Questo mese nei negozi di dischi

Tra gelate al limite del parossismo climatico e nevicate da pieno territorio scandinavo, anche se privo di baite legnose al cui calore soffermarsi per godere attimi di vita con consorte, cane fedele o se stessi al confortante fuoco di un bel libro e di un buon bicchiere di vino rosso, Febbraio sembra proprio essere il mese dello stupore e dell’allerta anche intesa da un punto di vista strettamente artistico. Tanti, infatti, sono gli appuntamenti tra gli scaffali dei negozi di dischi come tanta è l’attesa per simili momenti di conferma o riscoperta di artisti e prodotti più o meno popolari eppure così uniti dal comune obiettivo di restare nella memoria collettiva.

Lo sanno bene Pierpaolo Capovilla e Giulio Ragno Favero del Teatro Degli Orrori, di nuovo nei negozi con l’attesissimo lavoro Il mondo nuovo (il terzo in studio dopo il roboante esordio Dell’ impero delle tenebre e la splendida conferma stilistica e concettuale del successivo A sangue freddo), lungo (doppio vinile) ma dettagliatissimo ritratto di una realtà attuale troppo corrotta, violenta, razzista, biecamente capitalista e oscena da un punto di vista di pieno degrato sia fisico che morale. Artefice di un quasi “concept album”, dunque, il Teatro Degli Orrori torna prepotentemente alla ribalta con (come vedremo a breve in maniera ben più approfondita) ciò che si candida a capolavoro dell’esigenza stilistica e concettuale di un paese allo sbando ma ancora legato ad un filo di speranza. Passando in rassegna, dunque, sedici singole storie (in realtà anche di più) in maniera prossima ad una concezione “altmaniana” di narrazione dell’umanità, il tema dell’immigrazione fa da fulcro ad una tanto precisa quanto dissacrante (perché reale) descrizione della condizione umana delvenunesimo secolo. Assolutamente obbligatorio.

A proposito di attese, si fa desiderare anche il mitico “Boss” Bruce Springsteen, atteso sugli scaffali sulla scia dello speranzoso singolo radiofonico promozionale We take care of our own, primo brano (disponibile on line e su Youtube) estratto dal nuovo disco Wrecking ball con, al seguito, una E Street Band purtroppo orfana del compianto sassofonista Clarence “Big man” Clemons, scomparso il 18 giugno dello scorso anno. Il brano, a dirla tutta, non presenta il carisma e la carica energetica che contraddistingue il Boss dall’alba della sua importantissima figura, ma il disco, stando almeno a quello che anticipa una fetta di critica statunitense, dovrebbe presentarsi come denso di una certa rabbia e passione nei confronti, come sempre, della realtà circostante con particolare attenzione e occhio felino verso il sistema economico pur non schierandosi apertamente a favore (a detta, sembra, dello stesso Springsteen) del movimento Occupy Wall Street. Certo, ad ogni modo, è il fattore “urgenza” che da tanti anni accomuna la figura del Boss all’esigenza di incidere dischi per lanciare personali messaggi di valore civile, sociale e politico. Staremo a vedere.

Spostandoci al reparto “hard rock & heavy”, invece, gli italiani Lacuna Coil di Cristina Scabbia e Andrea Ferro balzano al nostro occhio grazie al nuovo Dark adrenaline, sesto album in studio della metal band milanese e preceduto (on line e in rete) dal primo estratto Trip the darkness, cupo, duro e oscuro diretto discendente di spunti provenienti dal fortunato Karmacoma del 2006 (che, tra l’altro, conteneva anche una notevole cover di Enjoy the silence dei Depeche Mode) e tassello costituente di un disco atteso come compatto, diretto e ben più “dark” del precedente (ma comunque buono) Shallow life.

Completamente differenti di genere ma non troppo in termini di impatto emotivo, accogliamo con piacere, invece, una doppia esperienza di “greatest hits” a dir poco completo degli elettronici Underworld, vale a dire 1992 – 2012 anthology e A collection, due tasselli complementari e votato al comune scopo di festeggiare i vent’anni ufficiali di attività (anche se la nascita ufficiosa risale a qualche anno prima) della lisergica band dei britannici Karl Hyde e Rick Smith. Attraversando elevati picchi di popolarità ma anche momenti di maggior calo, specie nella metà degli anni duemila, prima della definitiva rinascita datata 2010 e causata dal bel Barking, gli Underworld sono arrivati a celebrare la loro comunque fortunata longevità per mezzo di una specie di rivisitazione della prima raccolta ufficiale, risalente a dieci anni fa e qui riproposta con l’aggiunta di materiale inedito, assieme alla proposta relativa ad una maggiore attenzione al settore “remix” e alle più recenti collaborazioni in “featuring” (tra tutte, spicca ancora quella col maestro Brian Eno).

Attesa, sempre in territorio britannico, per altri maestri di architetture sonore, ovvero i Radiohead di Thom Yorke e dei fratelli Greenwood, di nuovo in arrivo, questa volta, con un dvd live, The king of limbs – Live from the basement, già disponibile (come di consuetudine, ormai) in download tramite la rete (iTunes) e ora pubblicato anche per la regolare vendita nei negozi. Registrato sostanzialmente come “live in studio” dal produttore Nigel Godrich (ovvero dal vivo e in presa diretta ma chiusi tra le mura di una sala prove), questa sorta di album visivo gode anche (e soprattutto) di tre brani inediti, non comparsi, quindi, nell’ultima release ufficiale The king of limbs (Supercollider, The daily mail e Staircas). Interessante gioiellino, visto il genio compositivo che contraddistingue i diretti interessati.

Per finire, almeno per il momento, sono da segnalare anche le nuove uscite di Mark Lanegan, con l’esplosivo e maledettamente blueseggiante Blues funeral (registrato ad Hollywood e forte della partecipazione di soggetti del calibro di Greg Dulli o Josh Homme dei Queens Of The Stone Age, tanto per fare qualche nomignolo), una garanzia per i fan di vecchia data e un vivo consiglio per chi ancora non ha approcciato la figura dell’ex vocalist degli Screaming Trees; e di Jack White dei mitici White Stripes (ormai separati da un anno «per preservare ciò che della band è bello e speciale e tale deve rimanere», come recitava il comunicato ufficiale) in veste sorprendentemente solista con il brano Love interruption, degno e notevole anticipatore del disco in arrivo ad aprile ed intitolato Blunderbuss, anch’esso di notevole impostazione filoblues.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

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