Questa settimana nei negozi di dischi

Mese molto prolifico, questo maggio entrante. E noi, come sempre, cercheremo di svolgere il nostro ruolo nel fare un pizzico di ordine in un marasma di uscite più o meno artisticamente di qualità. Soffermandoci su questa settimana in particolare, come di consueto, estraiamo alcune nuove uscite (quasi tutte) assolutamente di prim’ordine.

Apriamo le danze con il nuovo lavoro solista dell’immortale Robbie Robertson, già cantante e chitarrista capostipite di uno dei gruppi storici più influenti ed importanti in ambito folk/rock psichedelico, ovvero i The Band, inizialmente complesso al servizio di Bob Dylan, poi organico già ben avviato verso ineluttabili successi in proprio. La carriera solitaria di Robertson, dunque, a partire da una decina di anni dopo lo scioglimento del gruppo di appartenenza (1976: che gran documento fu quel disco / film concerto The last waltz, performance d’addio resa celebre dalla regia di Martin Scorsese), conta (oltre svariate colonne sonore hollywoodiane) cinque dischi, di cui quest’ultimo, How to become clairvoyant, non dovrebbe essere un successore di poco conto. Pur avendo cambiato prospettive rispetto al precedente Contact from the underworld of red boy, la verve compositiva dell’artista canadese mira a spaziare in sperimentazioni variegate seppur in un ritorno ad uno stile più rock dell’uso della sei corde. Certo, una simile copertina sembrerebbe non far ben sperare (pare quasi di aver a che fare con una sorta di rapper tardivo) e già diversi critici lo hanno a dir poco stroncato. Ma deve esserci qualcosa in più, in sottofondo, qualcosa che, forse, non può scadere così facilmente tra le righe di spartiti appartenenti ad una delle personalità più influenti e creative della storia del rock. Staremo a vedere.

Cambiamo un attimo prospettiva e accogliamo a braccia aperte il ritorno tra gli scaffali dei Guano Apes con il nuovo lavoro in studio Bel Air. Dopo i clamorosi successi del bel Proud like a God (1997) ed il drastico scioglimento del 2004 per divergenze artistiche, l’alternative metal band tedesca, riformata nel 2009, ha recuperato tutte le energie e la forza di volontà per tornare sul mercato con un prodotto complesso, a tratti ambiguo, per una sorta di miscela tra aperture sorprendentemente pop ed echi passati di chitarre distorte. Tra le varie sorprese, sia in positivo che in negativo, una Sandra Nasic (voce e leader della band) dai tratti ben più femminili rispetto alle aggressive scariche degli anni passati, oltre ad una consolidata capacità, tipica della band, di riuscire a portare in classifica, fin dai primi anni ’90, anche surrogati di genere come il crossover ed il rap/metal.

Ritornando a vecchie glorie mai tramontate, è proprio il caso di segnalare il nuovo lavoro in studio di un artista che di vecchio non ha mai voluto sentir parlare. Ci riferiamo a Robert Fripp, storico leader di una delle primissime band progressive inglesi dei primi ’70, i King Crimson, amico di Steven Wilson dei Porcupine Tree (al quale ha affidato la rimasterizzazione in dolby surround 5.1 di tutti i dischi della band per il suo quarantesimo anniversario) e da tempo solido ed appassionato sperimentatore sonoro anche al fianco di personaggi del calibro di Brian Eno, tanto per citarne uno. Questo nuovo progetto, A scarcity of miracles, in collaborazione con Jakko Jakszyk (chitarre) e Mel Collins (sax e flauto) per il per una sorta di reminescenza passata (non è un caso se il presunto nome dei trio è A king crimson project) tra i cui componenti spiccano anche Tony Levin al basso e Gavin Harrison alla batteria (Porcupine Tree e recenti King Crimson). In poche parole: comprare a scatola chiusa.

Concludiamo questa selezione con un altro tassello illustre che risponde al nome di Mick Harvey, ovvero lo storico chitarrista e polistrumentista di Nick Cave con i Bad Seeds, nonché dei feroci e tellurici Birthday Party. Questo suo nuovo estratto solista, dal lugubre titolo Sketches from the book of the dead, risponde alle esigenze creative del diretto interessato rivolte verso orizzonti blues coltivati in terreni malati, a sostegno di uno stile di rivisitazione storica che ha fatto così tanta scuola da influenzare altri eccellenti maestri di stravolgimento sonoro delle origini, tra i quali, soprattutto, signori come Mark Lanegan. E scusate se è poco.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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