Questa settimana nei negozi di dischi

Dall’Islanda con furore. Non smette, infatti, di stupire, tra un esperimento sonoro e l’altro (ma non solo) la leggendaria Bjork, in uscita, proprio in questi giorni con un importante dvd, ovvero Later with Jools Holland 1995 – 2011. Trattasi, come si evince dal titolo stesso, della registrazione delle varie (e tante) performance che la cantante islandese ha tenuto, nel corso di ben sedici anni (in realtà sarebbero anche di più) di carriera presso il celebre show televisivo, appunto, di Jools Holland. Oltre a vere e proprie perle ormai anche abbastanza storiche, dunque, la pubblicazione di tali reperti video ha come scopo anche quello di divulgare ben sei inediti composti e suonati proprio in occasione delle ultime due apparizioni al programma. Nel frattempo, però, male non farebbe sottolineare anche altre importanti uscite sempre di casa Bjork, come, ad esempio, gli imperterriti e continui remix relativi all’ultimo disco in studio, Biophilia (per i quali hanno messo mano alla console veri e propri geni dell’elettronica come, tra gli altri, Alva Noto, King Cannibal, Matthew Herbert o Death Grips), in arrivo nei negozi in formato cd (standard e deluxe), vinile 12 pollici e digital download.

Cambiando completamente genere, invece, i Calexico faranno ritorno tra gli scaffali dei negozi nel mese di settembre dopo quattro anni dall’ultimo lavoro in studio (Carried to dust) per proporre questo nuovo Algiers, lavoro grazie al quale il sestetto alternative country di Tucson (Arizona), mandando in questi giorni in giro per le radio il prescelto singolo Para, dimostra di non aver mai lasciato effettivamente ossidare la propria personalissima vena compositiva perennemente in bilico tra rock alternativo, folk e country e, pertanto, egregiamente a favore di un sempre rinnovabile estro creativo da pura contaminazione di generi.

In contemporanea, però, è anche tempo di rispolverare veri e propri geni del passato per meglio fruirne in chiave di apprezzamento circa le mai disperse qualità creative. Gli storici Can (allievi anche di un certo Karlheinz Stockhausen), infatti, dall’alto del loro essere stati (dal 1968 al 1979) veri e propri maestri di rock strettamente legato alle avanguardie sperimentali anche più estreme provenienti dal loro paese d’origine (la Germania del “Krautrock”, in sostanza), tornano ad insediarsi nella memoria collettiva grazie all’uscita di un triplo cd, The lost tapes, che, come preannuncia, anche qui, il titolo stesso, si assume il difficile impegno di racchiudere in sé una elevatissima mole di materiale inedito di studio (interessanti soprattutto alcuno “scarti” dalle session di quello che fu uno dei capolavori dell’intera storia del rock, Tago mago del 1971), brani estrapolati dal vivo e registrazioni in favore di colonne sonore. Il tutto in un packaging degno delle migliori genialate, ovvero un cofanetto a forma di scatola per nastri analogici con un gran bel booklet di 28 pagine.

A proposito di storici maestri il cui tributo nella storia del rock è ormai, più che altro, un obbligo dovuto, sono tornati a produrre dischi di ottima fattura anche i mitici Deus. Il nuovo lavoro in studio della band belga, Following sea, dunque, prosegue sulla scia dei lavori più recenti, ovvero una saggia e notevole miscellanea di rock, spunti punk e, soprattutto, incursioni melodiche al limite della perfezione (senza, però, mai dimenticare certi esperimenti provenienti da quello che fu un vero e proprio capolavoro, ovvero l’album d’esordio Worst case scenario del 1994), stavolta frutto di una maggiore propensione alla frenetica voglia di pubblicare le proprie idee su disco in linea meno consona con le longeve stasi precedenti (l’ultimo album in studio prima di quest’ultimo era, infatti, Keep you close del 2011). A detta di Tom Barman, frontman della band, infatti, una simile scelta (per la gioia dei fan più accaniti o di vecchia data) è dovuta alla necessità di «cambiare il nostro solito modo di lavorare, di fare meno i preziosi, finendo i brani velocemente per renderli disponibili al pubblico. È il fottuto 2012, l’idea di aspettare mesi prima di pubblicare qualcosa è così fuori moda». Più chiaro di così…ma sarà stata la scelta giusta?

E per finire (a proposito di scelte giuste o meno), qual buon vento ci porta il ritorno (l’ennesimo, in verità) degli Smashing Pumpkins di un Billy Corgan che proprio non riesce a deporre gli strumenti nemmeno sotto minaccia. L’unico membro fondatore reduce da un passato estremamente glorioso (in seguito all’abbandono dell’altro veterano dimissionario, il batterista Jimmy Chamberlain), dunque, dona alle stampe, con una formazione completamente rinnovata, questo nuovo Oceania a circa cinque anni di distanza dal precedente (e già simbolo di reunion) Zeitgeist. In questo nuovo frangente, dunque, Corgan e nuovi soci continuano, si, a proporre seri dubbi sull’effettiva fattibilità del progetto principale a più di venti anni dalla sua nascita, specie se con mani nettamente differenti da quelle originariamente procreatrici (non si scordino gli innovativi suoni di un certo James Iha alle chitarre), ma non demordono nel tentativo di gettare comunque (non si sa fino a che punto) nuove basi per un futuro tutto da definire.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

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