Quelle licenziosità sussurrate all’orecchio…

Stefania Sandrelli nel film di Tinto Brass "La chiave"

Roma – «E dimmi che cosa mi faresti…» oppure «Raccontami qualcosa di piccante che hai fatto…» e anche «Cosa vorresti che ti facessi…» non vi è mai capitato un amante che mentre si diletta nel ridisegnare la geografia del vostro corpo vi sussurrasse all’orecchio paroline che vi invitavano a raccontargli nel dettaglio sconcezze di vario tipo? Nooo? Beh, siate pronte care fanciulle, ma anche cari fanciulli, perché non manca chi trova farsi raccontare un atto sessuale tanto eccitante quanto l’atto stesso.

Di solito certe richieste arrivano almeno dopo qualche settimana di frequentazione e di round di sesso più o meno acrobatico e di solito capita per caso, magari mentre fate l’amore la vostra lei o il vostro lui vi chiede di raccontare nel dettaglio cosa vorreste fargli o cosa vorreste che lui facesse a voi.

Quando si verificano certe circostanze si possono, solitamente, avere due tipi di reazioni: o si incarna la parte della frigida/pudica/bacchettona/repressa e la cosa finisce lì, oppure si sta al gioco e si inizia questa singolare esperienza che, è bene saperlo, può riservare gradevoli sorprese.

Non sono pochi gli uomini – per noi femminucce le cose sono ben diverse e meno problematiche – che amano sentirsi sussurrare certi particolari e in alcuni casi il vostro racconto addirittura può servire a fargli mantenere la concentrazione, per la serie “si gode con la testa oltre che col corpo”.

La cosa essenziale è soffermarsi sui dettagli del racconto e mai cadere subito nell’ovvietà: strano a dirsi chi predilige questa pratica piuttosto “cerebrale” è molto attento ai particolari, alle atmosfere che saprete evocare, persino ai vestiti che voi o gli altri protagonisti dei racconti potevano indossare all’epoca dei fatti.

Quindi non siate tirchi con dettagli, particolari, riferimenti ai suoni, agli odori, alla temperatura, ai luoghi e, cari i miei stalloni, non dimenticate una cosa: forse poche donne chiedono esplicitamente di sentirsi sussurrare certe cose, ma quasi tutte gradiscono che apparecchiate la tavola prima di servire il piatto forte, del resto – si sa – l’organo sessuale della donna è il cervello.

Di solito la cosa che funziona di più è raccontare i propri desideri, ma anche passate esperienze particolarmente stuzzicanti possono servire al caso, ma questo dipende molto dalla persona che avete di fronte. O dietro.

Raccontare, però, non è solo un valido coadiuvante sotto le lenzuola, quando ormai si va a briglia sciolta, i vestiti sono spariti e l’aria diventa decisamente bollente.

Immaginate, per esempio, di essere in auto con il vostro lui, magari in una strada di montagna mentre cercate di raggiungere una qualche destinazione – scegliete voi: terme, agriturismo, ristorante, villa in campagna di amici -  siete nervosi, non trovate la strada, avete quasi bisticciato e vi fermate un attimo per chiedere informazioni e stemperare la tensione cercando di farvi due risate. Così tra un bacio e una carezza potreste iniziare il gioco mentre cercate la strada, creando un diversivo, una distrazione e… un antipasto: dopo la teoria – è risaputo – si passa alla pratica.

Comunque, che decidiate di sciorinare all’orecchio dell’amato le peggiori porcate, le vostre migliori avventure degne di una erotomane navigata, sia che preferiate sia lui a esporvi nei dettagli cosa vorrebbe farvi, non disdegnate il potere del racconto. La narrazione del sé è sempre positiva e costruttiva e la narrazione del sé sessuale non può che alimentare il vostro rapporto con nuova linfa. E se finite i racconti? Beh, potete sempre inventare!

Lady G.odiva

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