Rai, Consiglio dei Ministri: all’esame un testo di legge

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All’esame del Cdm in corso nel momento in cui scriviamo la riforma Rai, non linee guida come si era paventato nelle prime ore ma un vero e proprio disegno di legge. Ieri Renzi aveva dichiarato: «La Rai non è una municipalizzata di provincia, la prima industria culturale italiana non può sottostare a procedure cavillose chilometriche o avere l’incubo della Corte dei Conti». Ecco punto per punto quali dovrebbero essere le sostanziali modifiche:

RAI, IL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE – Il nuovo consiglio d’amministrazione dovrebbe avere sette membri, di questi: tre nominati dalle camere, una rappresentanza dei dipendenti Rai e tre nominate dal governo e proposte dal ministro dell’Economia. Il presidente del consiglio d’amministrazione dovrebbe essere indicato invece dal Parlamento. A Renzi piacerebbe avere un capoazienda alla guida della nuova Rai, un capoazienda forte che a differenza dell’attuale direttore generale abbia potere anche di voto e non solo di proposta.

RAI, I CANALI – I canali della nuova Rai saranno tematici, specializzati: uno generalista, uno innovativo per la sperimentazione e i nuovi linguaggi, con focalizzazione sulla alfabetizzazione digitale e uno a carattere culturale e senza pubblicità. Due sole newsroom e occhio di riguardo per la fiction: «La nostra creatività e professionalità ha le carte in regola per gareggiare con i grandi network a livello mondiale, per entrare nei mercati internazionali delle produzioni di eccellenza, per esportare all’estero le fiction che raccontano l’Italia».

RAI, LA COMMISSIONE DI VIGILANZA E IL CANONE – Al contrario di quanto detto durante le prime fughe di notizie la commissione vigilanza resterebbe ma solo come controllore del servizio pubblico e non più fonte di nomina del Cda e del presidente. Un passo in avanti del governo verso il M5S che però ne chiedeva l’abolizione completa, le proposte comunque restano molto lontane come sempre. Altra questione è quella del canone alcuni come Giacomelli, sottosegretario alle comunicazioni, vorrebbero legarlo alla bolletta elettrica in modo da ridurre l’evasione e quindi abbassare la tassa. Altri come Renzi vorrebbero abolirlo completamente resterebbe però il problema del sostentamento Rai.

 Serena Prati
@Se_Prati

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