Ragazzi palestinesi all’Onu: ‘vogliamo il nostro pallone’

Ragazzi palestinesi giocando a pallone in Gerusalemme Fonte: REUTERS

Un gruppo di ragazzi palestinesi hanno inviato una lettera al Segretario Generale delle Nazione Unite, Ban Ki-Moon, per recuperare un pallone da calcio che avevano perso in territorio palestinese, nella zona controllata da Israele. Senza volerlo, questi giovani hanno incrementato notevolmente le già accese polemiche sulla barriera di sicurezza che il governo di Israele vuole costruire per dividere i territori della Cisgiordania.

I FATTI – I ragazzi stavano giocando a calcio nel distretto di Tulkarem, nella località di Kafer Sur in Cisgiordania, quando il giovane Amir tirò il pallone con tanta forza da farlo oltrepassare una cancellata di sicurezza che delimitava una zona controllata dall’esercito israeliano. L’area è una parte delle terre confiscata dalle autorità israeliane per costruire il contestatissimo valico di separazione della Cisgiordania, iniziato nel 2002, e soltanto i soldati hanno acceso a essa.

LA BARRIERA DELLA CISGIORDANIA – Il valico israeliano della Cisgiordania è un progetto circondato da molte polemiche. Ancora in costruzione, il risultato finale sarà l’isolamento del circa dieci percento della Cisgiordania, che già si trova sotto controllo israeliano, per sviluppare nuovi insediamenti in territorio palestinese. Le critiche sono arrivate da molte organizzazioni per i diritti umani e, perfino, dalle Nazioni Unite, che ancora una volta dovranno scendere in campo al fine di risolvere le infinite controversie che sta generando la barriera.

ASPETTANDO UNA RISPOSTA – Non avendo la possibilità di accedere alla zona riservata, i ragazzini hanno deciso di scrivere una lettera direttamente all’Onu per tentare di recuperare il proprio pallone. I loro argomenti sono innocenti ma forti. Dichiarano che Israele ha violato i loro diritti per non avergli restituito il pallone né permettere a loro stessi di “salvarlo”. Inoltre, considerano come un diritto di tutti i bambini quello di giocare a calcio nella propria terra senza nessun assurdo divieto o restrizione alcuna. Per questa serie di ragioni, il gruppo di ragazzi aspetta una soluzione rapida per riavere indietro il proprio pallone e ci auguriamo che la risposta sia all’altezza dell’organo che la emette.

Sandra Alvarez

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