Questa settimana al cinema

Settimana molto prolifica, questa, se si considera che siamo di fronte ad un weekend, si direbbe, quasi di fuoco, se si nota l’elevato numero di pellicole in approdo sul molo delle sale cinematografiche italiane. E, come sempre (come è ovvio), cercheremo di tirare fuori quanto di meglio proponibile per le papille visive dei nostri appassionati lettori.

Un “meglio” che, con molta probabilità (si direbbe certezza), ci viene regalato, in primissimo luogo, dall’arrivo nello stivale di When you’re strange, già discusso ed apprezzato documentario sulla vita dell’eterno Jim Morrison e dei suoi storici Doors, rock-blues band californiana ormai entrata, da diverso tempo, nel mito collettivo su scala mondiale. L’ottimo Tom DiCillo, già noto ed apprezzato fotografo della scena underground newyorkese, amico di Jim Jarmush (ne fu direttore della fotografia per, tra gli altri, Coffe & Cigarettes) ed esordiente sul grande schermo nel 1991 con il buon Johnny Suede, esplora molto dettagliatamente (anche se diverse vicende vennero già ben elaborate da Oliver Stone nel film di fiction The doors del 1991, di cui questo documentario vuole essere, per certi versi, una sorta di smentita) vita, morte e miracoli del quartetto statunitense ripercorrendone la storia con particolare attenzione a quella del camaleontico leader, dai giorni della UCLA fino alla tragica morte avvenuta a Parigi nel 1971. Sul tappeto narrante contraddistinto dalla voce di Johnny Depp (Morgan per la versione italiana), DiCillo rispolvera materiali d’archivio e immagini inedite della band, tra cui anche il film che Morrison stesso girò ai tempi del corso universitario. Ciò che emerge è un notevole corpus sia artistico che umano della band, con particolare attenzione al reale fattore aggiunto dell’agglomerato, ovvero (oltre all’indiscutibile talento e all’intramontabile vena compositiva) il versante estremamente poetico delle liriche morrisoniane.

Detto questo, si passa a qualcosa di più leggero ma che, con molta probabilità, riempirà di gioia i cuori dei più piccini. Ci stiamo riferendo al film d’animazione Cars 2 (regia di Brad Lewis e John Lasseter), secondo capitolo di una serie che vede la Pixar sbancare per la prima volta nella sua storia i botteghini dell’intero pianeta. Ritornano, allora, gli inseparabili McQueen, grande star delle corse automobilistiche, e il fedele carro attrezzi Mater, impegnati in un viaggio che li porterà a competere nella prima edizione del World Grand Prix dove si deciderà quale è davvero la vettura più veloce del mondo. Ma Mater viene stranamente coinvolto in una intrigante avventura di spionaggio internazionale.

Cambiando completamente genere, ci si trova di fronte ad una pellicola della stazza di The conspirator (con James McAvoy, Robin Wright Penn, Kevin Kline) che segna l’atteso ritorno dietro la macchina da presa del maestro Robert Redford per mezzo di una storia incentrata sull’uccisione di Abramo Lincoln, per il cui assassinio sono stati arrestati e accusati di cospirazione contro il Presidente il Vice Presidente ed il Segretario di Stato, più sette uomini e una sola donna, Mary Surrat, che possiede una pensione dove John Wilkes Booth e gli altri si incontravano per studiare i loro piani. L’avvocato Frederick Allen, allora, anche se controvoglia, accetta di difendere la donna in tribunale realizzando che la sua cliente potrebbe essere innocente in quanto incastrata, lasciando percepire, così, la possibilità di riscontrare la presenza di un solo ed unico vero cospiratore: suo figlio.

Ritornato sul fattore documentario legato al mondo della musica, anche se di genere differente, riscontriamo Michel Petrucciani – Body & soul di Michael Radford, un sincero e sentito omaggio ad una delle personalità più influenti in assoluto in ambito jazz di ambientazione più recente. Dotato di un talento fuori dal comune, Petrucciani (deceduto il 6 gennaio del 1999 a soli trentasei anni) ha sempre considerato il suo talento e le sue relative composizioni come un dono legato alla devastante malattia (una osteogenosi imperfetta) che lo ha colpito fin dalla nascita. Forte di collaborazioni con veri e propri dei del genere come Dizzy Gillespie, Steve Gadd o Jim Hall, Petrucciani resta nella memoria degli appassionati grazie alla raffinatezza di un tocco talmente delicato e soave da divenire unico ed immortale.

Ficcando il naso tra le produzioni italiane magari minori ma non per questo meno dotate di qualità, è da segnalare 5 (cinque) di Francesco Dominedò (con Matteo Branciamore, Stefano Sammarco, Christian Marazziti), storia di criminalità ambientata tra Quarticciolo e Roma est ed incentrata su cinque ragazzi cresciuti in mezzo alla strada e arrivati a portare a termine una grossa rapina il cui guadagno li guiderà in un vortice di donne e bella vita che li costringerà ad oltrepassare ogni limite senza più via di ritorno.

Esplorando le vie della commedia, invece, ci si imbatte in Un tuffo nel passato (regia di Steve Pink, con John Cusack, Rob Corddry, Craig Robinson), storia basata su tre amici che si ritrovano ad essere dei patetici quarantenni senza più sogni o aspirazioni, decisi, dunque, a ritornare indietro nel tempo per rivivere vecchie e potenzialmente rinnovabili esperienze; mentre con 13 assassini di Takashi Miike (con Koji Yakusho, Yusuke Iseya, Tsuyoshi Ihara), invece, si fa largo, anche se a gran voce di remake, ad un rispolvero di storie di samurai incentrate nell’era degli Shogun, in cui un malvagio vive a suon di stupri ed uccisioni convinto di avere l’immunità inscritta per legge. Costui, però, non avrebbe fatto seriamente i conti con i 13 assassini, ovvero una terrificante forza segreta che intraprende una roboante missione suicida per vanificare l’operato del signore del male.

Infine, sotto l’insegna del drammatico, giunge nelle sale anche Un anno da ricordare (regia di Randall Wallace, con Diane Lane, John Malkovich, Carissa Capobianco), la cui narrazione è datata 1969 relativamente alla storia personale di Penny Chenery, una classica casalinga americana con marito e quattro figli, la cui vita viene sconvolta dalla morte della madre e dalla demenza senile del padre, situazione che la costringe a fare i conti con il futuro dell’allevamento di cavalli in cui è cresciuta, di cui il fratello e il marito, contro la volontà della donna, vorrebbero fare a meno per ottenere un consistente ricavato da una eventuale vendita al miglior offerente.

Buona visione

Stefano Gallone

 

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