Questa settimana al cinema: World War Z e la moda degli zombie

World War Z (nuvoleparlanti.blogosfere.it)

La locandina dle film "World War Z" (nuvoleparlanti.blogosfere.it)

Prestando diligentemente fede, come sempre, alle mode del momento, dopo sorvola menti adolescenziali a metri e metri sopra il cielo e vampiri latin lover, arrivano i simpaticissimi zombie a suggellare l’ennesimo sodalizio commerciale tra pubblico neuronicamente quasi nullatenente e botteghino dalla bava sempre più colante. Dopo l’exploit fornito anche alle emittenti televisive statunitensi di più grossa cilindrata specialistica, ora anche il grande schermo vede consolidarsi definitivamente l’accalcarsi delle folle per questo tanto atteso World War Z (regia di Marc Forster, con Brad Pitt, Mireille Enos, James Badge Dale, Daniella Kerstesz). Gary Lane, padre di famiglia, è in auto con i suoi cari quando, nel bel mezzo del traffico di Philadelphia, improvvisamente e inspiegabilmente scoppia il caos puro. Cosa sta succedendo? Interi gruppi di persone affette da un male oscuro e terribile si avventano su chiunque trovino dinanzi a loro, provocando un immediato quanto letale contagio. Lane, che è anche un ex impiegato (ma tu guarda un po’) delle Nazioni Unite ritiratosi a vita privata, accetta di tornare in servizio pur di salvaguardare almeno la propria famiglia servendosi di una nave del governo prima di partire per mettersi alla ricerca del luogo del primo contagio nella speranza di isolare il virus con l’aiuto di un bravo immunologo capace di farne un vaccino. Fate voi, se proprio non resistete alla tentazione spettacolare.

Quello che invece il sottoscritto vi consiglia molto vivamente, invece, è (finalmente!) l’approdo nelle sale italiane di La quinta stagione (La cinquième saison) di Peter Brosens e Jessica Woodworth (con Aurélia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck), splendida pellicola di stampo sperimentale apparsa al Festival di Venezia nel 2012 e solo ora distribuita in territorio nazionale dopo essersi (si spera) accorti del suo valore emotivo potenziale. Il tema principale corrisponde alla grande metafora di apocalisse umana, espressa vagamente sulla scia dell’ultimo capolavoro concettuale del maestro ungherese Béla Tarr Il cavallo di Torino (a proposito, dategli uno sguardo se volete). Siamo nelle Ardenne: una misteriosa calamità colpisce un piccolo paesino imponendo l’onnipresenza di un inverno che non ne vuole sapere di fare il suo tempo e andare via. Ben presto, si scopre che, chissà per quale motivo, l’intero ciclo della natura terrestre è completamente sconvolto. Almeno due bambini, Alice e Thomas, trovano conforto sotto l’ala protettiva di un apicoltore, Pol, abituato ad uno stile di vita da viandante in compagnia del figlioletto disabile. Mentre tutto intorno la vita va spegnendosi, i bambini e Pot con il figlio sono gli unici a conservare un senso per la vita che li spinge a non fermarsi mai nel loro lottare quotidiano. Ma tutta la comunità nutre diffidenza nei confronti di Pol, tanto da additarlo come una sorta di stregone della malasorte fino a ritenerlo responsabile, addirittura, della calamità naturale in atto. Le graduali conseguenze di tutto il complesso drammatico, dunque, saranno quantomeno assurde e tragiche.

La quinta stagione (movieplayer.it)

La locandina del film "La quinta stagione" (movieplayer.it)

Amore carne (con la Iréne Jacob del Film Rosso di Kieslowski, passata anche per le mani del buon Paolo Franchi per l’ottimo Nessuna qualità agli eroi; l’arcinota Tilda Swinton, Marie Agnés Gillot, Sophie Calle) è, invece, il film che l’ottimo Pippo Del Bono, dopo la notevole esperienza attoriale al servizio di Peter Greenaway per Goltzius and the pelican company, è riuscito a mettere in piedi con il solo utilizzo di un telefono cellulare, mezzo che lo stesso Del Bono mette in discussione vedendo in esso, molto probabilmente, l’essenzialità futura necessaria al raggiungimento di una vasta serie di scopi artistici. Velato di una costante e avvolgente intimità, il film scorre lungo interi incontri con attori e compositori così come con persone comuni o familiari, allo scopo di compiere un vero e proprio viaggio emotivo in sentimenti come il terrore (con gli occhi del terremoto aquilano) o colpe passate e quasi mai espiate pur di ritrovare una sempre più consistente mancanza di ricerca riguardante la propria stessa esistenza.

Tra le altre proposte degne di considerazione (soprattutto nostrane), infine, probabilmente una delle più interessanti risponde al titolo di Salvo (regia di Fabio Grassadonia e Andrea Piazza, con Luigi Lo Cascio, Giuditta Perriera, Saleh Bakri, Mario Pupella), nome proprio di uno scagnozzo della mafia palermitana, il cui boss è il suo datore di lavoro come autista, guardia del corpo e risolutore finale. Durante una delle consuete “pulizie”, Salvo si ritrova ad imbattersi, in casa della futura vittima di cui sta aspettando il rientro, nella sorella del suo obiettivo, una non vedente che non avrà il coraggio di uccidere. Decide, quindi, di rapirla e nasconderla sostenendo di averla fatta fuori ma, si sa, nel mondo della malavita, morte e sopravvivenza sono all’ordine del giorno e, molto spesso, devono fare i conti con positività sentimentali molto contrastanti.

Buona visione.

(Foto: nuvoleparlanti.blogosfere.it / movieplayer.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

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