Questa settimana nei negozi di dischi: nuovo album per gli Alice In Chains

Alice In Chains The devil put dinosaurs here (metalsucks.net)

La copertina del nuovo album degli Alice In Chains "The devil put dinosaurs here" (metalsucks.net)

Sembra aver ritrovato una volta per tutte la strada giusta, il buon Jerry Cantrell, reduce da anni e anni di esperienze travagliate al seguito delle tragiche peripezie che hanno portato il suo amico fratello di sempre, nonché leader della sua storica band, Layne Staley, alla morte per overdose in data 5 aprile 2002. Dopo vari e difficilissimi tentativi di riassestamento, dunque, anche grazie all’innesto del bravo vocalist William DuVall, gli Alice in Chains sono finalmente riusciti a ricostruire una stabilità sia personale che creativa, recuperata a partire dall’album Black gives way to blue del 2009 e, di conseguenza, confermata nell’imminente nuova uscita The devil put dinosaurs here. Stando alle prime considerazioni (l’album uscirà ufficialmente il 28 di questo mese), nella sostanza derivanti maggiormente dall’ascolto di un unico brano (Hollow), divulgato in rete nel mese di gennaio, l’atteso album sembra già essere stato accolto bene soprattutto dai fan di vecchia data, forse a causa di una specie di ritorno a delle origini maggiormente “heavy” (in similitudine, forse, con sonorità legate alle prime esperienze di Facelift, in primis nelle viscere di frammenti come It ain’t like that) di una delle formazioni sicuramente più dure dell’intera epoca grunge. Attendiamo con ansia, dunque.

E proprio a proposito di formazioni dure in epoca grunge, ciò che sta per arrivare sugli scaffali dei negozi di dischi delizierà ulteriormente proprio tutti gli appassionati delle sonorità più drastiche della scena statunitense di inizio ’90. I signori Melvins, infatti, storica band (anch’essa) catalizzata e prodotta, agli esordi, anche da un certo Kurt Cobain (si riascoltino i lucidi deliri di Houdini, tanto per assaggiare), fanno il loro ritorno sulle scene (non che fossero mai spariti prima) grazie al nuovo Everybody loves sausages, prodotto dalla Ipecac di Mike Patton (ex vocalist dei Faith No More ormai amico di famiglia soprattutto per quanto riguarda una delle sue sterminate collaborazioni, una delle quali, quella degli allucinanti e allucinati Fantomas vede, alla chitarra, proprio il leader dei Melvins “King” Buzz Osborne). L’album (il ventesimo della carriera del trio di Aberdeen), però, appare in veste di novità in ambito esclusivamente stilistico in quanto costituito interamente da cover. Tra i meandri delle tredici tracce in scaletta, infatti, è possibile ritrovare veri e propri esempi di chirurgia sonora come quelli applicati a brani quali Best friend dei Queen, Station to station di David Bowie o Attitude dei Kinks, tanto per fare qualche esempio. Insomma, nella sostanza, buon divertimento.

Melvins Everybody loves sausages (edgecastcdn.net)

La copertina del disco di cover dei Melvins "Everybody loves sausages" (edgecastcdn.net)

Proseguendo il nostro excursus settimanale, poi, ritroviamo con sorpresa un’altra grande band, anche se famosa in termini planetari per un disco in particolare, ovvero l’acclamatissimo Screamadelica datato 1991. È già nei negozi, dunque, il nuovo lavoro in studio degli scozzesi Primal Scream intitolato More light. Dopo un silenzio di circa cinque anni (e a tre turnate solari dal reprise proprio di Screamadelica con annesso tour mondiale), dunque, la band di Bobby Gillespie e soci ha dato alle stampe un album denso di collaborazioni (tra le quali figura anche il nome di Robert Plant, storica voce dei Led Zeppelin) in favore di un sound, per l’appunto, ancora più “luminoso” rispetto al passato, impregnato di echi melodici, se vogliamo, beatlesiani con fraseggi semi-blueseggianti alla Rolling Stones passando per un certo garage psichedelico che va dalle raccolte Nuggets a qualche graffio di provenienza Stooges. In definitiva, anche qui, buon divertimento.

Per concludere, almeno per il momento, non possiamo esimerci dal segnalare l’arrivo in Italia del nuovo album dei Kinski, ormai consolidata band, anch’essa di Seattle anche se non proprio archiviabile sotto l’etichetta grunge se non soltanto per alcuni echi interni ad uno stile comunque molto personale. Sono passati ben sei anni di distanza dall’ultima bella esperienza discografica di Down below it’s chaos quando ecco che il nuovo Cosy moments (sesto lp) avanza maggiori pretese (nella sostanza ben riuscite, come altre volte in passato) in ambito psichedelico senza, però, mai disdegnare radici hard rock / stoner se non addirittura punk / post punk nel segno di una onnipresente e saggia commistione di generi in favore di una ricerca sempre ai limiti dell’unico e (più o meno) irripetibile.

Buon ascolto.

(Foto: edgecastcdn.net / metalsucks.net)

Stefano Gallone

@SteGallone

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