Raid Nato nella notte in Libia: affondate otto navi di Gheddafi

LIBIA – Durante la notte alcuni aerei Nato hanno colpito otto navi da guerra delle forze a favore di Gheddafi, bombardando i porti di Tripoli, Homs e Sirte. Il contrammiraglio Russel Harding, vice comandante dell’operazione Unified Protector, è intervenuto a sostegno dell’accaduto.

 

Ha infatti dichiarato, motivandolo: «Tutti gli obiettivi della Nato sono di natura militare e direttamente collegati agli attacchi sistematici perpetuati dal regime di Gheddafi contro il popolo libico». E ha poi aggiunto: «Dato il crescente ricorso a mezzi navali, la Nato non aveva altra scelta che agire con decisione per proteggere la popolazione civile della Libia e le forze Nato in mare».

 

«Nelle ultime due settimane – prosegue la Nato – abbiamo assistito a una posa di mine indiscriminata e all’uso crescente della forza da parte dei governativi. Ciò ha interrotto il flusso sicuro di assistenza umanitaria disperatamente necessaria, e ha posto le forze Nato a rischio. Questo sviluppo delle tattiche delle forze pro-Gheddafi hanno dimostrato un chiaro intento di attaccare l’Alleanza».

 

Il contrammiraglio Harding ha quindi concluso: «Tutte le navi colpite la scorsa notte erano navi da guerra con nessuna utilità civile».

Intanto si è scoperto che Anton Hammerl, il fotoreporter con la doppia nazionalità sudafricana e australiana le cui tracce si sono perse il 5 aprile in Libia, è stato ucciso della forze fedeli al colonnello. Lo ha annunciato la famiglia del fotografo, spiegando di essere stata informata ieri dell’uccisione, avvenuta il giorno stesso della sua scomparsa.

 

«E’ incredibilmente crudele che le forze fedeli a Gheddafi sapessero cosa gli era successo e abbiano deciso di tacere per tutto questo tempo», si legge in un comunicato diffuso dalla famiglia, che non ha precisato la fonte dell’informazione.

Il governo del Sudafrica aveva anche condotto negoziati con il regime libico per il rilascio di Hammerl e proprio questa settimana aveva inviato un diplomatico a Tripoli per seguire il caso.

Natalia Radicchio

Foto| via www.sordionline.com

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