VIDEO – Quirinale. Nessun presidente ma quanto movimento

franco marini quirinale wikipedia.org

Franco Marini (Wikipedia.org)

Roma – Giornata convulsa ma non perduta. Posto che si elegge un Capo di Stato con una maggioranza parlamentare e non per dare vita alla stessa, le due votazioni finite in un nulla di fatto concluse oggi alle Camere per decidere il nuovo nome del Quirinale, hanno avuto due risvolti: un presidente della Repubblica ancora non c’è ma in compenso fuori e dentro i palazzi è successo di tutto e gli effetti sono da soppesare con attenzione.

Franco Marini, il candidato Pd uscito dall’accordo con il Pdl, è saltato. Prima turnata: 521 voti sul quorum di 672. Seconda turnata: 15 voti. Un tombolone che dà la misura di quanto segue: a) parte del Pd, di fare accordi con il Pdl, non vuol saperne; b) parte del Pd vorrebbe seguire il Sel verso il Movimento 5 stelle e il nome scelto, non dalla Rete, ma dai 48.000 votanti on-line delle Quirinarie, Stefano Rodotà; c) parte del Pd vuol tornare alle urne; d) parte del Pd potrebbe volere le larghe intese ma desidera che il segretario, Pier Luigi Bersani, si ritiri a vita privata il più in fretta possibile. La cosa stupefacente è che pare ognuna di queste parti ormai ragioni per sé, abbia in fastidio le altre né sia in grado o non voglia dialogare con loro. Così fa sorridere il segretario Bersani che assicura: ‹‹Il Pd non è spaccato›› nel mentre che il sindaco di Bari, Michele Emiliano, lo invita a dimettersi perché ‹‹il Pd è spaccato››. Il tutto quando un altro sindaco, Matteo Renzi, corre a Roma ad incontrare i suoi e forse i vertici del partito per prendere in mano quel che resta del centrosinistra.

Sicché un altro risvolto della giornata è tale: quella sfiducia che Bersani ha tentato di evitare da Pdl-Lega inseguendo i grillini al momento della formazione di un Governo, l’ha ottenuta dai suoi con il voto quirinalizio. Nemesi inevitabile quando si perde tempo a gigionare invece che a governare.

E poi c’è Beppe Grillo. Quello votato da 8 milioni di persone che fa le quirinarie in poche migliaia; quello che non vuole giornalisti tra i piedi salvo quando si chiamano Milena Gabanelli e sono da candidare al Colle; quello di niente ideologie nel Movimento e abbasso i vecchi politici della Casta e poi porta avanti la candidatura di un vecchio politico ottantenne di estrazione comunista come Rodotà che ‹‹potrebbe agevolare gli iter giudiziari di Silvio Berlusconi››. Con buona pace dell’assenza di ideologie. Ebbene questo signore è stato abile: ha approfittato dello sbandamento del Partito democratico. E’ riuscito a sottrarre al Pd anche l’appoggio di Sel. Ha sottoposto il centrosinistra allo stesso “metodo Grasso” con il quale il Pd si era guadagnato le Camere un mese fa: proporre un nome impossibile da rifiutare per osteggiare accordi con il Pdl. Buona mossa che ha contribuito a sparigliare carte già caotiche: Rodotà al primo turno ha ottenuto 240 grandi elettori, per scendere a 230 nel secondo. Stabile. Difficile diventi presidente della Repubblica ma intanto il risultato c’è.

Ora da capire è l’orizzonte che si apre al comico. Il M5s sta cercando di uscire dall’isolamento nel quale si è relegato in Parlamento. Per farlo ha due chance: o si torna al voto nazionale o si accetta l’intesa con altra forza politica. Il primo caso pare poco interessante anche se Grillo ha lavorato per agevolare la frantumazione del Pd anche al fine di guadagnarne gli elettori. Così dicono i sondaggi: M5s in caduta ma se il Pd si lacera, i grillini rifanno il botto.

grillo quirinale
Le due imbarcazioni a vela “grilline” ferme al largo del porto di Trieste. Accanto a quella sulla sinistra, il gommone “piddino” (Tgcom24.it)

L’ipotesi è possibile ma non così scontata perché il Pd non è un partitino, è il cuore del centrosinistra. Non è un raduno di nostalgici ma un calderone di spiriti pronti ad accendersi. Grillo dovrebbe tenere a mente che nel mentre alcuni iscritti democrats si radunavano davanti a Montecitorio invocando il nome di Rodotà e dando fuoco alle rispettive tessere del partito, lui restava al largo del porto di Trieste, impossibilitato ad attraccare a causa dell’arrembaggio di un gommone guidato da un gruppo di militanti Pd. Gli animi sono accesi, i gesti dimostrativi efficaci e pure preoccupanti. Così resta la seconda opportunità: larghe intese.

Ora, è buona notizia che anche i grillini stiano intuendo l’urgenza di incivilirsi politicamente, necessario per non diventare un mero corredo sui banchi delle Aule. Rimane però ancora il problema di comunicare l’evoluzione. Il caso delle Quirinarie fa scuola. Per parafrasare il Grillo-pensiero: “I candidati sono tre, due si sono ritirati. Votate il terzo e forse si combina qualcosa. Altrimenti ciccia”. Ecco, ammirevole sforzo ma il dire è sempre cialtronesco. Gli accordi si fanno minimo in due, il che implica che entrambe le parti abbiano bisogno di qualcosa dall’altra. Detto in altri termini: compromesso. L’idea di un M5s che decide e il resto del centrosinistra dietro a seguire o del centrodestra a subire supino, è ridicola. E anche pericolosa laddove si persegue la strada dell’ineleggibilità di Berlusconi, che altro non è se non una dichiarazione di guerra a un terzo dell’Italia. Davvero una giornata convulsa.

Chantal Cresta

Foto || wikipedia.org; tgcom24.it

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