Questa settimana al cinema: il ritorno dei Wachowski con Cloud Atlas

Cloud Atlas WakowskiFelici per l’acclamato e tanto atteso ritorno dei fratelli (o fratello e sorella?) Wachowski per il tanto sospirato e osannato (vedremo) Cloud Atlas, non si può, innanzitutto, non sentirsi tristi per il commiato di una dea che tanto ha dato, assieme ai suoi contemporanei, tanto (anche) al cinema quanto al genere umano: il ricordo di Mariangela Melato, difatti, sorvola ogni becero non-concetto di produzione cinematografica attuale, sorridendo ad una Storia artistica nazionale colma di spunti creativi seminali per intere generazioni successive, ma anche guardando in cagnesco ogni rinuncia intellettuale forzata al suo stesso soccombere sotto le grinfie di una modernità effimera e bugiarda. Ma se «the show must go on», che si riaprano pure le danze seppur non prive di riflessione.

È proprio il cinema italiano (almeno nelle vesti di ciò che di speranzosamente buono riesce a sopravvivere) a farsi avanti a piccoli passi ma, del resto, anche a suon di aspettative sia produttive che narrative. Forte dell’esperienza ricavata dalla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Susanna Nicchiarelli apre alle sale italiane il suo La scoperta dell’alba (con Margherita Buy, la stessa Nicchiarelli, Sergio Rubini, Sara Fabiano) per raccontare la storia di Caterina Astengo, titubante donna in attesa di ottenere i risultati di un concorso e, contemporaneamente, di assicurarsi un alloggio, nella speranza del quale vive condividendo il tetto con un fidanzato stralunato e sperimentatore. Sia lei che la sorella minore, Barbara, aspettano ormai da trent’anni di ottenere notizie del padre, professore universitario scomparso nel nulla e probabilmente rapito dalle Brigate Rosse nella Roma degli anni ’80. Deceduta la madre, le due decidono di vendere la casa al mare, unico simbolo di gioia familiare detentore, però, di un telefono staccato ma capace ancora di emettere un insolito segnale. Incuriosita, Caterina compone, inspiegabilmente, il numero della casa in cui è cresciuta e, all’altro capo di chissà quale telefono, a rispondere è una voce di bambina…

Se la pellicola della Nicchiarelli, per quanto desueta e forse catalizzatrice di probabilmente ingiuste sventure critiche (vista la poco fantasiosa pazienza di certi, troppi, soggetti furtivamente appartenenti al settore), riesce comunque a destare un minimo di curiosità, chi ricomincia (semmai abbia smesso) a far perdere la già poca pazienza spettatoriale è nuovamente Gabriele Muccino per tramite della sua nuova (commissionata) prova cinematografica hollywoodiana Quello che so sull’amore, vera e propria sfilata inconsistente di star strapagate del calibro di Jessica Biel, Gerard Butler, Dennis Quaid, Uma Thurman e Catherine Zeta-Jones al servizio di un regista che, malgrado si sia reso, stavolta, direttore di qualcosa di non personalmente abbozzato, proprio non riesce a fare a meno di fare degli stereotipi più inconsistenti il suo marchio di fabbrica al di qua come al di là delle frontiere tricolori. Giudicate voi stessi, però, come meglio preferite (se preferite), la storia di George Dryer, ex calciatore ormai costretto al ritiro a causa di un brutto infortunio che, di fatto, lo obbliga a dire addio a soldi, donne e trofei. Con alle spalle un matrimonio finito male e con a carico un figlio piccolo, George cerca di ripristinare la sua vita offrendosi come cronista sportivo e recandosi a vivere in una zona limitrofa a quella dove vive, con l’altra sua famiglia, il piccolo Lewis, fino a diventare l’allenatore della squadra di calcio in cui proprio il suo figlioletto gioca. Partita dopo partita, dunque, George cercherà di rientrare a pieno regime nella vita del piccolo Lewis.

La scoperta dell'albaMa veniamo, come già annunciato inizialmente, al vero pezzo forte della settimana, ovvero l’attesissimo ritorno di quei geniali mostri dell’effetto visivo (si ricordi anche il solo Matrix) che rispondono ai nomi di Andy e Lana (ex Larry) Wachowski al fianco, stavolta, di Tom Tykwer (Profumo – Storia di un assassino, Heaven) per l’allucinante e allucinato Cloud Atlas (con Halle Berry, Tom Hanks, Hugo Weaving, Jim Broadbent), agglomerato di ben sei storie unite in un vastissimi paralleli spazio-temporali differenti (sei epoche diverse) eppure compresenti in una sorta di unica dimensione. Metà ‘800: un avvocato spende le sue energie contro la dittatura della schiavitù. Anni ’30: un giovane compositore bisessuale viene incastrato da un famosissimo autore presso il quale lavora. Anni ’70: una giornalista scopre e cerca di svelare un grosso complotto sulla costruzione di un reattore nucleare. Oggi: un anziano editore inglese viene incastrato e incarcerato in una casa di cura da cui cercherà di fuggire. 2144: a Seul, un clone si unisce ai ribelli e scopre di essere solo cibo per altri fabbricati. 2321: la Terra è ridotta alla preistoria da una non definita apocalisse, mentre un uomo entra in contatto con alcuni membri di una civiltà tecnologicamente avanzata e cerca di ribellarsi alla tribù dominante.

Infine, due commedie possono provare a regalarci qualche sorriso grazie a consuetudini storico-produttive l’una e narrative l’altra. La prima riporta ancora una volta (l’ennesima) sullo schermo, in carne e ossa, gli intramontabili personaggi di René Goscinny e Albert Uderzo Asterix e Obelix per l’episodio Asterix e Obelix al servizio di sua maestà (di Laurent Tirard, con Gerard Depardieu, Edouard Baer, Guillaume Gallienne, Vincent Lacoste). Mai soddisfatto delle sue insormontabili conquiste, Giulio Cesare vuole ampliare ulteriormente i confini di Roma tentando di invadere la Britannia. La vittoria è rapida e totale…o quasi: un minuscolo villaggio riesce a difendersi bene ma le sue forze stanno quasi per esaurirsi. Cordelia, regina della Britannia, manda, quindi, in escursione il fedele ufficiale Beltorax per chiedere aiuto al ben noto villaggio gallico in modo da acquisire importanti nozioni “druide” e tattiche. Asterix e Obelix, però, sono alle prese con l’istruzione di Goudurix, scapestrato nipote del capo del villaggio. I Galli, dunque, decidono di consegnare a Beltorax un barile di pozione magica per soddisfare le richieste della regina ma, naturalmente, non tutto andrà per il verso giusto.

La seconda commedia, invece, è A royal weekend (di Roger Mitchell, con Bill Murray, Laura Linney, Samuel West, Elizabeth Marvel), ambientato negli Usa del 1939 e riportante le vicende del presidente Roosevelt e di sua moglie Eleanor alle prese con l’obbligo di ospitare il re e la regina d’Inghilterra per un fine settimana nella tenuta della madre del presidente. Più che di natura vacanziera, il motivo di tale ospitata è ben più serio: gli inglesi stanno per entrare in conflitto contro la Germania di Hitler e hanno seriamente bisogno dell’appoggio statunitense. Tra un picnic e una scorpacciata di hot dog, dunque, prenderà avvio una relazione alquanto particolare tra i due paesi.

Buona visione.

Stefano Gallone

@SteGallone

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