Questa settimana nei negozi di dischi

Spesso si è chiamati a far fronte all’arrivo nei negozi di prodotti che giudicare discutibili potrebbe, forse, scatenare dissidi (se non proprio ire) di fan accaniti e discepoli di originaria stirpe.

Potrebbe essere (anzi è) anche il caso di una band di importanza planetaria come i Dream Theater ora di nuovo sugli scaffali con il fresco arrivato A dramatic turn of events, undicesimo album in studio per John Petrucci e soci nonché primo lavoro discografico con l’ausilio della new entry Mike Mangini alla batteria in sostituzione dell’espatriato Mike Portnoy, membro storico poiché co-fondatore del quintetto statunitense. Paladini e quasi inventori, più di vent’anni or sono, del genere prog-metal, gli autori di capolavori assoluti come Images and words, Awake o Metropolis part 2: scenes from a memory arrivano a questo ennesimo approccio discografico, da una parte, con un pur minimamente rinnovato concetto di sound (si vedano le incursioni elettroniche di un pur sempre stratosferico Jordan Rudess) ma, dall’altra, intriso ancora una volta (l’ennesima) di medesime strutture scalari che, francamente, hanno un tantino sfiancato l’udito dell’ascoltatore più attento (che belli furono, però, quegli esperimenti melodici contenuti in Falling into infinity, osannato da una fetta di critica, stroncato dai fan patiti di masturbazione a sei corde). Ad ogni modo, almeno ad una primissima impressione, il disco si presenta denso, come sempre, di talenti indiscutibili (anche in Mangini è possibile fare affidamento per ritmiche che, in sostanza, non fanno rimpiangere il proprio illustre predecessore), malgrado una impostazione vocale (James LaBrie) eternamente monocorde e probabilmente con poco altro da dire in termini di funzione armonica (un esempio ch epotrebbe fare scuola, invece, lo abbiamo anche in Italia: Michele Luppi, ex Vision Divine). Ai posteri l’ardua sentenza. Per i più appassionati, l’album è anche disponibile in formato “deluxe” in edizione limitata contenente, oltre all’album, la versione strumentale dello stesso, il dvd del documentario (già apparso in rete a scaglioni quasi in stile reality show) The spirit carries on (documento delle selezioni per il nuovo batterista), l’album in versione doppio vinile, una cover speciale per piatto di giradischi e una litografia della copertina dell’album. I Dream Theater saranno in Italia nel 2012 per tre tappe del relativo tour: 20 febbraio (Pordenone), 21 febbraio (Milano) e 22 febbraio (Perugia).

Cambiando radicalmente sponda, è da segnalare una nuova uscita discografica di firma Steve Cropper. Dedicated è il titolo del nuovo lavoro del chitarrista statunitense, autore di canzoni storiche come (Sittin’ on) The dock of the bay e Respect, scritte a quattro mani col genio di Otis Redding, nonché ricordato anche per la partecipazione al film The blues brothers come componente della band di Dan Aykroyd e John Belushi. Il disco è una vera e propria (non a caso) dedica al suo eroe personale, ovvero il “Lowman” Pete Pauling fondatore e compositore dei 5 Royales, storica e seminale rhythm & blues band della North Carolina. Quale miglior occasione, dunque, per riscrivere vere e proprie pagine di storia con, al fianco, altri maestri indiscussi come Steve Winwood, B.B. King, Lucinda Williams o Steve Ferrone. Si tratta, in sostanza, di una reminescenza storica rivista con occhio attuale allo scopo di renderla ancora più immortale per le future generazioni.

Arriva, infine, un nuovo album anche per i Deus di Tom Barman e affiliati. Keep you close, sesto capitolo della discografia della alternative rock band belga, giunge a distanza di tre anni dal precedente Vintage point e chiarisce subito il discorso relativo alla oggettiva maturità, da tempo raggiunta, dell’agglomerato di Anversa. Nell’arco di nove brani ispirati e ben strutturati, aleggia lo spettro dark di Nick Cave in associazione con riflessioni sonore alla Afghan Wings, dai quali, non a caso, si stacca la costola Greg Dulli per un notevole featuring ai cori. Degni di nota anche gli spunti gotici e le aperture votate ad un maggior romanticismo d’insieme, elementi comunque tipici della band fin dagli esordi risalenti al bellissimo Worst case scenario.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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