Questa settimana nei negozi di dischi: il ritorno di David Bowie e Blur

David BowieEbbene sì, avete letto bene: come avevamo, tra l’altro, già accennato in una precedente news, il “duca bianco” David Bowie è tornato. Proprio nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, infatti, diretto interessato, staff e discografici spezzano in quattro il decennale silenzio che regnava in casa Jones dal 2003, periodo in cui il buon Bowie fu costretto ad uno stop forzato a causa delle complicazioni derivanti da un infarto che, di fatto, lo ha segregato in casa per favorire le cure del caso in seguito a un intervento di angioplastica che, stando almeno alle news del periodo, rischiava di comprometterne seriamente le capacità di autonomia fisica.

E dunque, mentre in molti lo davano praticamente per ritirato (sarebbe stata comunque una scelta giustificabilissima se non pregiata, considerata la mole di perle che il buon uomo ha regalato all’intera storia del rock), David Bowie tornerà nei negozi di dischi nel mese di marzo con il suo nuovo album in studio dal titolo The next day (in arrivo l’8 in Australia, l’11 in Europa e nel restante pianeta e il 12 negli Stati Uniti), il cui primo singolo radiofonico, Where are we now, è già in circolazione soprattutto sulla rete (iTunes e Youtube). A quanto pare, stando anche allo stile di composizione ed esecuzione del brano stesso, si tratterà di un disco molto intimista ed introspettivo come, d’altro canto, già fu l’intenso e avvolgente Heathen (2002). Successivamente a tale importante uscita, in più, sarà possibile approfondire la caratura dell’artista in questione grazie alla splendida mostra David Bowie is, allestita sulla base degli archivi personali dello stesso Bowie e in apertura entro il 23 marzo con sede a Londra, precisamente presso il Victoria and Albert Museum: si tratterà, nella sostanza, di una retrospettiva sulla vita e, soprattutto, sulla carriera di una delle più importanti figure dell’intera storia del rock dalle sue origini a questa parte.

Cambiando stile ma non territorio d’origine, restiamo in Inghilterra per segnalare un altro importante ritorno sulle scene, inizialmente in sede live, ora confermato anche sugli scaffali dei negozi di dischi. Si tratta nientemeno che dei signori Blur, artefici dell’uscita del doppio album dal vivo intitolato Parklive, giocoso richiamo al maggiormente famoso disco in studio Parklife del 1994 nonché azzeccata veste iconica stando al luogo in cui le registrazioni in presa diretta sono state effettuate, ovvero l’Hyde Park di Londra in data 12 agosto 2012. Diverse (come ormai di consueto per davvero qualsiasi produzione di qualsivoglia artista) le versioni disponibili in negozio: si parte dal semplice doppio cd che, però, include anche un bonus disc comprendente ulteriori versioni live inedite, ma si potrà usufruire, in parallelo, anche della versione in cofanetto comprendente ben 4 cd (incluso il disco The Blur live at the 100th club) e un dvd delle performance immortalate con, in aggiunta, un bel libro fotografico di circa una sessantina di pagine.

Cambiando, stavolta, genere, stile e luogo geografico, ci trasferiamo negli Usa dove, con gran piacere, ritroviamo un altro gruppo storico non di minore importanza, vale a dire alcuni tra i più importanti paladini del moderno punk quali i losangelini Bad Religion. La band di Greg Graffin e soci, infatti, ha rilasciato da poco il nuovo album True north e si appresta a viaggiare il mondo intero (facendo tappa anche in Italia a Milano e Bologna rispettivamente il 18 e 19 giugno 2013) per trasportare un intero tour di supporto e promozione. Stando alle opinioni collettive, il disco sembra continuare a navigare sulla strada civico-socio-politica che da sempre contraddistingue una buona parte delle produzioni della band, non mandandole a dire in alcun modo, insomma, neanche questa volta (basti solo considerare il titolo del singolo attualmente in circolazione: Fuck you). Stando a quanto esprime per sue stesse parole il chitarrista Brett Gurewitz, si tratterà di un album concentrato sul già ben collaudato (da più di trent’anni a questa parte, come si sa) stile di composizione eternamente punk ma sempre intriso di quel necessario formato canzone divenuto ormai marchio di fabbrica e, soprattutto, non privo, sempre e comunque, di quella fondamentale densità concettuale insita nelle tematiche affrontate. Largo, dunque, a brani, sì, melodici ma anche e soprattutto brevi e di potente impatto sia politico che strumentalmente economico.

Bad Religion True northDi ben altra fattura, se non proprio di opposta fazione compositiva, sono, invece, i canadesi Godspeed You! Black Emperor, di ritorno sulle scene internazionali grazie alla ripresa (non reunion) datata 2010 e, quindi, ora presenti nuovamente anche nei negozi di dischi con il nuovo Allelujah! Don’t bend! Ascend!, album differente dai precedenti almeno in termini di lunghezza complessiva, data l’alternanza di soli due brani che sfiorano la ventina di minuti con un ulteriore paio di composizioni sostanzialmente più brevi: ben altro rispetto a dischi di più difficile ricezione come, su tutti, il doppio Lift your skinny fists like antennas to heaven datato 2000. Anche se in quantità minore, dunque, il post rock dilatato ed etereo che contraddistingue la band canadese fin dai suoi primissimi esperimenti torna a farsi largo tra le viscere di una sorta di sinfonia smembrata e distorta nella quale vagano, come in un limbo eterno, suoni e rifrazioni oniriche spesso derivanti (come in questo caso) da improvvisazioni live immagazzinate nei cassetti sonici d’archivio in qualità di materiale riutilizzabile. L’idea basilare, ad ogni modo, è sempre la medesima: fare della musica, la propria musica, qualcosa che trapassi la pelle per raggiungere luoghi sempre più difficili da scuotere in momenti emotivamente bassi e superficiali quali quelli appartenenti all’epoca attuale.

Infine, riapprodiamo in Italia per annunciare, anche qui con piacere (vista soprattutto la giocosa finto-seriosa simpatia dei membri che ne fanno parte), un altro gradito ritorno quale quello dei paladini dell’heavy metal tricolore, ovvero di Death SS di Steve Sylvester e compagni. The darkest night, infatti, è il titolo del singolo che sta facendo il giro della rete tramite annesso controverso videoclip. L’album intero, stando a quello di cui si è a conoscenza almeno in questo momento, dovrebbe vedere la luce nel mese di marzo e intitolarsi Resurrection. Dopo vari progetti collaterali di alcuni dei membri principali (in primis quelli legati allo stesso Sylvester, quali Sancta Sanctorum e, soprattutto, W.o.g.u.e), dunque, la band pesaro-fiorentina torna nei negozi, al momento, con un Ep riportante lo stesso titolo del brano attualmente diffuso ma consistente in una breve colonna sonora per l’omonimo film horror diretto da John Morris.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

@SteGallone

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