Questa settimana al cinema

Settimana quasi all’insegna dei tormentoni, si potrebbe dire, se non fosse per almeno un paio di situazioni comiche che comunque rischiano di avere (si spera vivamente di no) poco a che vedere con la voglia reale di pagare un biglietto per due ore di spettacolo a rischio di insoddisfazione. Sarà il periodo (di qui la giustificazione per l’ipotesi tormentone), sarà l’inesauribile verve unicamente industriale delle major produttive o il caldo che un po’ colpisce alla testa e un po’ rende fiacche idee e voglie di espressione, il dato di fatto è che le uscite di questi giorni sono davvero poche e, per la maggior parte, alquanto dubbiose.

Il giudizio complessivo, quindi, è alquanto incerto dal punto di vista qualitativo ma, come è ovvio, strabiliante per le tasche del dio botteghino. A farne da capostipite si piazza, ancora una volta (l’ennesima e, si spera tanto, l’ultima) Harry Potter con la seconda parte del complesso episodio I doni della morte (regia di David Yates, con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Elena Bonham Carter…e che sia un dono davvero, dai), nel quale Voldemort e i Mangiamorte, avendo ormai occupato Hogwarts e il mondo della magia, hanno come unico obiettivo il disperdere l’Esercito di Silente e uccidere Harry Potter a favore della ricerca frenetica degli ultimi Horcrux. Grazie all’aiuto di Ron e Hermione per il recupero di oggetti e soggetti viventi contenenti l’anima frantumata e separata dal corpo del Signore Oscuro, sarà solo una questione di tempo, per i tre ragazzi, raggiungere le schegge di anima e farne scempio.

Altro tormentone, anche se, per fortuna, con molte pretese in meno e senza l’obbligo di introduzione di chissà quali effetti speciali da pianeta parallelo, scorre, per la somma gioia degli eterni appassionati, tra i fotogrammi di Ken il guerriero – La leggenda del vero salvatore, (regia di Kobun Shizuno) pellicola d’animazione (udite udite!) bidimensionale narrante le gesta dell’ormai immortale Kenshiro, stavolta implicato in un prequel dedito a raccontare l’inizio della sua stessa leggenda. Quinto lungometraggio d’animazione di una pentalogia dedicata ai venticinque anni dalla creazione del personaggio, il punto di partenza tratta le vicende narrate nella prima serie animata per dare spazio agli episodi lasciati da parte (precedenti ancora alle prime apparizioni ufficiali) in modo da permettere un maggior approfondimento psicologico di personaggi comunque impegnati in battaglie spettacolari con effetti visivi degni di considerazione anche se non sottoposti a particolarissimi passaggi digitali. Il giovane Ken, allora, unico erede della Divina Scuola di Hokuto, prenderà coscienza del destino che lo attende: da lui dipenderà la salvezza dell’intero pianeta, sconvolto da un terrificante attacco nucleare. Sconfitto dal crudele Shin, che ha anche rapito Julia, sua giovane promessa sposa di, il guerriero dovrà affrontare nuove e contorte sfide prima di poter dare sfogo alla sua personale vendettà.

Per ciò che riguarda gli altri due film di profilo più o meno “mainstream” in uscita questa settimana, si è in dubbio circa l’effettivo valore intrinseco di rispettive narrazioni e conseguenti messe in scena. Fatto sta che, ad ogni modo, Per fortuna che ci sei (regia di Nicholas Cuche, con Virginie Efira, Francois-Xavier Demaison, Armelle Deutsch), di produzione francese-belga, potrebbe strappare qualche sorriso per via del suo trattare le peripezie di Julien Monnier, brillante consulente matrimoniale ma, da un punto di vista privato, sfigatissimo amante con scarse capacità relazionali. Problema di fondo: non riesce a trattenere con sé una donna per più di due settimane. Motivo: il buon uomo porta letteralmente iella a tutte le donne che gli si avvicinano. Tra chi finisce in ospedale più volte alla settimana, chi si vede distrutta la carriera professionale e chi si trova a dover sopportare l’ingiustificabile sgretolarsi dei rapporti sia di amicizia che familiari, si insinua lo zampino di un vero e proprio gatto nero per le donne che, però, riscontrerà almeno un tentativo di contrasto proveniente dalla bella Joanna.

Infine, è comunque da constatare uno dei pochi rapporti relazionali in sede di produzioni audiovisive tra Italia ed Albania per tramite di Ballkan Bazar (regia di Edmond Budina, con Luca Lionello, Catherine Wilkening, Laertis Vasiliou), bizzarra commedia tanto semplice quanto (si spera) efficace nel suo tentativo di conferire in cellulosa i tratti di una commedia balcanica non priva, però, di sostanziale denuncia storico-civile. Julie, una bella quarantenne francese fresca di divorzio dal marito italiano, decide di tornare a vivere in Francia portando con sé anche le spoglie di suo padre, un ex ufficiale morto dieci anni prima in Italia. Ma, al momento del suo recupero, Julie scopre che la bara con dentro l’ex ufficiale è stata spedida per sbaglio in Albania. Di qui in poi, ci si trova letteralmente in un vero e proprio contrasto concettuale tra il mondo “civile” e quello ancora arcaico degli abitanti del luogo. Ciò che resta del significato della parola “amore”, dunque, farà da unico fulco possibile per due mondi che, necessariamente, dovranno contaminarsi.

Buona visione

Stefano Gallone

 

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