Questa settimana al cinema

Sorprendentemente prolifica questa settimana di uscite filmiche da grande schermo, motivo per cui, una volta quasi per tutte, ci verrà comodo effettuare una sorta di cernita tra gli approdi in sala più interessanti o propositivi del momento.

Proprio per operare una simile (e non semplicissima) selezione, ci viene in aiuto lo scorso Festival del Film di Roma, artefice di proposte non dipoco conto, molte delle quali sono state prese in considerazione da distribuzioni e produzioni nazionali per una corretta diffusione in territorio tricolore. Tra i primi tasselli, dunque, in arrivo direttamente dalle sale dell’Auditorium capitolino, come non sottolineare l’importanza internazionale della nuova pellicola statunitense di Roberto Faenza, ovvero Un giorno questo dolore ti sarà utile (con Toby Regbo, Marcia Gay Haren, Peter Gallagher, Lucy Liu), ottima trasposizione su grande schermo del bel romanzo di formazione omonimo proveniente dalla penna di Peter Cameron, narrante le vicende di James, un diciassettenne senza alcuna voglia di rapportarsi con ciò che vogliono fargli credere sia l’essenza della società e della vita comune. Figlio di stralunati genitori separati, una curatrice d’arte ed un uomo d’affari dediti più alla cura di se stessi che a quella della propria famiglia, il ragazzo si mantiene distante da questa tipologia di mondo decidendo di non frequentare l’università per provare a dedicarsi all’acquisto di una casa tutta sua dove poter trascorrere il suo tempo a leggere i suoi libri e lavorare il legno. Ma i genitori lo vogliono a tutti i costi “cool” e realizzato professionalmente, così, per tentare di correre ai ripari, ingaggiano una “life coach” con il compito di iniziare James alla vita sociale. Dotata di uno spiccato senso di sensibilità e umanità, la donna non potrà rinunciare a concedergli di vivere secondo le sue personali regole.

Altra derivazione della ormai consueta kermesse capitolina è la commedia Hysteria (regia di Tanya Wexler, con Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Jonathan Pryce, Rupert Everett, traduzione cinematografica di ciò che fu una delle invenzioni più gettonate di sempre a livello sessuale / terapeutico, vale a dire…il vibratore. Nella Londra del 1880, dunque, il giovane dottore Morthimer Granville lotta assiduamente per difendere le recenti scoperte scientifiche in modo da poterle inserire nelle regolari procedure mediche ma viene licenziato in tronco per le sue idee giudicate ancora troppo immature per l’epoca. Così, trova impiego presso il dottor Dalrymple, specialista nella cura, per così dire, “manuale” dell’isteria che affligge le sue pazienti, vale a dire mezza Londra di sesso femminile. Tristezza, irritabilità e rabbia delle pazienti vengono a scontrarsi con il suo iniziale disagio, sentimento incentivato anche dalla presenza della bella ma ribelle figlia del luminare presso il quale svolge il suo nuovo impiego, Emily. Mortimer, però, grazie al suo amico, protettore e benefattore Edmund, un appassionatissimo di congegni elettronici, si troverà presto tra le mani l’invenzione del secolo.

Non possiamo, poi, evitare di sottolineare il nuovo approdo in sala di una nuova pellicola di Steven Soderbergh a pochi mesi di distanza dal precedente ed interessante Contagion. Knockout – La resa dei conti (con Gina Carano, Ewan McGregor, Michael Fassbender, Michael Douglas), dunque, prende il largo come nevrotico e duro thriller di vendetta per tramite di una narrazione incentrata su Mallory Kane, una pericolosissima spia con licenza di uccidere nonché, forse, l’arma più letale in possesso del governo statunitense. Addestrata alla perfezione e con solidissimo passato tra le file dei marines, arrivà, però, il momento in cui la sua presenza risulta superflua tanto da renderla eliminabile nel più breve tempo possibile. Dopo averle affidato una missione tropo pretestuosa per farla fuori, un collega non riesce a portare a termine la sua di missione, provocando la repentina fuga della spia che, immediatamente, avendo compreso il doppio gioco, sventa l’omicidio e, come unica possibilità di salvezza, si trova fra le mani la sola scelta di eliminare tutti coloro che la vogliono morta.

Cambiando decisamente tono e, di conseguenza, approdando su di una sponda prevalentemente drammatica, Un couple parfait (regia di Nobuhiro Suwa, con Valeria Bruni tedeschi, Bruno Todeschini, Nathalie Boutefeu), storia di Marie e Nicolas, una coppia che giunge a Parigi per partecipare al matrimonio di due buoni amici. Dopo aver trascorso ben quindici anni assieme, però, il loro rapporto è arrivato ad un punto in cui entrambi hanno concordato sulla decisione di separarsi. Durante il soggiorno parigino, dunque, tra visite a musei e divagazioni notturne, i due colgono l’occasione per confrontarsi in maniera più netta e serie con le conseguenze del proprio personale stato di abbandono, tentando di venire a conoscenza del vero significato di rancore, tenerezza, disprezzo e seduzione.

Ritornando, invece, in territorio tricolore, I giorni della vendemmia (regia dell’esordiente Marco Righi, con Lavinia Longhi, Marco D’Agostin, Gian Marco Tavani), ambientato nel 1984, si presenta come una saggia descrizione di diverse storie come quelle di Elia, un adolescente della provincia rurale emiliana che vive con i suoi genitori, William, un discepolo del marxismo, Maddalena, una donna molto devota e Maria, anziana donna con il fantasma del fratello maggiore, Samuele, che non fa ritorno a casa ormai da un anno. Nel periodo della vendemmia settembrina, quindi, ad aiutare tra i campi arriva anche Emilia, la nipote di una coppia di compaesani, in procinto di scrivere una tesi di laurea e in arrivo dai nonni per guadagnare qualche spicciolo con lavoretti vari e cercare di mettere da parte ungruzzoletto necessario a realizzare il proprio sogno di viaggiatrice.

Infine, la penna di Andrea Camilleri approda anche sul grande schermo grazie alla traduzione filmica del romanzo storico La scomparsa di Patò (regia di Rocco Mortellitti, con Nino Frassica, Maurizio Casagrande, Neri Marcoré), ambientato nella eterna Vigata ma nel 1890. Nel venerdì santo, nella piazza del paese viene inscenata la Passione di Cristo; ad interpretare la parte di Giuda è il ragioniere di banca Antonio Patò. Al momento della messinscena dell’impiccagione del suo personaggio, l’uomo cade nell’apposità botola ma non viene più ritrovato e nel suo camerino non sono più presenti nemmeno i suoi abiti né il costume di scena. La Pubblica Sicurezza e i Reali Carabinieri entrano in competizione, finendo per ostacolarsi a vicenda nel corso delle indagini. Subito le prime ipotesi: irregolarità nella conduzione della banca o complotti mafiosi? Attraverso lo svolgersi delle indagini, quindi, salteranno in superficie pregi e soprattutto difetti di persone, costumi e malcostumi della Sicilia come dell’Italia intera.

Buona visione.

Stefano Gallone

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