Questa settimana al cinema

In pieno fermento da Festival capitolino, occorre però tornare indietro di un mesetto per rendersi conto dell’importanza di una delle più importanti uscite cinematografiche settimanali, ovvero Faust del maestro russo Alexandr Sokurov (con Johannes Zeiler, Anton Adasinsky, Isolda Dychauk). Vincitore del Leone d’Oro alla 68ma mostra Internazionale d’arte Cinematogafica di Venezia, il film, ultimo capitolo di una tetralogia sul potere che il regista sovietico ha avviato con Moloch (1999) e proseguito con Toro (2000) e Il sole (2005), è una personale trasformazione in pellicola dell’omonimo e celeberrimo romanzo di Johann Wolfgang van Goethe. Unico soggetto dichiaratamente letterario della tetralogia, si tratta anche dell’incarnazione di ciò che è comunque insito nell’animo e nel carattere dei rispettivi protagonisti di ogni film componente la serie. Rileggendo a suo modo (con relativa “phallacy”) l’opera di Goethe, Sokurov mantiene l’ambientazione ottocentesca e la lingua tedesca pur riuscendo ad evidenziarne in maniera più netta la tragicità sostanziale che, estesa a livello esistenziale, porterebbe ad equiparare la vita stessa come ad un continuo errare. Obbligatorio, come doveroso è recuperare l’intera tetralogia per meglio comprenderne i motivi e le direzioni.

Per quanto riguarda le uscite italiane, una tra le più degne di nota potrebbe essere la commedia Missione di pace (regia di Francesco Lagi, con Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, Filippo Timi), storia del capitano Vinciguerra, caposaldo alla guida di un manipolo di soldati immischiato in una comica e avventurosa missione di pace a partire dal Nord Est italiano per arrivare fino ai Balcani. Quello che, però, il capitano non avrebbe mai immaginato si realizza: affrontare la sua impavida missione al fianco del peggior nemico possibile, ovvero suo figlio, iperconvinto pacifista.

Sempre di provenienza tricolore e di passaggio lagunare, arriva nelle sale anche il tanto discusso e criticato (oltre che fischiato e beffeggiato) Quando la notte di Cristina Comencini (con Claudia Pandolfi, Filippo Timi, Denis Fasolo, Thomas Trabacchi), pellicola fondamentalmente interessante (come quasi tutte quelle appartenenti alla regista romana, figlia d’arte e moglie di produttore), anche se discutibile sia a livello stilistico che tematico (saranno pur fondati su una qualsivoglia motivazione i disprezzi veneziani). Ambientato nella metà degli anni ’90, il film narra di Marina, madre di un bambino di tre anni e caratterialmente molto problematica. Impegnandosi nel tentativo di superare un periodo della sua vita molto delicato, sceglie di affittare, per trasferirvisi, una baita in montagna il cui proprietario è un uomo molto schivo e silenzioso. Il suo essere chiuso deriva dall’aver subito un forte traumain periodo infantile, tanto devastante da condizionare definitivamente il so modo di rapportarsi soprattutto con il sesso femminile, ancor di più se si tratta di figure materne.

Rientrando, invece, tra i ranghi sempre di un festival ma, stavolta, capitolino, arriva in sala, contemporaneamente all’anteprima da red carpet, Le avventure di Tintin – Il segreto dell’unicorno, nuovo esperimento digitale di firma Steven Spielberg (con Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Nick Frost), liberamente tratto dai fumetti di Hergé per delineare la storia di Tintin, un giovane e curiosissimo reporter che scopre un modellino di una nave detentore di un enorme segreto. Travolto, quindi, da un mistero vecchio di secoli, il giovane si ritrova a dover fronteggiare il terribile Ivan Ivanovich Sakharine. Questi è convinto che il ragazzo abbia rubato un tesoro inestimabile appartenuto al vecchio e perfido pirata Red Rackam. Ma con l’aiuto di un cane, del capitano Haddock e di due detective imbranati, il ragazzo sarà costretto a trovare una soluzione viaggiando per il mondo intero. Svago per grandi e piccini.

A proposito di imbranati, Johnny English (regia di Oliver Parker), lo 007 degli sfigati cucito addosso al sempre geniale Rowan Atckinson (Mr. Bean, per intenderci), fa il suo ritorno sul grande schermo per il secondo capitolo La rinascita. Trovatosi chissà come in una remota zona dell’Asia, completamente lontano dall’ “azione” alla quale è abituato da sempre, l’ “impeccabile” Johnny viene richiamato dai servizi segreti, costretti ad affidarsi a lui per cause di forza veramente maggiore. Alcuni terroristi di rilevanza internazionale, infatti, hanno in programma un attentato al primo ministro cinese e lui dovrebbe essere l’unico potenzialmente in grado (più o meno) di riuscire ad impedirlo.

Sempre sul filone commedia ma, stavolta, di matrice ben più romanticamente sempliciotta (non per questo, quindi, utile a certe riflessioni), si colloca il ritorno sugli schermi di Julia Roberts e Tom Hanks, quest’ultimo anche in veste di regista (alla seconda prova dietro la macchina da presa dopo Music Graffiti datato 1996), per tramite di L’amore all’improvviso, storia di Larry Crowne, leader della squadra di superstar della compagnia big-box che però, poiché fortemente indebitato in seguito al suo improvviso licenziamento e indeciso su cosa fare dei suoi non programmati giorni liberi, sceglie di tornare al college locale per ricominciare. Qui incontra anche suoi simili, emarginati che si spostano in branco pur di cercare un futuro migliore, ma finisce per innamorarsi di Mercedes, un’insegnante che ha perso sia il marito che la passione per l’insegnamento. Il resto è superfluo anticiparlo perché viene da sé.

Mentre, sempre in ambito italiano, La peggior settimana della mia vita (regia di Alessandro Genovesi, con Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Antonio Catania) contribuisce a fare di Siani stesso (di per sé un buon comico ma principalmente in ambito partenopeo) una chissà quale grande star da botteghino, narrando la storia di un quarantenne sfaticato e indisposto a crescere, specie se messo di fronte a prospettive matrimoniali, in territorio statunitense sperimentano in termini di horror con Insidious (regia di james Wan, con Patrick Wilson, Roose Byrne, Ty Simpkins), storia (seppur risaputa e stravista) di una famiglia in pieno trasloco tra le mura di una vecchia casa. Il figlio Dalton entra in coma in seguito ad un tragico incidente e la madre lo veglia al capezzale del letto, ma improvvise apparizioni si manifestano nel cuore della notte, cominciando a mandare in frantumi anche il rapporto tra i due genitori. L’atmosfera si fa terribilmente sinistra e trasforma in incubo una casa che, in passato, prometteva gioia e felicità. Il corpo di Dalton diventa attrazione per ogni sorta di entità maligne, mentre la sua coscienza è rimasta incatenata in un limbo oscuro e misterioso.

Buona visione.

Stefano Gallone

 

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