Questa settimana al cinema

Come accennato già la settimana scorsa nel nostro consueto appuntamento per le più interessanti segnalazioni cinematografiche, in tanti attendevano il nuovo lavoro da grande schermo dell’ormai inossidabile sodalizio Tim Burton – Johnny Depp, così come, però, altrettanto numerosi appassionati della celluloide non ne possono più di sopportare sempre gli stessi volti immedesimati in mondi ed atmosfere ai quali è difficile continuare a credere a causa dell’eccesso di finzione svelata dal fattore “divo hollywoodiano”. Pertanto, come sempre, a voi la scelta: continuare a seguire ciò che di nuovo e migliore si rischia di non riuscire a fare (salvo alcuni elementi che ne salvano il senso stesso dell’esistenza) o abbandonare i relativi artefici al dominio delle proprie intramontabili illusioni da merchandising? Ad ogni modo, questo “nuovo” Dark shadows (di derivazione sit-com omonima anni ’70) fa dello stesso Depp Barnabas Collins, al suo tempo ricco e potente playboy padrone della villa di Collinwood nella sua Collinsport, sedotto e maledetto da una strega di cui si è invaghito, la quale, con un malefico incantesimo, lo trasforma in un vampiro e lo seppellisce vivo in una cripta. Più di duecento anni dopo, però, ovvero nel 1972, buon non-morto viene risvegliato accidentalmente dalla sua tomba e, tornato alla sua villa, scopre che la sua proprietà è caduta in rovina. Qui, però, incontra i suoi discendenti, ognuno dei quali non è detentore di chissà quale grande purezza interiore.

Ciò che non smette mai di proporre interessanti narrazioni (non ci stancheremo mai di ripeterlo) è, malgrado tutto e tutti, il nostro buon cinema autoctono. Il richiamo, nuova prova registica del buon Stefano Pasetto (autore anche di interessanti documentari e già pluripremiato per il precedente film di fiction Tartarughe sul dorso, del 2005), riporta sul grande schermo interpreti femminili di tutto rispetto come Sandra Ceccarelli e Francesca Inaudi per raccontare una interessante storia di passione travolgente tra due donne italiane in quel di Buenos Aires, persone fragili dalle vite appese a turbamenti interiori e legami interpersonali incerti. Di carattere ed attitudini opposte, Lucia e Lea intraprendono un vero e proprio viaggio sia materiale che, soprattutto, iniziatico verso i confini del loro stesso mondo, alla ricerca perenne di un decisivo rivelarsi dei loro segreti più intimi, perno stesso del senso incompiuto della loro relazione omosessuale. Unico filo conduttore: l’amore incondizionato, tanto nel bene quanto un un ipotetico male.

Sempre tra le mura dell’ambito italiano, anche se, forse, di leggermente minore caratura (ma non è mai detta l’ultima parola), si incontra Workers – Pronti a tutto di Lorenzo Vignolo, già apprezzato direttore di videoclip musicali per eccellenze del calibro di Delta V, Litfiba, Tre allegri ragazzi morti o Marta sui tubi, qui alle prese col suo secondo lungometraggio (con Dario Bandiera, Paolo Briguglia, Alessandro Bianchi, Nino Frassica, Francesco Pannofino, Nicole Grimaudo) incentrato su una giovane donna, Alice, che sogna di fare la truccatrice professionista mentre, però, l’unica esperienza che può vantare è quella di truccare i cadaveri per un’agenzia funebre. Per arrotondare, allora, accetta l’invito di Saro che, notando una certa somiglianza tra lei e la moglie defunta, le propone di sostituirla (beffarda citazione hitchcockiana?) per una cena in famiglia. Il padre di Saro, però, è un esponente della mafia e, di certo, non sarà lui a garantire un’atmosfera serena nel corso della serata.

Approdando, invece, nel più raffinato territorio francese, l’importantissimo Tutti i nostri desideri (di Philippe Lioret, con Vincent Lindon, Amandine Dewasmes, Marie Gillain) trasporta irreparabilmente mente e anima dello spettatore nel bel mezzo di una crisi europea sia a livello economico che, soprattutto, interiore per narrare percorsi paralleli tra storie di individui assuefatti da problematiche personali non molto distanti, dunque, da quelle sociali. Raggiri escogitati da istituti di credito, prestiti da usura, povertà per cause di forza maggiore e relative detenzioni con impossibilità di scampo sia fisico che etico sono, allora, il nucleo principale di ciò che Claire (malata di cancro), Céline (ragazza madre disoccupata coi creditori perennemente alle calcagna) e Vincent (idealista disincantato) hanno da condividere: il reciproco venirsi incontro. Potenzialmente indispensabile.

Ed infine, almeno per il momento, male non farebbe tentare di approcciarsi a 100 metri dal Paradiso (di Raffaele Verzillo, con Domenico Fortunato, Jordi Mollà, Giorgio Colangeli, Giulia Bevilacqua), commedia incentrata sulla possibilità di trovarsi di fronte la nazionale olimpica di Città del Vaticano alle Olimpiadi di un futuro non eccessivamente distante. Monsignor Angelo Paolini, dunque, è uno spirito illuminato e profondamente convinto riguardo la necessità di aggiornare la Chiesa ed il suo linguaggio comunicativo, in modo da poter recuperare credibilità un po’ in tutto il mondo. Mario, suo amico, è un ex centometrista che, in carriera, ha vinto tutto tranne le Olimpiadi. A tale scopo, cerca di invogliare all’atletismo anche suo figlio Tommaso, già di per sé, anche lui, ottimo velocista. Ma quando Tommaso confessa al padre di voler smettere per farsi frate, ecco che una lampadina si accende: per evitare di avere rimorsi vedendo la vita ecclesiastica come una vita gettata al vento, Mario è soccorso dallo stesso Angelo che gli propone di mettere su una nazionale olimpica del Vaticano per partecipare alle imminenti olimpiadi di Londra 2012.

Buona visione.

Stefano Gallone

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