Questa settimana al cinema

Dopo U2 (U2 3D più che Rattle and hum), The Band, Rolling Stones (questi due diretti niente meno che da Martin Scorsese), Neil Young (Jim Jarmush), Talking Heads (Jonathan Demme) e chi più ne ha più ne metta, anche l’italia (sempre in netto ritardo) approda ad un ramo in particolare del genere documentaristico musicale, sfornando anch’essa un mastodontico film-concerto digitale in 3D. Che piaccia o no, il protagonista di questo esperimento è Luciano Ligabue il quale, sotto la regia di Marco Salom (produttore e regista non a caso specializzato nel settore musicale come direttore di numerosissimi videoclip, molti dei quali proprio per il rocker di Correggio), regala ai propri fan la possibilità di rivivere le emozioni del recente tripudio live Campovolo 2.0 (oltre che in triplo cd appena uscito nei negozi) anche in versione cinematografia, per di più in 3D. Per un simile esperimento, in sostanza, la scelta dell’artista può dirsi azzeccata, essendo proprio Ligabue (checché ne dicano i devoti a Vasco Rossi) la rockstar che più e meglio riesce ad offrire (ancora oggi, nonostante le incertezze compositive dei nuovi lavori discografici) uno spettacolo per cui vale la pena pagare il prezzo di un biglietto. Il film è fondamentalmente inutile per chi non si ritrova appassionato sia al genere che all’artista in questione, ma può risultare interessante proprio dal punto di vista dell’esperienza emotiva (per chi cera: si era in ben 120.000) o per un semplice interesse nel vedere qualcosa di relativamente nuovo. Ad ogni modo, in molti non avevano disprezzato l’esordio del “Liga”, invece, dietro la macchina da presa nel non lontanissimo 1998. chissà, magari un giorno…

Venendo ai film veri e propri, però, c’è luogo e spazio di riflessione tragicomica con il bel Almanya – La mia famiglia va in Germania (con Vedat Erincin, Fahri Ogun Yardim, Lilay Huser) commedia incentrata sia sull’esigenza che Yasemin Samdereli (brava attrice, sceneggiatrice e regista tedesca di origini turche) ha riscontrato nel desiderio di raccontare, attraverso un tocco quasi autobiografico, uno dei problemi che più affliggono una larga fetta della popolazione tedesca da diversi decenni a questa parte: l’immigrazione turca. Attraverso un sorriso legato comunque ad una buona dose di riflessione sociale, la narrazione si porta avanti partendo da un assunto di fondo: dopo aver lavorato per ben 45 lunghi anni come operaio in Germania, Huseyin Yilmaz annuncia alla sua vasta famiglia di voler comprare casa in Turchia. Perciò, vuole che tutti partano assieme a lui per aiutarlo a chiudere la faccenda e sistemarne la struttura, ma le reazioni dei familiari non lasciano intravedere segni di gioia. Tra i non contentissimi c’è anche la nipote, Canan, che è incinta ma non lo ha ancora detto a nessuno, così come non ha mai parlato delle sue non ottimali condizioni di salute. Sarà però proprio lei a raccontare al più piccolo della famiglia, Cenk, come si conobbero i nonni per poi decidere di andare a vivere assieme in Germania.

Se si scade nel futile e nell’approssimativo, poi, è forse colpa di Cambio vita (di David Dobkin, con Ryan Reynolds, Jason Bateman, Olivia Wilde), poco utile commediola basata su due amici, Mitch e Dave, cresciuti insieme e divenuti inseparabili, i quali, però, con il passare degli anni hanno visto la loro amicizia affievolirsi a causa di un progressivo allontanamento reciproco. Mentre Dave è diventato un importante avvocato, buon marito e padre di tre figli, Mitch è rimasto un bambinone e non ha mai provato ad assumersi serie responsabilità. Il dilemma sorge quando, però, i due si incontrano di nuovo e cominciano ad invidiare le rispettive vite.

Tornando a fare sul serio, invece, torna dietro la macchina da presa il bravo Gaspar Noé (già regista del controverso e difficile Irreversible, in Italia conosciuto non per le ottime sperimentazioni tematiche, visive e tecniche, bensì per una scena di stupro che per venti minuti vedeva protagonista Monica Bellucci) con il suo nuovo ed interessante Enter the void (con Nathaniel Brown, Paz de la Huerta, Cyril Roy), potente e (come di consueto per il suo artefice) provocatorio spaccato sociale relativo al degrado che attanaglia la società moderna. Il ventenne Oscar arriva a Tokyo con la sorella minore Linda. Per vivere, Oscar spaccia droga e Linda fa la spogliarellista in un nightclub. Quando però Oscar, una notte, si reca in un club per concludere un affare, trova gli agenti di polizia ad aspettarlo. Ne emerge una violenta colluttazione durante la quale parte accidentalmente un colpo di arma da fuoco che colpisce il ragazzo. Steso a terra e sospeso tra la vita e la morte, Oscar comincia a viene colto da strane visioni e memorie passate tra le quali la morte dei genitori quando lui era ancora un bambino e la promessa di non abbandonare mai la sorella. Vale di certo la pena pagare un biglietto.

Come vale la pena spendere qualche soldo per assistere alla proiezione anche del bellissimo The artist di Michel Hazanavicius (finalmente anche questo arrivato in Italia, con ingiustificabili sei mesi di ritardo, visto che non ha avuto bisogno di doppiaggio o di chissà quale altra grande operazione), pellicola premiata con la Palma d’Oro all’eccezionale Jean Dujardin per la miglior interpretazione maschile all’ultima edizione del Festival di Cannes. Trattasi (in maniera abbastanza inusuale, visti i tempi che corrono) di una pellicola muta in puro stile cinematografico delle origini ma, proprio per questo, “forte di tutta la storia del cinema” (per dirla con Hazanavicius stesso) vista la possibilità che un intero secolo di evoluzioni stilistiche ha tecnicamente e artisticamente concesso all’autore per esprimere un vero e proprio elogio al senso più profondo del fare cinema, amore che viene tramutato in narrazione per immagini anch grazie ad una trama comunque ben delineata. Nella Hollywood del 1927, dunque, George Valentin è un notissimo attore del cinema muto. Un giorno, all’uscita da una prima, uan ragazza gli salta letteralmente addosso lasciandosi fotografare per finire, poi, sulla prima pagina di Variety in piena effusione col noto attore. Proprio grazie a questo scatto, la giovane si ritroverà ad essere un’attrice al fianco di Valentin che, però, comincia a vivere un profondo declino scatenato dall’avvento del sonoro. Imperdibile.

Buona visione.

Stefano Gallone

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