Questa settimana al cinema

Tra tutte le uscite di questa settimana, probabilmente la più importante si è verificata ieri, mercoledi 6 aprile. Ju tarramutu, infatti, è un potente documentario di firma Paolo Pisanelli, pluripremiato fotografo leccese diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia e documentarista attivista fin dal 1995. Tra i soci fondatori di Big Sur, una valida cooperativa indipendente di produzioni cinematografiche, oltre che laboratorio di comunicazione, Pisanelli, responsabile del LaboratorioCinema del Centro Diurno di via Montesanto in Roma, vanta, tra i suoi lavori più importanti, reperti come Don Vitaliano (2002) e Roma A.D. 999 – per l’anno del Signore (2000). In questo nuovo documentario di inchiesta, Pisanelli riporta la memoria a quel tragico 6 aprile 2009 (non è un caso, allora, la data di uscita del film), nella cui notte la città e la provincia di L’Aquila fu sconvolta dal tremendo terremoto per il quale non c’è, ormai, più alcun bisogno di presentazione. Partendo da quel giorno, dunque, il documentario narra le vicende di quella che è diventata, ormai, la città più mediatizzata e demistificata d’Italia, passata inesorabilmente da uno stato di rassegnazione ad una condizione di sangue agli occhi per le mancate attenzioni promesse. Largo, allora, a storie di persone, luoghi, eterni cantieri, risate di imprenditori sciacalli e con la faccia da schiaffi che hanno scatenato la protesta delle carriole nel momento in cui il terremoto, ormai, non faceva più “notizia”. Doveroso.

Ma non è affatto da sottovalutare (anzi!) l’arrivo in territorio italiano (venerdi 8 aprile) di un’altra importante opera di firma Jafar Panahi, il regista iraniano condannato a sei anni di reclusione e all’impossibilità di scrivere, dirigere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste sia all’estero che nei confini itraniani per almeno venti lunghissimi anni con l’accusa di azione sovversiva. Offside (con Sima Mobarak Shani, Safar Samandar, Shayesteh Irani), datato 2006, narra le vicende di cinque giovani donne che si ritrovano prigioniere della polizia all’interno di uno stadio con l’accusa di essersi travestite da uomo e di aver tentato di entrare per sostenere la nazionale di calcio iraniana in una partita valida per la qualificazione al mondiale. Ma al sesso femminile non è consentito condividere il calcio con gli uomini perché potrebbe provocare turbamenti relativi al linguaggio utilizzato.

Se invece si preferisce non occuparsi di faccende umane mai così vicine, allora ci si può deliberatamente lobotomizzare con un’opera che, almeno a primo acchitto, della serietà sembra farne cereali per colazione. Si tratta di A sud di New York, commedia musicale di Elena Bonelli (con Francesco Paolantoni, Luca Napolitano, Carmen Napolitano) adibita a narrare la storia di una donna matura e di due ragazzi in un paese del sud italia, impregnati di sogni americani costruiti su false promesse. Tema magari anche interessante, ma genere forse troppo leggero per farne da catalizzatore.

Sul versante thriller abbiamo Drive Angry 3d (regia di Patrick Lussler, con Nicolas Cage, Amber Heard, Billy Burke), altro esperimento visivo stavolta con una mezza trama: il malvivente Milton fugge dal suo inferno per sfruttare un’ultima occasione di redenzione. L’uomo deve fermare una pericolosa setta che ha assassinato sua figlia: ha tre giorni di tempo prima che sacrifichino sua nipote sotto una luna piena. La giovane Piper lo affianca, forte della sua esperienza di giovane e sexy cameriera in fuga dal suo ex. I due dovranno cercare il leader di questa setta malefica, il quale è convinto che sia suo destino usare il bambino per portare l’inferno in terra.

Su corde più drammatiche e interessanti si poggia The next three days (con Russel Crowe, Elizabeth Banks, Brian Dennehy) di un ritrovato Paul Haggis (premio Oscar alla sceneggiatura per Crash – contatto fisico e penna imponente per il pluripremiato Million dollar baby, tra i migliori film di Clint Eastwood in assoluto). Sorta di remake del film di produzione francese Pour elle di Fred Cavayè, si narrano le vicende di una coppia la cui vita viene stravolta quando la donna viene accusata di omicidio. Il marito, dunque, deve scegliere se arrendersi al destino o agire tentando l’impossibile, sfiorando l’illegalità nel nome dell’amore.

Sempre sul versante drammatico, in chiave più oscura, si colloca Rasputin (di Louis Nero, con Francesco Cabras, Daniele Savoca, Franco Nero, Ottaviano Blitch), sorta di ricostruzione di quando accadde a partire dal 19 dicembre 1916, quando, nell’ultimo dicembre dell’impero Romanov, si attuava un complotto contro l’uomo più misterioso della Russia per mano di alcuni tra i più noti ed influenti esponenti della corte. Attraverso questa rievocazione storica, si affronta il mistero di vita, morte e profezie di Grigorij Efimovic Rasputin.

Per alleggerire i nomi, troviamo in lista Lo stravagante mondo di Greenberg (regia di Noah Baumbach) per il ritorno sul grande schermo di Ben Stiller. La famiglia Greenberg parte per una vacanza di sei settimane in Vietnam e affida la cura della villa di Los Angeles e del cane Mahler (che nome…) alla giovane Florence Marr, la loro assistente personale. Ma proprio in quel periodo, la giovane conosce lo zio Roger, quarantenne irresponsabile trasferitosi a New York e con, alle spalle, un passato di cure psichiatriche. Roger è subito attratto dalla giovane Florence e prova a sedurla. Al contempo, cerca di riallacciare i rapporti con i vecchi compagni e con l’ex fidanzata. Emerge, di nuovo, il vecchio sogno di formare una rock band e di diventare famosi.

In territorio italiano, si riscontra questo C’è chi dice no (con Luca Argentero, Paola Cortellesi, Paolo Ruffini) per la regia di Giambattista Avellino (non proprio un esordiente, visto il suo sterminato curriculum al servizio per secoli di Casa Vianello e di Ficarra e Picone per Nati stanchi, Il 7 e l’8 e La matassa). Max, Samuele ed Irma sono tre giovani e promettenti ex compagni di classe che si ritrovano ad affrontare la comune piaga delle raccomandazioni. Per contrastare proprio questo problema, i tre decidono di architettare un piano che si rivelerà assolutamente originale.

In conclusione, l’interessante Goodbye Mama (regia di Michelle Bonev, con Michelle Bonev, Lucia Nunez, Tatyana Lolova) presenta un profondo dramma familiare tutto femminile, in cui quattro donne (una madre, due figlie e una nonna) sopravvivono quotidianamente fra interminabili conflitti interni, barriere sociali e abbandono di anziani. Viene mostrata con criterio una serie di verità difficili da accettare: come può, una madre, non provare amore per i propri figli, e come può un figlio decidere di abbandonare il genitore? Conflitti e condizioni universali, dunque, vengono espressi nell’arco di quattro decenni, dagli anni sessanta fino ai giorni nosti, come una sorta di eterno ritorno.

Buona visione.

Stefano Gallone

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