Questa settimana al cinema

Settimana all’insegna dell’imbarazzo della scelta di genere, quella che vede il ritorno nelle sale, probabilmente, di una folta schiera di pubblico seguace delle gesta eroiche dell’ormai fin troppo invadente marchio Marvel. Tornano sul grande schermo, infatti, gli X-men con X-men: l’inizio (regia di Matthew Vaughn, con James McAvoy, Michael Fassbender, Rose Byrne), vero e proprio prequel secondo al già divulgato X-men, le origini: Wolverine del 2009, ovvero lo “spin off” estratto dalla storia di uno solo dei personaggi del complesso di eroi da fumetto. Giunti al quinto episodio della saga, dunque, la stessa Marvel sembra voler decisamente prestare fede, nella maniera più redditizia possibile (ma non si sa fino a che punto valida), ad una esponenziale divulgazione cinematografica parallela a quella che fu il motore cardine dei variopinti volumi a fumetti. In questo caso particolare, l’intento è quello di delineare il vero e proprio epico inizio dell’intera saga rivelando una storia segreta che si nasconde dietro ai più conosciuti eventi globali. Prima che i mutanti sapessero di essere mutanti e rivelassero la loro esistenza al pianeta, prima ancora che Charles Xavier e Erik Lensherr prendessero i nomi, rispettivamente, di Professor X e Magneto, i diretti interessati vengono descritti e raffigurati nella loro primordiale essenza di semplici uomini alle prese con qualcosa che, nell’animo, riescono a percepire come particolare: si tratta di quelli che saranno i loro definitivi superpoteri. Ma soprattutto, prima di diventare acerrimi nemici, la narrazione focalizza sulla loro iniziale amicizia votata anche alla salvaguardia del pianeta. Nel loro rapporto, però, si aprì una frattura insanabile, quel taglio netto ed irreversibile che ha dato origine alla guerra eterna tra la Confraternita di Magneto e gli X-men del Professor X. Delizia forse solo per gli appassionati più accaniti.

Sempre sul filone azione, stavolta sostanzialmente priva o quantomeno decisamente più deficitaria della tipica imbottituta moderna di effetti speciali, troviamo Bronson (regia di Nicholas Winding Refn con Tom Hardy, Kelly Adamns, Katy Barker), storia di Michael Peterson, diciannovenne di buona famiglia e in perenne ricerca di notorietà che, per dar sfogo alle sue frustrazioni da mancato divismo sociale, decide bene di armarsi di fucile e rapinare un ufficio postale. Ma nemmeno in prigione si placa il suo costante desiderio di finire sulle pagine dei giornali: pur essendo stato arrestato per aver rapinato un magrissimo bottino, il ragazzo continua a picchiare ed attaccare chi gli sta intorno, finendo per allargare la sua pena di detenzione da sette a trentaquattro anni, trenta dei quali in regime di totale isolamento.

Sul versante thriller alleggerito ci imbattiamo in London Boulevard (regia di William Monahan, con Colin Farrell, Keira Knightley, David Thewlis), storia di un piccolo criminale londinese che, dopo un periodo di reclusione, esprime il desiderio di cambiare vita riuscendo, come risultato, a trovare un lavoro come maggiordomo di una ricca quanto solitaria e depressa attrice. La donna ripaga il fedele assistente a suon di soldi, lusso e sesso, ma il violento passato dell’uomo è sempre sul punto di riemergere autonomamente.

La fucina del genere drammatico, invece, propone alla ribalta il francese Le donne del 6° piano (regia di Philippe Le Guay, con Fabrice Luchini, Sandrine Kiberlain, Natalia Verbeke), coscienzioso spaccato della Parigi anni ’60, nella quale Jean-Louis Jouvert è un tranquillo ed annoiato borghese la cui moglie è la pura incarnazione del tipo mondano. Con figli in collegio e un ufficio finanziario sulel spalle, gli apparenti equilibri della famiglia vengono completamente sconvolti quando un eccentrico cameriere spagnolo arriva ad abitare al sesto piano del loro edificio, un alloggio già abitato dai loro stessi servitori. Jean-Louis cercherà legame con tutti loro, ma sarà proprio lui a subire un radicale cambiamento specialmente dopo aver conosciuto la giovane, bella e gioiosa Maria.

Altro giro ad alta tensione interiore è offerto da Punto d’impatto (regia di Matthew Chapman, con Liv Tyler, Charlie Hunnam, Patrick Wilson) in cui un giovane professore universitario, Gavin, subisce il tentativo di essere tirato giù dal cornicione di un palazzo, intento a lanciarsi nel vuoto, da parte di un detective della polizia, Hollis che però, conversando con il potenziale suicida nel tentativo di dissuaderlo, scopre che questi “deve” saltare giù entro mezzogiorno. Entrambi, però, sono accomunati dall’aver subito, di recente, un grosso trauma, fattore che, poco dopo, vedrà i loro ruoli inspiegabilmente invertiti.

Buona visione.

Stefano Gallone

 

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