Raee: rifiuti che valgono una miniera d’oro

Quando smettono di funzionare, non servono o vengono sostituite, le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) diventano rifiuti, o meglio RAEE.

In Italia è la normativa Raee D. Lgs n.151/2005 a contenere, in accordo con le linee europee, le direttive destinate ai produttori riguardo gli obblighi di gestione e finanziamento delle operazioni di ritiro, gestione, trasporto di Raee domestici e professionali. Gli obiettivi di tale legislazione sono promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei Raee in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; migliorare sotto il profilo ambientale l’intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita di dette apparecchiature – produttori, distributori, consumatori e operatori – ridurre l’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per coordinare le operazioni di smaltimento presso gli appositi centri di raccolta ogni tipologia di Raee, è raccolta separatamente sulla base di una suddivisione di 5 Raggruppamenti.

Il Testo Unico Ambientale del 2006, che negli ultimi sei anni ha subito circa 40 modifiche, distribuisce gli ambiti di competenza. Agli enti locali spetta la gestione dei centri di raccolta e la relazione con il cittadino – informazione, servizio a domicilio, garanzia delle fasce orarie dei centri di raccolta mobili – mentre ai produttori spettano tutte le attività di ritiro dei rifiuti presso i suddetti centri, il trasporto verso centri idonei al trattamento e, infine, il trattamento stesso, che garantisca il massimo recupero dei materiali.

I produttori gestiscono tali pratiche in forma collettiva, scegliendo di aderire al Sistema collettivo giudicato più efficiente. Si tratta di consorzi o società senza scopo di lucro, fondati e finanziati dai produttori stessi di Aee che operano in libera concorrenza. I Sistemi collettivi in Italia sono 16: condizioni uniformi ed omogenee sono garantite dal Centro di Coordinamento RAEE, approvato dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

L’accordo del 2008 fra l’Anci – Associazione nazionale comuni italiani – e il Cdc Raee , dopo un periodo di rodaggio, ha definitivamente  decretato la piena operatività del sistema multiconsortile. Il primo obiettivo di raccolta fissato era di quattro chili per abitante all’anno entro il 31 dicembre 2010: fra il 2011 e l’anno corrente i dati sembrerebbero confermare una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini e un incremento dei dati di raccolta.  

Su scala internazionale, il dibattito sulla spazzatura elettronica, detta e-waste si fa sempre più ampio.

Si è da pochi giorni concluso in Ghana il primo incontro mondiale per la promozione della corretta gestione e dello smaltimento di questa tipologia di rifiuti. Organizzato dal Solving the E-waste Problem (StEP) delle Nazioni Unite e dal Global e-Sustainability Initiative (GeSI), l’evento ha promosso un ampio dibattito sui  RAEE: non più considerati alla stregua di semplici rifiuti, ma fonte di ricchezza.

L’incontro  ha posto  l’accento proprio sullo “spreco” di metalli preziosi.  Nella produzione su scala mondiale di dispositivi elettronici, dai pc agli smartphone, vengono infatti utilizzate ogni anno 320 tonnellate d’oro e 7.500 tonnellate di argento, di cui  solo un modesto 15 percento viene effettivamente recuperato nei Paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo. Alla luce di questa analisi, i depositi urbani di rifiuti elettronici appaiono dunque come una sorprendente risorsa, da 40 a 50 volte più ricchi delle stesse miniere. Secondo gli esperti, solo nel 2011, l’oro ha costituito circa il 7,7 percento dei prodotti elettrici ed elettronici gettati, per un totale di 320 tonnellate, pari al 2,5 percento delle riserve auree degli Stati Uniti.

Anche i Paesi in via di sviluppo che hanno attivato corrette campagne di riciclaggio, hanno raccolto fino all’80-90 percento dei loro Raee. Tuttavia, solo il 25 percento di ciò che resta viene recuperato mediante processi di riciclaggio rispetto al 95 percento dei moderni impianto di riciclaggio. «Un giorno, tra non molto, la gente penserà a queste costose inefficienze e si chiederà come abbia potuto essere così miope e sconsiderata nella gestione delle risorse naturali» ha aggiunto Ruediger Kuehr, segretario generale dello StEP.

Un giorno, ci si augura tra non molto, la gente penserà forse anche al costoso bilancio per la salute ambientale ed umana. Se le materie prime preziose, come l’indio, il palladio, l’oro, il rame e l’argento possono essere recuperate e riciclate, diventando così una fonte di materie prime secondarie e alleggerendo la pressione sulle risorse naturali rare presenti nel continente, bisogna sottolineare che nei Raee si trovano anche molte sostanze pericolose come metalli pesanti, piombo, mercurio, rilasciate in atmosfera durante le operazioni di smaltimento e smantellamento. E lo sa bene proprio il Ghana, uno degli Stati africani più intensamente interessato dal fenomeno del traffico illegale di rifiuti, e quindi anche dei Raee , che vi confluiscono per essere smaltiti in modo non regolamentato e quindi pericoloso per l’ambiente e gli abitanti. La combustione all’aria aperta di cavi per liberare il rame, per esempio, è una delle principali fonti di emissioni di diossina: l’esposizione a questi inquinanti è un rischio per la salute, specie quella dei bambini, che spesso sono impiegati nelle attività di raccolta e smontaggio.

I Raee rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale: si perdono le tracce di oltre il 75 percento dei rifiuti tecnologici prodotti nell’Unione Europea e di oltre l’80 percento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei Paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono su quelle che già nel 2008 Greenpeace definiva navi dei veleni, che ufficialmente cariche di “beni elettronici di seconda mano” arrivano nei porti di molti Paesi africani per essere trasferiti in impianti o discariche abusive. Il Regno Unito risulta il principale Paese esportatore in Africa sia per quanto riguarda gli Eee nuovi che usati, seguito a distanza da Francia e Germania, mentre la Nigeria è il principale importatore, seguito dal Ghana.

Un recente studio su cinque paesi africani quali Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia e Nigeria, dal 2009 al 2011, ha rivelato inoltre che ogni anno qui vengono prodotte tra le 650 mila e il milione di tonnellate di rifiuti elettronici domestici. Infatti, se l’uso di questi dispositivi è qui ancora poco diffuso rispetto ad altre parti del mondo, è anche vero che sta crescendo a un ritmo vertiginoso.

Come ha sottolineato Luis Neves, Presidente GeSI: «Modelli di consumo più sostenibili e il riciclaggio dei materiali sono essenziali se i consumatori continuano a usare i dispositivi high-tech che supportano la comunicazione, i trasporti intelligenti, gli edifici intelligenti e molto altro». Gli sforzi del GeSI e la StEP e-Waste Academy mirano  a creare reti tra i responsabili delle politiche e tra le altre parti interessate per condividere informazioni e idee per promuovere vere e proprie soluzioni per trasformare l’e-waste in una risorsa a favore della green economy.

Nel Belpaese i dati che sembrano confermare un’ escalation positiva del sistema di raccolta , si scontrano con la sciagurata realtà di tante piccole e grandi discariche irregolari a cielo aperto. Non tutti sanno che dal giugno del 2010 è possibile riconsegnare gratuitamente i Raee direttamente al rivenditore all’atto dell’acquisto di un’apparecchiatura della medesima tipologia. Di fronte all’incoscienza o alla pigrizia criminale di tanti individui che pur di disfarsi del vecchio frigorifero o dell’obsoleta lavatrice sono disposti a deturpare la natura del nostro paesaggio, tante sono le iniziative di associazioni di volontari  che si adoperano per restituire dignità alla natura di certi luoghi.

In collaborazione con Legambiente, ECODOM, Consorzio Italiano per il recupero e il riciclaggio degli elettrodomestici, promuove l’iniziativa RAEEporter- il tuo click per l’ambiente. Basta scattare una fotografia o fare un video per segnalare i rifiuti abbandonati: Ecodem provvederà a trasmettere la segnalazione alle autorità competenti affinchè provvedano alla rimozione. Il premio in palio? Un viaggio-reportage proprio ad Accra, capitale del Ghana.

Arianna Fraccon

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