Questa settimana al cinema

Archiviati panettoni, strufoli, mostaccioli e roccocò, è già tempo di rientrare tra le mura di una sala cinematografica visto che, anche se non in quantità così industriali, non mancano alcuni prodotti di buona fattura e di rilevante importanza. A cominciare soprattutto (a nemmeno un anno di distanza dal precedente ed apprezzato Hereafter) dalla nuova attesissima pellicola firmata Clint Eastwood con, al fianco, (oltre ad una ritrovata Naomi Watts) Leonardo DiCaprio a fare da fedele (e ormai bravo) destriero nei panni di J. Edgar (Hoover), film incentrato interamente sulla storica figura del celebre direttore dell’ FBI (dal 1924 al 1972), nonché artefice dell’eliminazione di John Dillinger (epocale gangster da lui stesso definito come “il pericolo pubblico numero uno”; ne sa qualcosa Michael Mann) passata agli annali soprattutto per la sua ferrea disciplina che lo innalzò a paladino di efficienza e protezione dal crimine tanto da essere giudicato come eroe nazionale, almeno fino all’accusa di violazione dei diritti civili (il programma COINTELPRO) per aver svolto indagini illecite volte ad identificare cittadini statunitensi esclusivamente a seconda delle loro idee politiche di potenziale adesione al comunismo nell’epoca del maccartismo. La pellicola prende in considerazione, dunque, il periodo in cui il giovane Hoover matura reali e sostanziose ambizioni tra i confini di un’America proibizionista e, con alle spalle una famiglia debole ma autoritaria, si lascia schiacciare da una vera e propria ossessione per la sicurezza del Paese, con maggior attenzione verso quella vasta schiera di criminali che minacciano la società a suon di bombe e minacce scritte. Di lì a poco, dunque, Hoover avvia una vera e propria caccia al bolscevico e al gangster (praticamente giudicati sullo stesso livello) costruendo, tassello dopo tassello, la sua inamovibile reputazione di completo rinnovatore delle dinamiche di investigazione al di là del consueto favoritismo clientelare. Il buon vecchio Clint, dunque, (82 lune quest’anno) recupera le sue inesauribili energie per offrire agli schermi mondiali uno spaccato psicologico in cui bene e male, positività e negatività caratteriale, si tengono per mano per scopi comuni, pena lo sfiguramento della propria figura sul piano politico e sociale. Imperdibile, come ogni proposta eastwoodiana da almeno una ventina di anni a questa parte.

Ben meno imperdibile, invece, è il terzo capitolo della saga digitale Alvin superstar (non bastavano i cartoni animati, avevamo proprio bisogno della versione coatta di un prodotto comunque dotato di un minimo di simpatia), ovvero (manco a farlo apposta) Si salvi chi può! (regia di Mike Mitchell, con Jason Lee, David Cross, Jenny Slate, Justin Long), terza puntata in versione lungometraggio che vuole Dave, i Chipmunks e le Chipette in viaggio su una lussuosissima nave da crociera diretta verso i World Music Awards, manifestazione per la quale sono stati invitati allo scopo di essere premiati per la loro celebrità. Sulla nave c’è anche Ian, sempre pronto ad elogiare i Chipmunks che, però, preda di delirio da divertimento, finiscono per dirottare la nave naufragando su un’isola semideserta perché abitata da Zoe, una una ragazzina indigena in cerca di suo padre, compito dal quale parte l’avventura generale tra mille pericoli.

Non poteva mancare, stando alle capacità intrinseche di certe produzioni italiane, il secondo capitolo del fortunato Immaturi, vale a dire Il viaggio (regia di Paolo Genovese, con ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Raoul Bova, Barbora Bobulova, Anita Caprioli), storia di un gruppo di quasi quarantenni che, dopo aver finalmente sostenuto l’esame di maturità (si veda il precedente episodio), decidono di prendersi una sana vacanza post-esame su di un’isola greca, luogo in cui, però, tentazioni di ogni sorta riusciranno solo ad esasperare conflitti latenti irrisolti e paure e attriti relazionali all’interno del gruppo. Non consigliatissimo perchè potenzialmente molto meno riuscito del predecessore ma, forse, utile per una serata con amici. Niente di più.

A proposito dell’eterno e burrascoso conflitto maturità / immaturità (e a proposito anche dell’inavvicendabile scontro qualità / feccia), Finalmente maggiorenni (regia di Ben Palmer, con Simon Bird, James Buckley, Blake Harrison) arriva a spiattellare anche nelle sale italiane la banalità insita nella storia di quattro amici della periferia di Londra che, al termine dei loro studi superiori e in procinto di separarsi, decidono (storia vista, rivista, cotta, mangiata, digerita e rigettata) di organizzare una vacanza estiva anche per tenere alto il morale di uno di loro, da poco scaricato dalla propria fidanzata. Quando, però, arrivano a destinazione, i ragazzi finiscono in un vecchio appartamento fatiscente che, però, non impedisce loro di fare i fringuelloni da vita notturna. Di cinema inglese, francamente, eravamo abituati a ricevere prodotti di ben altro spessore.

Sul versante da cinema documentario (docu-fiction, in realtà), invece, riscontriamo almeno due prodotti di maggior interesse. Il primo, Italy: love it, or leave it (regia di Gustav Hofer e Luca Ragazzi) tratta dei diretti interessati, i due registi, in quanto destinatari di una notifica di sfratto dal loro appartamento, evento che li sbatte di forza davanti ad un bivio: mentre l’altoatesino Gustav è fermamente deciso a lasciare il paese (per la precisione, la città di Roma) per stabilirsi a Berlino, Luca vorrebbe rimanere nella sua città perché convinto di poter continuare a vivere nel suo paese malgrado tutte le ingiuste ostilità quotidiane. Prima di prendere una qualunque decisione, ad ogni modo, i due si concedono un sei mesi di tempo per analizzare e conoscere meglio il proprio paese. Ne nasce un vero e proprio studio fatto di contraddizioni, punti deboli e punti di forza di una nazione allo sbando, percorsa dai due, in lungo e in largo, a bordo di una vecchia Cinquecento.

Il secondo esempio docu-fiction, invece, è rappresentato dall’importante Tutti giù per aria (regia di Francesco Cordio, con contributi di Fernando Cormick, Dario Fo, Ascanio Celestini e Marco Travaglio), pellicola incentrata sulle vicende Alitalia, dal 2008 commissariata e sottoposta ad un’offerta francese poi rifiutata ma, soprattutto, artefice della cassa integrazione per migliaia e migliaia di lavoratori, molti dei quali costretti a condizioni lavorative a dir poco disumane. Grazie ad oltre 80 ore di materiale accumulato, Cordio riesce a mostrare un saggio e preciso spaccato relativo sia alla cronaca di uno dei casi più eclatanti degli ultimi anni che, soprattutto, all’analisi della difficile vita alla quale sono stati (e sono tuttora) costretti i lavoratori del settore.

Buona visione.

Stefano Gallone

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