Quei rimborsi elettorali sulla testa di Tonino

Antonio Di Pietro di nuovo indagato dalla magistratura. Lui si difende: “Ci sono persone che non si rassegnano alla propria sconfitta politica e continuano ad infangare gli altri”

di Chantal Cresta

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

Roma – WakeUpNews ne aveva già parlato qualche settimana fa: Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per truffa ai danni dello Stato.

L’imbroglio riguarderebbe l’acquisizione indebita di rimborsi elettorali per le elezioni Europee del 2004, nelle quali Antonio di Pietro si presentò affiancato dalla lista di Elio Veltri, giornalista e politico e all’epoca dei fatti vicino all’entourage di Tonino. Oggi, invece, è lo stesso ex dipietrista ad accusare formalmente il leader IDV davanti ai pm, sostenendo che i fondi elettorali erano amministrati da una sorta di “associazione di famiglia” che faceva capo a 3 persone: Antonio Di Pietro, sua moglie Susanna Mazzoleni e il Tesoriere dell’IDV, Silvana Mura.

LA TESI DEGLI INQUIRENTI – Il punto centrale dell’inchiesta nella quale, ancora una volta, Tonino è implicato, tratterebbe uno sdoppiamento di identità tra il partito Italia dei Valori e una omonima Associazione. Il primo con sede a Roma, la seconda a Milano. Il primo depositario del progetto politico, con rappresentanza in Parlamento e presenza elettorale. La seconda detentrice dell’assetto organizzativo e, soprattutto, finanziario dell’intero organismo IDV. Secondo gli inquirenti il gioco consisteva nell’ambiguità tra queste due strutture: quando il partito si presentava alle elezioni era, poi, l’Associazione civile a gestione privata a riscuotere i fondi statali di rimborso. Un’attività resa ancora più grave dal fatto che la consorte dell’ex pm non è un soggetto politico né dentro né fuori l’IDV.

LA TESI DI DI PIETRO – Per il leader di Italia dei Valori, invece, la verità è ben diversa e lui stesso non manca di esporla in modo ampio e prolisso sul suo blog. L’ex pm –  dopo un lunga disquisizione sull’inattendibilità di Veltri il quale avrebbe il dente avvelenato a causa di vecchie ruggini tra i due – scende nel merito dell’indagine. Essa è semplice e facilmente riassumibile: “Il movimento politico Italia dei Valori e l’associazione politica avente statutariamente lo stesso nome non sono due entità diverse – come vorrebbe far credere l’On. Elio Veltri (già smentito dai tribunali civili e penali). L’Italia dei Valori ha sempre avuto una ed una sola “soggettività giuridica” e come tale è stata sempre esteriorizzata”.

IPOTESI – Semplice vero? Non c’è illecito perché non c’è differenza. Associazione e partito sono la medesima cosa e sulla base di quella totale “soggettività giuridica” Tonino si chiama fuori da ogni sospetto. Eppure vi sono dei dettagli che offuscano le dichiarazioni di Di Pietro.

Schede elettorali

Primo. Lo Statuto ufficiale dell’IDV sostiene che: “L’Associazione promuove la realizzazione di un partito nazionale organizzato in forma federale su base territoriale regionale…” (Art. 2). Continuando a leggere, si scopre anche che vi è una distinzione tra Presidenza ed alte cariche dell’Associazione e quelle del partito: “La presidenza nazionale del Partito spetta al presidente dell’Associazione”, ovvero Di Pietro (Art. 10). Stessa sinfonia per il ruolo di Tesoriere ricoperto dalla Mura in entrambe le strutture (Art. 11). Se le parole hanno un senso, parrebbe esserci una distinzione tra Associazione e partito, laddove il secondo pare, per definizione, promosso ed orchestrato dalla prima anche se ai vertici siedono gli stessi uomini. Dunque, due realtà affini e coese, ma sempre due.

Secondo. La definizione utilizzata da Di Pietro «sola “soggettività giuridica”» è una capriola dialettica degna di un principe del Foro. E’ vero, infatti, che l’Associazione e il partito hanno sempre avuto una sola identità economico-tributaria ma ciò perché, per anni, il partito non ha avuto una sua propria “carta d’identità” specifica: un codice fiscale, una partita IVA e un conto corrente. Dal 2000 al 2009, ogni movimento e rendiconto ha fatto capo al codice fiscale dell’Associazione n. 9002959028 ed al conto corrente ad essa abbinato, gestito dalla Mura ed intestato agli altri due fondatori, Di Pietro-Mazzoleni.

Terzo. Nel gennaio 2009, accade qualcosa. Tonino, per zittire le sempre più insistenti voci sull’illegalità dei rimborsi, sigla un atto notarile nel quale si definisce il nuovo Statuto del partito e si chiarisce, una volta per tutte, la singola identità dell’IDV come persona giuridica. Peccato che quel nuovo documento non sia mai entrato effettivamente in vigore, perché mai approvato dall’Assemblea dei soci di partito, organo previsto nello stesso primo manifesto dell’Associazione.

Vignetta satirica

Dunque, più che di un chiarimento sulla posizione del partito, si sarebbe trattato di un’astuzia mediatica firmata dallo stesso Di Pietro allo scopo di mettere a tacere i sospetti su possibili illeciti e continuare a gestire i soldi pubblici. Una furbata, per altro, fatta in assenza di testimoni e senza traccia di delega da coloro che avrebbero dovuto legiferare sul nuovo foglio di partito, compresa la moglie.

Sarà la magistratura a definire i termini dell’ultimo scandalino in salsa Di Pietro. Per il momento, ammettendo che l’ex pm sia nel giusto, dalle ricostruzioni si può avanzare solo una domanda: perché  dover definire con delibera notarile un nuovo Statuto nel quale si chiarisce la posizione organizzativa, giuridica e, soprattutto, fiscale di un partito che esiste già da 10 anni? Sentiremo gli inquirenti.

Foto | via http://www.iljester.it; http://upload.wikimedia.org; http://www.ilgiornale.it; http://farm3.static.flickr.com

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