Questa settimana al cinema

“Ogni limite ha una pazienza”, diceva il grande Totò. Mai affermazione saggiamente decostruita e ricontestualizzata fu più azzeccata per definire lo stato d’animo che si ha nel trovarsi di fronte ad enormi cartelloni pubblicitari raffiguranti una citazione che più che richiamo sembra una vera e propria bestemmia. L’immagine di riferimento è quella famosissima e terribilmente suggestiva fotografia raffigurante undici operai in pausa pranzo sospesi nel vuoto dell’impalcatura del Rockefeller Center di New York in costruzione per loro stesse mani. Dov’è la bestemmia? Vedere la stessa fotografia modificata fino ad eliminare gli operai per inserire, al loro posto, niente di meno che I Puffi (regia di un Raja Gosnell che di meglio non aveva da fare assieme a bella gente come Hank Azaria, Jonathan Winters, Katy Perry e George Lopez). La geniale trovata pubblicitaria, dunque, divulga il verbo della prima esperienza in 3D di una serie di personaggi creduti felicemente morti, sepolti o affogati nel pentolone di Gargamella almeno da vent’anni a questa parte. Ma, a quanto pare, Columbia Pictures e Sony Pictures Animation proprio non han trovato di meglio da innalzare nell’olimpo dei blockbuster, così ecco una vera e propria invasione blu per le strade di Manhattan a suon di nonsense diegetico. A voi la scelta.

Parlando di cose serie, invece, arriva in italia il nuovo atteso lavoro su pellicola di Roman Polanski. Carnage, infatti (con Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly), propone l’obiettivo di incentrare il discorso in un’unica unità di tempo e luogo, ovvero un appartamento di Brooklyn all’interno del quale due coppie tentano di risolvere una sottospecie di incidente che ha visto coinvolti i rispettivi figli adolescenti. Tutto scorre tra gentilezza e cortesia, almeno fino a quando non vengono tirate in ballo questioni spigolose e relative a dissapori reciproci tenuti, fino a quel momento, a bada se non proprio nascosti.

Interessante, almeno da un punto di vista prettamente tecnico, sembra essere The Eagle (regia di Kevin Macdonald, con Channing Tatum, Jamie Bell, Donald Sutherland, Mark Strong), riproposizione su grande schermo di vicende legate all’anno 140 a.C. Dopo vent’anni dall’inspiegabile scomparsa della Nona legione tra le montagne scozzesi, il giovane centurione Marcus Aquila arriva a Roma per tentare di risolvere il mistero e ripristinare la reputazione di suo padre. Accompagnato unicamente dalla sua schiava britannica Esca, il giovane Marcus è deciso ad attraversare il muro di Adriano nelle sconosciute valli della Caledonia. Dovrà confrontarsi con la selvaggia popolazione del luogo, fare pace con la memoria di suo padre e recuperare l’aquila di Ninth, il perduto emblema d’oro della legione. Effetti speciali garantiti.

Crazy, stupid, love è, invece, una commedia firmata John Requa e Glenn Ficarra e dotata di un cast d’eccezione (Steve Carell, Marisa Tomei, Julianne Moore) in ausilio alla descrizione delle vicende legate al puritano Cal Weaver, uno degli ultimi uomini sulla Terra a vivere ancora il sogno americano. La sua è una vita fatta di un buon lavoro, una bella casa e una famiglia invidiabile. Quando, però, apprende che la moglie lo ha tradito, immediatamente chiede il divorzio, vedendo la sua vita “perfetta” andare completamente in fumo. Rimasto solo, non sa più se è realmente capace o no di mantenere i rapporti col mondo esterno. Ma non passerà troppo tempo prima che Cal riesca a capire che, nonostante tutto, non è il solo ad avere un disperato bisogno d’amore.

Infine, Il debito di John Madden (con Sam Worthington, Ciaran Hinds, Helen Mirren, Tom Wilkinson) si presenta come una interessante introspezione psicologica datata 1966, anno di partenza in cui, in quel di Berlino Est, è ambientata la storia di Rachel, David e Stephan, tre giovani agenti del Mossad con l’incarico di catturare il criminale nazista Vogel, meglio noto come “il chirurgo di Birkenau”, in modo da portarlo in Israele dove verrebbe processato in maniera equa. Ma qualcosa va storto e Rachel, per impedire una sua improvvisa fuga, è costretta ad ucciderlo a Berlino. Giustizia sembrerebbe comunque fatta se non fosse che, dopo essere stati celebrati come veri e propri eroi per trent’anni, viene fuori la probabilità che loro stessi abbiano mentito: il nazista, quindi, sarebbe ancora vivo.

Buona visione.

Stefano Gallone

 

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