Questi occhi hanno visto, il diario di un medico volontario

Roma – Si chiama Maurizio Piazza. E’ uno specialista traumatologo, che già da diversi anni ha deciso di dedicarsi al volontariato, in particolare al servizio medico negli ospedali africani. Ha deciso di coinvolgere il visitatore e gli appassionati in questo suo lavoro, rendendo nota la difficile situazione nel continente nero. E’nata così la mostra allestita alla Casa della Memoria e della Storia di Roma fino al 7 settembre 2011. L’esposizione, dal titolo “Il diario di un medico volontario. Questi occhi hanno visto”, a cura di Giulia Turano, è una narrazione autentica per immagini del lavoro del medico volontario all’interno degli ospedali africani.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Dipartimento Cultura, U.O. Strutture Culturali – Servizio Programmazione e Gestione Spazi Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura e Medici con l’Africa Cuamm.

Un diario per immagini, una testimonianza profonda del servizio a fianco dei più vulnerabili, nella condivisione dell’esperienza umana. Un taccuino di scatti in bianco e nero realizzati tra il 2003 e il 201, che diventano una descrizione intimistica del lavoro del un medico all’interno degli ospedali africani. Maurizio Piazza, infatti, effettua missioni brevi al servizio della ONG Medici con l’Africa Cuamm che è la più grande organizzazione italiana di promozione e tutela della salute delle popolazioni africane, operando soprattutto in Etiopia, presso il Reparto di Ortopedia dell’ospedale San Luca di Wolisso.

Medici con l’Africa Cuamm è oggi presente in Angola, Etiopia, Mozambico, Sud Sudan, Tanzania, Uganda. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, intervenendo con questo approccio anche in situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. Oggi circa 80 volontari stanno lavorando in 37 progetti di cooperazione principali e un centinaio di micro – realizzazioni di supporto.

Una mostra piccola ed intima come traspare dagli scatti. All’inizio del percorso sono inserite anche delle foto a colori, relative all’anno 1998 e realizzate in Uganda, mentre il resto della rassegna vede protagonisti soprattutto donne e bambini. I loro volti, i visi e le espressioni sono commoventi e parlano da sé, anche se l’autore ha deciso di inserire le frasi di un libro di Paolo Rumik “Il bene ostinato”, come didascalie ai capolavori.

Questo il pensiero dell’autore: “È un miracolo che un’immagine di una frazione di secondo rubata alla banalità del difficile vivere quotidiano, possa travalicare i confini della resistenza che opponiamo al dolore, delle distanze che usiamo frapporre fra noi e gli ultimi”. Una realtà difficile, dolorosa. Tuttavia, è un dolore diverso, o meglio, che viene vissuto in maniera diversa. Gli africani, donne che stanno per partorire, uomini malati e gli stessi bambini sopportano di più il dolore rispetto a noi occidentali. Non urlano mai, al massimo gli esce qualche gemito strozzato…

Chiara Campanella

Foto via wisesociety.it; mondointasca.org;comunicati.newnotizie.it

 

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