Quentin Tarantino choc: «Potrei ritirarmi dopo il decimo film diretto»

Quentin Tarantino, un uomo e una personalità fuori dagli schemi

Se la notizia fosse confermata, saremo sull’orlo del ritiro di uno dei registi che più ha segnato, con la sua opera variegata e ricca di riferimenti al cinema italiano d’autore, la storia della cinematografia recente. Parliamo di Quentin Tarantino, il 49enne regista di Knoxville, nel Tennessee, che intervenuto sulle pagine di Playboy – nella versione statunitense – ha confermato delle voci che egli stesso aveva iniziato a far girare già da tempo, ovvero di un possibile ritiro dalle scene dopo aver diretto il decimo film della sua carriera.

Dopo Reservoir Dogs del 1992, Pulp Fiction nel 1994 (premiato con un Academy Award, due Golden Globe, un Bafta e due David di Donatello), Four Rooms (1995), Jackie Brown (1997), le due edizioni di Kill Bill nel 2003 e nel 2004  – in origine un film unico di oltre 5 ore, poi diviso per scelta insindacabile del regista in due uscite – che gli valsero un grande successo in termini di pubblico ma minore come riconoscimenti di grande spessore, Grindhouse (2007), Unglorious Bastards - di nuovo un Oscar un Golden Globe e un Bafta – del 2009 e il film di prossima uscita Django Unchained, la prossima produzione del regista, non ancora confermata, dovrebbe anche essere l’ultima di una pur lunga carriera, durata oltre venti anni.

Queste le parole di Tarantino: «Se dovesse succedere qualcosa nel mio cuore, se avessi una nuova storia da raccontare potrei tornare. Ma se dovessi fermarmi a 10 film mi starebbe comunque bene come testamento artistico». Per il regista statunitense, ciò che è davvero importante è proseguire attraverso una linea piuttosto ben definita, che ricolleghi idealmente tutta la produzione, e quindi la possibilità di “invecchiare” fisicamente, andando così a inficiare la sua produzione fino a diventare «un vecchio film maker» è un’idea che non può nemmeno essere contemplata.

L’opera di Tarantino è da sempre stata considerata fuori dagli schemi consueti: influenzata dalla cultura pop, impregnata di dialoghi dal registro alto e da scene spesso molto violente, richiama le pellicole d’azione asiatiche tanto quanto il genere spaghetti-western che ha fatto la fortuna di Sergio Leone, in una commistione di generi insolita, che lo ha reso celebre e apprezzato da un consesso sempre più ampio di critici e pubblico.

Stefano Maria Meconi

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