Questa settimana al cinema

Prosegue l’estate italiana così come si porta avanti l’assenza di titoli sostanzialmente rilevanti, fatta eccezione, ovviamente, per rassegne di seconda visione o appuntamenti culturali sotto le stelle (in questo, la capitolina Isola del Cinema non è affatto male). Per quanto ci riguarda, però, il nostro compito rimane confinato, in questa sede, alle segnalazioni inerenti le imminenti uscite in sala, per quanto scarne sia quantitativamente che, talvolta (ahinoi), qualitativamente.

È un buon periodo, dunque, per gli amanti di un certo action movie fantascientifico (anche a tratti scontato se non proprio a rischio “tamarraggine”), così come per i fan del thriller mozzafiato non di marca ma, nel caso, anche dotato di spunti cinefili interessanti. Per quanto riguarda la prima sezione, Lockout (regia di James Mather e Stephen St. Leger) recupera la comunque notevole presenza scenica di soggetti quali Guy Pearce (L.A. Confidential, Memento, The hurt locker) e Peter Stormare (Fargo, Il grande Lebowski, The million dollar hotel, Dancer in the dark) per dare vita ad una avvincente e (forse eccessivamente) spettacolare avventura futurista (chissà, però, quanto futuribile). Negli Stati uniti del 2079, allora, Snow è un ex agente della CIA non più considerato come potenziale destinatario di una buona reputazione generale. La sua attività, però, viene ripresa di forza quando incombe un’importante emergenza: Emily, la figlia del presidente, ha letteralmente preso in ostaggio una prigione situata in orbita “congelando” i detenuti più pericolosi. Uno di loro, però, riesce a prendere in mano la situazione e a svegliare tutti gli altri. L’intervento di Snow, dunque, avrà l’obiettivo di mediare e cercare di arginare con qualunque mezzo lo scontro tra le due forze. Azione e divertimento di sana violenza post-urbana garantito, se è ciò che può attirare la vostra attenzione.

Sulla scia marcatamente thriller (c’è chi lo etichetta già come “thriller d’autore”), invece, si colloca la pellicola spagnola Bed time (regia di Jaume Balaguerò, ormai un maestro del thriller-horror spagnolo; con Luis Tosar, Marta Etura, Petra Martinez), lavoro filmico che pone al centro dell’attenzione un portiere di notte, César, senza fondamentali scopi vitali né capacità di costruirsi un qualsivoglia barlume di felicità. Unico suo interesse è quello di continuare in eterno a provare piacere nel far soffrire le persone che lo circondano. Nel palazzo di Barcellona in cui svolge il suo lavoro notturno, dunque, architetta e mette in atto un vero e proprio gioco psicologicamente massacrante che ha come oggetto principale Clara, una ragazza sorridente e solare il cui atteggiamento positivo nei confronti dell’esistenza terrena lo irrita non poco. Come obiettivo, quindi, l’uomo si impone di cancellarle, una volta per tutte, il sorriso dalla faccia. Ogni sera, allora, penetrerà nell’appartamento della donna per mettere in pratica, tassello dopo tassello, il più spietato dei suoi piani. Potenzialmente interessante.

Alleggerendo un po’ i toni, invece, un aiuto a rivolgere la mente e l’anima verso una maggiore spensieratezza arriva da Travolti dalla cicogna (regia di Rémis Bezancon, con Louise Bourgoin, Pio Marmai, Josiane Balasko), simpatica commedia incentrata su Barbara e Nicholas, giovane coppia di cui lei è studentessa di filosofia e lui un aspirante regista relegato temporaneamente in una videoteca. È proprio nel suo negozio che i due, parlandosi attraverso titoli di pellicole più o meno famose, si conoscono e si innamorano fino a sostenere insieme la gioia di una gravidanza. Ma sia la nascita che i primi mesi di vita della piccola Léa non corrispondono proprio al lieto evento che entrambi si aspettavano. Incomprensioni, frustrazioni latenti e difficoltà di vario stampo, infatti, emergono tutte ad un tratto. Sarà arduo compito dei due, supportati unicamente da un legame comunque inscindibile, affrontare situazioni tragicomiche quotidiane pur di ritrovare uno spiraglio di luce alla fine del momentaneo tunnel.

Infine, rischiando anche di scadere nella mera commediola da gag di quart’ordine, è comunque da segnalare Un anno da leoni (regia di David Frankel), pellicola che, più che altro, forse si distingue più per il cast che per un eventuale conferimento di senso. Il trio stellare Steve MartinJack BlackOwen Wilson (con, in più, una non indifferente Angelica Huston), infatti, è qui al pieno servizio di un terzetto di osservatori di uccelli (???) tra le centinaia che, nel corso del North American Big Year, competono nella speranza di avvistare la maggior parte delle specie di volatili durante il corso dell’anno. Sarà proprio il procedere di tale competizione a fornire loro di ardue prove e consistenti cambiamenti esistenziali. Quali essi siano non è dato sapere se non al prezzo di un biglietto di sala.

Buona visione.

Stefano Gallone

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