Questa settimana nei negozi di dischi

In barba ai più scettici e renitenti signoroni pseudo-onniscienti delle scrivanie sempre calde per deretani ormai flaccidi in termini di capacità cognitive e/o di comprensione produttiva, arriva come un fulmine a ciel sereno la conferma della persistente resurrezione di veri e propri maestri come Seymour Stein e Richard Gottehrer. Chi saranno mai? Domanda più che lecita, visto che poco può rinascere alla memoria se non sotto l’enunciazione dell’ex marchio Sire Records, di cui i due soggetti sopra citati furono gli artefici. Esatto, proprio la storica casa discografica di band da paura come (tra gli altri mille) Ramones, Talking Heads e Dead Boys, ma anche dimora per punte di sperimentazione più estrema come il magnifico e seminale My life in the bush of ghosts a firma Brian Eno / David Byrne o, ancora oltre, nomi come i Ministry, non proprio inventori ma veri e propri messaggeri della miscela hard rock/elettronica raggruppata sotto la nomenclatura “industrial”. Orbene, il duo Stein/Gottehrer riemerge dagli ottusi abissi del qualunquismo discografico per rigenerare il redivivo marchio Blue Horizon, in vero e proprio letargo da più di quarant’anni e ora rinnovato sotto il segno della decenza espressiva, il cui simbolo di conferma sembra proprio essere l’omonimo lavoro d’esordio di una band da infarto che risponde al nome di Scoundrels. Rock e blues sono le parole d’ordine, nel senso più puro dei rispettivi termini, e Steve Albini alla produzione è l’assoluto simbolo di garanzia qualitativa per 12 pezzi di pura passione ed energia vitale, un alternarsi di pulsioni “seventies” con venature attuali in eterno rodaggio da cantina ammuffita e sudore grondante. Se avete a disposizione 15 euro (perché tanto costa) che non siano per un mezzo servizio in via Salaria, un paio di mutande fluorescenti o una serie di birre scadenti per una altrettanto scadente compagnia, entrate in un negozio di dischi (perché ce ne sono ancora), scannate chi non lo espone sugli scaffali e acquistatene una copia.

Tornando ad una normalità di gran lunga più monotona ma comunque annunciabile per via della popolarità che si lega al nome che stiamo per fare, è approdato nei negozi un nuovo DVD dal vivo degli Europe, ovvero Live at Shepherd’s Bush, London, registrato, come annuncia stesso il titolo didascalico, in quel di Londra lo scorso 19 febbraio 2011 e qui immortalato in doppia versione: sia, appunto, in dvd che in Blu-ray disc. Quest’ultima versione, a differenza della prima, include anche un consistente backstage e un’intervista completa oltre a varie photogallery, spezzoni live di altri due concerti e due videoclip. Un bel gioiellino per i fan di vecchia data, magari anche presenti all’evento documentato. Un po’ meno importante per i comuni mortali, ai quali è consigliabile, magari, un primo approccio con dischi ben più importanti come Wings of tomorrow o, meglio, The final countdown.

Rientrando in territorio nostrano, riscontriamo con piacere una notevole uscita discografica solista dell’attuale bassista degli Afterhours Roberto Dell’Era (qui a nome Dellera), ovvero Colonna sonora originale, in arrivo ad ottobre ma dal quale è già stato estratto un singolo più o meno radiofonico e promozionale dal titolo Il motivo di Sima. Sia il brano che l’album, in perfetta linea con la personalità stessa del suo autore, si lanciano come una fattispecie di camaleonte versatile dalle evidenti venature anglosassoni (di cui Dell’Era è comunque stracolmo vista la sua passata esperienza) sia in termini compositivi che in ambito produttivo per tramite di registrazioni analogiche con tanto di bobine e presa diretta. Si resta in positiva attesa, insomma.

Per concludere momentaneamente, infine, segnaliamo una importante e talentuosa produzione a nome di Marcus Miller, uno dei veri e propri padri del funk oltre che bassista di primissimo ordine in tale ambito (probabilmente secondo solo a Jaco Pastorius in termini di innovazione dello strumento), qui impegnato a riproporre, in chiave personale, uno degli ultimi e più seminali album in studio del divino genio Miles Davis, ovvero quel Tutu (qui revisited) al quale Miller stesso collaborò in sede di registrazione. Il leitmotiv del progetto milleriano altro non é che una sorta di vera e propria continuazione degli studi stilistici che hanno caratterizzato l’intera carriera e la personalità stessa di Davis (iuno dei maggiori innovatore in assoluto, non solo in ambito jazz), scoperte sonore e sperimentazioni sempre e comunque votate ad una ipotesi di evoluzione futura delle loro stesse basi portanti. Il lavoro di Miller, allora, si presenta come una specie di conferma della validità delle teorie davisiane per (ri)proporre un impianto sonoro appositamente (ri)creato e divulgato allo scopo di essere rivisitato ed attualizzato, qui, in un ampio box contenente un doppio cd (registrato dal vivo) e un dvd con le immagini più rappresentative delle registrazioni che lo compongono.

Buon ascolto.

Stefano Gallone

 

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