Questa settimana al cinema

Non è ancora tempo di aumenti legalizzati (da luglio sarà cosa buona e giusta munirsi di rosario a forma di pellicola e pregare con devozione pur di avere la speranza di poter rimettere piede in sala), fatta eccezione per quelli deliberatamente operati da gestori non propriamente votati all’interesse del pubblico. Perciò, bando alle ciance e all’opera armati di sonar filmici.

La giornata di domani 11 marzo, infatti, propone una vasta gamma di produzioni internazionali tra le quali occorre fare una coscienziosa cernita al fine di optare per scelte propositive sia nel divertimento che nell’introspezione a favore di tematiche importanti. Il cartoon digitale Rango (regia di Gore Verbinski), allora, mette in risalto la possibilità di scegliere un prodotto limitato, si, ad una certa fascia di età ma comunque aperto ad una giocosa e gradevole fruizione altrui. Il divo Johnny Depp, dunque, presta la voce ad un timido camaleonte costretto a diventare un osso duro in qualità di involontario giustiziere da far west: rinchiuso in un piccolo acquario scoperto, il malcapitato, già messo a dura prova da scarse possibilità di relazione interpersonale (una palma finta, un insetto morto e una bambola senza testa, braccia e gambe), si crede un grande attore. Durante un trasporto in macchina lungo il confine desertico tra Stati Uniti e Messico, un imprevisto lo scaraventa fuori dall’abitacolo e cambia radicalmente la sua vita: da un piccolo acquario, quindi, alla vita a cielo aperto, con tutti i tragicomici dilemmi del caso.

Di tutt’altra fattura è invece il tenebroso ed inquietante thriller Il rito (regia di Mikael Hafstrom) che segna il ritorno di uno degli ultimi maestri della recitazione come Anthony Hopkins in vesti ambiguamente macabre nel suo ricoprirsi delle spoglie di padre Lucas, prete ortodosso che cercherà di guidare il giovane, disilluso e scettico seminarista Michael Novak (Colin O’Donoghue) nel corso dei suoi studi ecclesiastici. Quotidianamente a contatto con la morte nel suo dare una mano all’impresa funebre del padre, Michael sente vacillare la sua fede proprio alla vigilia della sua ordinazione a sacerdote. Mentre si accinge a dare le dimissioni, una ragazza vittima di un incidente stradale, prima di morire, gli chiede una benedizione che lui, scosso, non rifiuta. A quel punto, Michael riceve la proposta di partecipare ad un corso di esorcismo previsto da un nuovo programma del Vaticano. Con l’inquietante aiuto di padre Lucas, qui, scoprirà che il male riesce a raggiungere anche i luoghi più sacri del pianeta.

I toni si abbassano decisamente (anche troppo) con Holy water (regia di Tom Reeve, con John Lynch, Cornelius Clarke, Susan Lynch), commedia dissacrante incentrata su un gruppo di pseudomusicisti (un postino, un meccanico, un albergatore e un giovane sognatore) proiettati nel desiderio di trasformare in realtà (o quasi) i loro sogni di gloria ma puntualmente votati a reprimere rabbia e delusioni sulle pagine di girnaletti pornografici, tra l’ipercattolicesimo dei genitori e i continui sermoni moralisti di preti provinciali incentrati sulla mancanza di purezza morale. A voi misurarne l’utilità o l’eventuale gradimento.

Sempre sul filone commedia, è da segnalare I ragazzi stanno bene (regia di Lisa Cholodenko, con Annette Bening, Julianne Moore, Mark Ruffalo), pellicola i cui toni contribuiscono a prendere una direzione di più facile fruizione e sostanzialmente corrispondente all’attualità di certi argomenti. Nic e Jules, infatti, sono una coppia lesbica di mezza età con due figli adolescenti, Joni e Laser. Quando Joni compie il diciottesimo anno di età, il fratello minore comincia a farle pressioni perché si rivolga alla banca del seme per scoprire l’identità del donatore segreto che ha permesso loro di nascere. Anche se scettica, Joni inizia comunque a mettersi sulle tracce del padre, figura che trova in Paul, uno “sciupafemmine” gestore di un ristorante biologico. Quando le due madri scoprono l’attività segreta dei due giovani, l’unica alternativa possibile, per loro, è quella di introdurre Paul nella famiglia.

Di nuovo sul grande schermo Sophie Marceau nella commedia Carissima me (regia di Yann Samuel) nei panni di una donna in carriera e dedita unicamente alla sua professione. Il giorno del suo quarantesimo compleanno, Margaret riceve alcune lettere che lei stessa ha scritto all’età di sette anni, dalle quali, rileggendole, riemergono ricordi affievoliti, situazioni dimenticate, amori, desideri e progetti appartenenti all’età adolescenziale. Questo insieme indistinto di esperienze passate provoca in lei un indebolimento di quelle che, fino a quel momento, erano certezze assolute assieme all’inevitabile insorgere di dubbi riguardanti le sue scelte di vita: da adulta, probabilmente, è diventata una persona completamente diversa da quello che aveva sognato da piccola.

Rientrando nel versante drammatico-riflessivo, infine, non sono da tralasciare Le stelle inquiete e Gangor. Il primo (con Lara Guirao, Fabrizio Rizzolo e Isabella Tabarini per la regia di Emanuela Piovano, fondatrice del movimento Camera woman, incentrato sull’indagine cinematografica della condizione femminile) sembra essere un buon esperimento indipendente (produzione Kitchenfilm, di proprietà proprio dell’autrice) e, proprio per questo, riferito ad un certo tipo di cinema con sottili riferimenti surrealisti ed espressionisti insiti nell’espressione dei concetti portanti. Ed infatti, nella metaforica “notte” della Storia, con l’imperare del nazismo e del consumismo più feroce, l’attivista Simone Weil riesce a vedere “lucciole” e “stelle inquiete” capaci di squarciare l’oscurità totale. Bracciante del suo amico, il “filosofo contadino” Gustave Thibon, la donna intraprenderà con lui una profonda amicizia intellettuale. Per quanto riguarda il secondo(Gangor, regia di Italo Spinelli, con Adil Hussain, Samrat Chakrabarti, Priyanka Bose), invece, si tratta di una notevole denuncia delle ingiustizie sociali che hanno luogo in un paese indiano, il tutto tramite la narrazione delle vicende di un fotografo, Upin, che si trova a pubblicare, in un suo articolo di denuncia sociale nei confronti della regione, una foto che ritrae il seno nudo di Gangor: la vicenda scatena la violenta ritorsione della polizia locale.

Buona visione.

Stefano Gallone

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