti locali praticamente chiusi e incentivassimo start up nel campo dell’industria culturale e creativa in due anni potremmo abbattere del 5% l’altissimo livello di disoccupazione giovanile.» Questa è la sfida di Federculture, illustrata ancora una volta dal suo Presidente, Roberto Grossi, che conclude la presentazione del suo rapporto annuale con la speranza di poterne fare uno migliore l’anno prossimo.

Valentina Malgieri

@V_Malgieri

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