Questa settimana al cinema

Settimana molto ricca di appuntamenti in sala, questa in corso. Sia dal nostro territorio di appartenenza che da oltreoceano, infatti, sembra stiano arrivando (ogni tanto non fa poi così male) prodotti di qualità capaci, però, anche di attrarre una notevole fetta di pubblico eterogeneo grazie alla loro potenziale capacità attrattiva.

Caratteristica, questa, che sicuramente appartiene ad uno dei film probabilmente più interessanti del periodo, vale a dire Take shelter (regia di Jeff Nichols, con Michael Shannon, Jessica Chastain, Shea Whigham, Ray McKinnon), del quale abbiamo già ampiamente trattato ma per il quale vi rinnoviamo l’invito a pagare il prezzo di un biglietto di sala. Di impostazione non molto lontana dagli stili narrativi e concettuali di un certo M.Night Shyamalan (anche se, a tratti, forse meglio riuscito in termini di conferimento di senso, laddove lo si vuole davvero recepire), il film parte dal tratteggio della famiglia LaForche e della sua vita sostanzialmente normale, anche se con qualche difficoltà economica dovuta anche alle necessarie cure per una figlioletta sordomuta, per poi concentrare tutta la sua attenzione su un problema di fondo: Curtis, trentacinquenne capofamiglia, comincia ad avere strani e terribili incubi che lo obbligano a vivere nel sonno una vera e propria tempesta apocalittica. Ossessionato dalla minaccia del devastante tornado anche nella vita reale, Curtis viene letteralmente invaso da visioni apocalittiche legate ad una profondissima paura che lo costringerà a sistemare il rifugio sotterraneo antistante la propria abitazione per mettere in salvo, eventualmente, la propria famiglia. Ma da cosa si tratterebbe di fuggire? Da una vera tempesta ciclopica o dall’oscurità che invade il proprio capo famiglia? Vivamente consigliato.

Sempre da oltreoceano, ma stavolta con le movenze tipiche del genere horror, arriva La cosa (regia di Matthijs van Heijningen jr, con Mary Elizabeth Winstead, Joel Edgerton, Jonathan Walker), dichiarato prequel del ben più famoso (e meglio costruito, probabilmente) titolo firmato John Carpenter. La paleontologa Kate Lloyd, dunque, raggiunta una desolata regione per prestare fede alla spedizione della sua vita, si ritrova in associazione con un team scientifico norvegese che trova una nave extraterrestre sepolta nel ghiaccio. Pian piano, il team scopre la presenza, in essa, di un organismo probabilmente morto in uno schianto avvenuto diversi milioni di anni prima. Il problema, però, è che proprio questa entità sarebbe in procinto di risvegliarsi. Un semplice esperimento, infatti, finisce per liberare l’alieno dalla sua prigione refrigerata per cominciare a compiere un vero e proprio sterminio. Compito di Kate e di Carter, il pilota dell’equipaggio, sarà, dunque, quello di evitare che ciò accada. Ma un parassita che riesce ad imitare perfettamente tutto ciò che tocca sarà molto difficile da eliminare in quanto avrà la possibilità di mettere gli umani gli uni contro gli altri.

Di fattura nettamente differente è, invece, Il cammino per Santiago (di Emilio Estevez nelle vesti anche di attore al fianco di nientemeno che Martin Sheen, tra gli altri), pellicola incentrata sul dramma vissuto dal protagonista, Tom Avery, oftalmologo californiano che, dopo aver appreso della morte del figlio in seguito ad una violenta tempesta sui monti Pirenei, si reca in Francia con l’intenzione di farlo cremare. Una volta cremato il figlio, dunque, Tom ripone l’urna con le ceneri nello zaino del ragazzo e si mette in viaggio lungo il Cammino di Santiago per proseguire e portare a termine il viaggio che aveva già intrapreso il figlio. Lungo la via, in definitiva, farà diversi incontri con altri pellegrini, alcuni dei quali diverranno suoi compagni di viaggio riuscendo a strapparlo via dalla solitudine più profonda e tentando di convincerlo a vivere la sua vita fino in fondo.

Approdando in Italia, invece, ci troviamo dinanzi ad almeno due pellicole degne di interesse anche se differenti in genere e narrazione. In primo luogo, la commedia Qualche nuvola (di Saverio Di Biagio, con Giorgio Colangeli, Aylin Prandi, Michele Alhaique, Greta Scarano), opera prima dello stesso autore nonché prodotta in seguito al raggiungimento delle selezioni finali del premio Solinas, è ambientata in una Roma completamente differente da quella che un qualsiasi turista può immaginare. La zona capitolina in cui vive il protagonista Diego, infatti, è completamente sperduta e periferica ma gli appartiene in quanto territorio di nascita e crescita, all’interno del quale lavora umilmente in un cantiere edile e grazie al quale è riuscito a sposarsi con Cinzia, sua fidanzata di una vita intera. Per Cinzia, d’altro canto, l’unico progetto di vita è quello di sposarsi, fare figli, accudire la famiglia e la casa. Ma le cose sono destinate, ovviamente, a subire una scossa nel momento in cui Viola, la nipote del capo di Diego, ha bisogno di restaurare la casa. Sarà proprio Diego, dunque, a scegliere se tirarsi indietro o meno.

In secondo luogo, Il console italiano (di Antonio Falduto, già assistente alla regia di eminenze come Steno e Ettore Scola; con Giuliana De Sio, Luca Lionello, Anna Galiena), potenzialmente interessante storia di Giovanna Bruno, console italiano a Cape Town, in Sud Africa, che, proprio allo scadere del suo mandato, si trova ad affrontare il caso più complesso della sua carriera, ovvero quello relativo a Palesa Kubeka, una giovane donna di colore che fa letteralmente irruzione nel suo ufficio alla disperata ricerca del suo partner, misteriosamente scomparso.

Infine, non farebbe male gettare un occhio a quel bel documentario che sembra essere Marley (di Kevin Macdonald), vera e propria parabola biografica del dio del reggae Bob Marley. Largo, dunque, ad importanti documenti d’archivio ed interviste a molti di coloro che gli sono stati vicino per la ricostruzione di vita, morte, miracoli, musica ed impegno civile di uno dei più importanti musicisti del XX secolo.

Buona visione.

Stefano Gallone

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