Questa settimana nei negozi di dischi

Era nell’aria già da qualche mese ed ora, finalmente, è realtà. Non si arresta per nessun motivo l’esigenza imperterrita di arricchimento monetario da parte sia di case discografiche che di diretti interessati in quanto autori. Mastri indiscussi ed indiscutibili, si, di genere, ma anche di portafogli, i Pink Floyd continuano a dare sfogo ad uscite revival per la gioia delle tasche dei fan più accaniti o collezionisti di vecchia data (eccome se ce ne sono). Dopo le meraviglie d’archivio tirate fuori dal cassetto specialmente per gli storici The dark side of the moon, The wall e Wish you were here, proprio quest’ultimo è soggetto, stavolta, dell’interessantissimo dvd documentario The story of Wish you were here. L’altrettanto storico disco uscito nel 1975 a fare da successore a quello che, ancora oggi, viene definito come il capolavoro della mitica band britannica, nonché uno dei capolavori dell’intera storia non solo del rock ma della musica in generale, non fu da meno riguardo le aspettative sia dei membri della band che dei relativi fan, i quali accolsero benissimo le ritrovate dilatazioni psichedeliche (indelebili le due parti della geniale Shine on you crazy diamond) miste ad un senso melodico mai definitivamente disperso nonostante gli esorbitanti inizi di carriera (l’omonima Wish you were here è ancora uno dei brani più belli mai scritti). Il documentario, dunque, si pone l’obiettivo di descrivere molto più dettagliatamente di quanto fatto nelle varie edizioni “experience” e “immersion” attraverso ricostruzioni estrapolate da filmati di repertorio e, soprattutto, da interviste a Roger Waters (storico membro fondatore ed eccentrico compositore principale), David Gilmour, Nick Mason e il compianto Richard Wright. Interessanti sono anche, però, le informazioni derivanti dai racconti di Storm Thorgerson, autore della eccezionale copertina, così come le considerazioni da parte Brian Humphries, fondamentale ingegnere del suono che, in questa sede, non esita a rientrare negli studi di Abbey Road per rivisitare i momenti salienti di ogni singolo brano del disco. Importante, poi, è anche il sostanziale approfondimento, da parte dei membri stessi della band, riguardo le tematiche affrontate: assenza di interazione umana, dinamiche alienanti da show business e le nevrosi umane a cui tutto ciò rende soggetti (in particolare la follia che colpì il comunque spiccato estro di un certo Syd Barrett, cui la stessa Shine on you crazy diamond era dedicata), tutte espressioni che avrebbero trovato sfogo estremo in quell’altro grande capolavoro che sarebbe stato The wall nel 1979.

Sempre in tema di mostri sacri, anche se in ambito nettamente differente, ovvero quello tendente al jazz e alla fusion, torna dugli scaffali dei negozi di dischi (come, tra l’altro, diverse volte nell’arco di ogni singola annata) quel genio della sei corde che risponde al nome di Pat Metheny con il suo nuovo Unity band, album importante per il lieto ed inarrestabile proseguimento della già brillantissima carriera del chitarrista statunitense, qui giunta ad un bivio in cui la strada intrapresa sembra essere quella di un recupero del concetto di band come fondamentale insieme di creazione sonora. Questo nuovo ensemble, dunque, denominato proprio Unity band, vede, oltre allo stesso chitarrista, anche la presenza di Chris Potter al sax tenore e clarinetto basso, Antonio Sanchez (già collaboratore di vecchia data) alle percussioni e Ben Williams al contrabbasso. Le nove composizioni inedite che formano il disco saranno poi oggetto basilare per le scalette che verranno portate in tour per il mondo a partire dal mese di luglio (in Italia a Padova, Perugia, San Marino jazz Festival, Roma), oltre a rendersi artefici di un rinnovato concetto di composizione e, soprattutto, di arrangiamento alquanto distaccato (come già consuetudine di ogni progetto dello stesso Metheny) dalle concezioni strumentali tradizionali.

Magari meno mostro sacro ma, di certo, non inferiore in termini di estro e genialità, è comunque Joe Jackson, anche lui di ritorno sugli scaffali dei negozi con il suo nuovo lavoro in studio dal titolo The duke, nomenclatura che già, da sola, esprime il concetto stesso dell’album, ovvero un sentito tributo ad un altro mostro sacro (in particolare del jazz) quale Duke Ellington. Dopo aver sconfinato varie volte, nell’arco della sua intera carriera, oltre i limiti di pop, jazz e anche musica classica e contemporanea, questa sede è l’occasione per riscoprire l’importanza di uno dei maggiori esponenti del genere attraverso rivisitazioni anche strumentali di brani storici come, ad esempio, Mood indigo o Take a train anche grazie al supporto strumentale fornito da ospiti d’eccezione come, su tutti, un certo Steve Vai o l’intramontabile Iggy Pop. Una miscela di esperienze e personalità, dunque, degna delle migliori considerazioni in termini di appassionante curiosità.

Infine, approdiamo in territorio italiano per un altra importante uscita, ovvero quella a nome di Vinicio Capossela, che torna nei negozi a breve distanza dal precedente lavoro in studio (il doppio Marinai, profeti e balene) con il nuovo Rebetiko Gymnastas, altro notevole segnale di forte creatività (in questo caso relativa alla spiccante genialità di arrangiamento) del suo diretto autore in quanto miscela di rivisitazione e composizione inedita relativa al proprio personale repertorio interamente svolta in chiave, appunto, rebetika (stile tipico di composizione musicale greca). Largo, dunque, alla più potente impressione di trovarsi in una qualche taverna alcolica greca offuscata da fumo e voci malandate ma malinconicamente unite nel comune senso di appartenenza terrena per meglio comprendere il senso stesso sia dell’album che della via che la carriera stessa del proprio autore ha definitivamente intrapreso già da diversi anni spingendosi ben oltre le personali radici folkloristiche.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews