Questa settimana al cinema: L’educazione siberiana di Salvatores

Educazione Siberiana (ilsalvagente.it)

Locandina di "Educazione Siberiana", il nuovo film di Gabriele Salvatores (ilsalvagente.it)

Dopo aver adattato per il grande schermo due romanzi di Niccolò Ammaniti (Io non ho paura e Come Dio comanda), un bel noir di Grazia Verasani (Quo vadis, baby?) e una pièce teatrale di Alessandro Genovesi (Happy family) sottoforma di tranquilla (anche se cinematograficamente abbastanza sperimentale) commedia, Gabriele Salvatores torna dietro la macchina da presa per tradurre in forma di pellicola un altro testo letterario non di minore importanza (anzi!) quale Educazione siberiana (con John Malkovich, Arnas Fedaravicius, Vilius Tumalavicius, Eleanor Tomlison, Jonas Trukanas), opera prima di Nicolai Lilin (trentatreenne scrittore russo che, però, sceglie di scrivere in lingua italiana in quanto naturalizzato tricolore). La narrazione, come per molti già risaputo, si basa su una sorta di cruda e potente autobiografia dello stesso Lilin in quanto realmente cresciuto e maturato all’interno della comunità criminale di cui espone le vicende. Nel sud della Russia, dunque, tra le mura di una città ormai trasformata, nella sostanza, in un vero e proprio ghetto ospitante criminali di varia specie ed etnia, crescono insieme due bambini di dieci anni, Kolima e Gagarin. I due diventano amici per la pelle ma l’educazione che viene loro somministrata ha dettagli molto particolari: furto, rapina e uso di armi sono, infatti, l’opzione principale. Tutti gli appartenenti al clan, nella sostanza, devono attenersi ad un vero e proprio codice d’onore senza mai avere la benché minima possibilità di tradirlo. I due ragazzi crescono ma il mondo, intorno a loro, subisce rapidissimi cambiamenti. A vent’anni, però, entrambi non hanno, ormai, assolutamente voglia di sottostare a leggi e regole di ogni sorta, malgrado secondo nonno Kuzja, il capo del loro clan originario, sia «folle volere troppo. Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare». Malgrado il film sia già stato abbastanza maltrattato da una buona parte della critica nazionale, vale comunque la pena di testarne l’effettivo potenziale. Stiamo parlando sempre di Salvatores, insomma.

Trasferendoci, invece, oltreoceano, troviamo un’altra pellicola molto interessante per la direzione di Juan Diego Solanas (figlio e assistente di Fernando E. Solanas, regista, tra le altre buone cose, del socio-politico Sur, 1988). Trattasi del romantic sci-fi Upside down (con Kirsten Dunst, Jim Sturges, Timothy Spall, Nicholas Rose), visionario (e, in questo, molto metaforico) campo di incontro/scontro tra due pianeti dell’universo in tutto simili alla Terra ma contrapposti in modo tale che l’uno, alzando lo sguardo in alto, vede l’altro capovolto senza, però, avere il permesso generale di poter entrare nel suo campo gravitazionale. Un unico elemento, oltre l’essenza stessa di esseri viventi, li accomuna: una colonna meccanica attraverso la quale il pianeta di sopra sfrutta le risorse del pianeta di sotto. Il giovane Adam, però, abitante del disastrato pianeta di sotto, si innamora, fin da piccolo, della coetanea Eden, conosciuta in un momento in cui lo stesso Adam, contravvenendo ai divieti imposti dalla sua realtà, si reca in un luogo proibito al confine tra i due mondi. Tra loro nasce fin da subito un forte senso di affetto e condivisione che, col tempo, si trasforma in vero amore, sentimento che però, stando alle leggi in vigore tra le due realtà planetarie, metterà in gioco le leggi dell’intero universo. Per inciso, sia il tema che l’idea delle città sovrapposte o capovolte non sono nuovissimi: l’arte musicale e letteraria italiana, negli anni ’70, ne ha già introdotto le sembianze attraverso un disco (Felona e Sorona delle Orme, 1973) e un monumentale libro (Le città invisibili di Italo Calvino, 1972).

Tutti contro tutti (movieplayer.it)

Locandina di "Tutti contro tutti", esordio alla regia di Rolando Ravello (movieplayer.it)

E soffermiamoci proprio in Italia, dunque, per segnalare la prima esperienza alla regia dell’attore Rolando Ravello (già noto soprattutto per la sua partecipazione da protagonista, tra le altre, alla fiction televisiva di Rai Tre La nuova squadra). Tutti contro tutti (con, oltre lo stesso Ravello, Marco Giallini, Kasia Smutniak, Raffaele Iorio, Stefano Altieri), allora, si presenta come una sorta di commedia sociale (il tema, purtroppo, è comune a molte realtà odierne) nella quale Agostino, orgoglioso padre di Andrea, dopo aver organizzato le celebrazioni per la comunione del figlio serenamente immerso nell’affetto di tutta la sua famiglia, tornando dalla chiesa scopre che il suo appartamento è stato occupato e la serratura cambiata. Tutta la famiglia, dunque, prova a reagire cercando di trattare con gli occupanti ma, dal momento che le buone maniere sembrano proprio non voler funzionare, Agostino e parenti rispondono con la rispettiva occupazione del pianerottolo di casa. Parte, dunque, una vera e propria lotta che coinvolgerà l’intero condominio multietnico.

Infine, gli amanti del genere horror seriale saranno lieti di testare l’ennesimo capitolo targato Non aprite quella porta stavolta propinato ai comuni mortali (non poteva essere altrimenti) in versione 3D (regia di John Luessenhopp, con Alexandra Daddario, Tanya Raymonde, Bill Moseley e Scott Eastwood, figlio del celeberrimo Clint). Siamo nel 1974, precisamente a Newt, Texas. Un gruppo di ragazzi viene massacrato dai componenti di una famiglia cannibale, dalla quale spicca principalmente Leatherface, bestione armato di motosega, munito di una maschera fatta con pelle umana e completamente assetato di sangue. Dalla carneficina si salva una sola ragazza che racconta tutto allo sceriffo locale il quale, coi suoi uomini, assedia la casa della famiglia. L’arrivo di alcuni paesani della zona, però, fa precipitare la situazione: la casa della famiglia cannibale viene ingoiata dalle fiamme ma una neonata viene tratta in salvo. Si tratta di Heather, adottata da uno dei giustizieri per fare dono alla moglie impossibilitata ad avere figli. Una volta cresciuta, la ragazza apprende dai genitori di non essere loro figlia, bensì la derivazione ultima di un branco di veri e propri mostri. Heather, dunque, vorrà fare ritorno nella cittadina texana per scoprire la natura di un’eredità lasciatale dalla nonna scomparsa da poco.

Buona visione.

(Foto: ilsalvagente.it / movieplayer.it)

Stefano Gallone

@SteGallone

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews