Quando il made in china si trova anche sul pecorino

Provate a chiedere a un pastore lucano se è possibile fare un formaggio pecorino con latte di mucca

foto1grande1927Poi provate a chiederlo a un cinese. A Pechino, dopo le Olimpiadi, sembrano capaci anche dell’impossibile. Basta girare per i supermercati ed imbattersi in caciotte di pseudo-pecorino con tanto di bandierina italiana e con l’immagine stampata sull’incarto raffigurante l’animale simbolo del formaggio in questione. La mucca appunto…

La Coldiretti ha condotto un’indagine sui falsi italiani all’estero. Dal rapporto è scaturito che tanti prodotti agroalimentari vengono taroccati oltre i confini italiani, a volte in maniera goffa come succede in Cina con il pecorino. Tutto questo a scapito dell’immagine del Paese e dei suoi prodotti. E delle esportazioni dei marchi originali italiani che subiscono inevitabili e bruschi rallentamenti. Beffati dalla concorrenza sleale del prodotto contraffatto che si appropria indebitamente dello scaffale o dello spazio frigo.

Secondo il presidente Coldiretti, Sergio Marini: «Occorre estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare in etichetta l’origine». Così come da qualche tempo si fa con l’olio.

457bc28110136ba63b9d4e8325ad6b7cL’Italia è il primo Paese in Europa per il numero di prodotti registrati: ben 182 tra formaggi, salumi, olio extra vergine d’oliva. Con i marchi d.o.c. (denominazione origine controllata, ), d.o.c.g. (denominazione origine controllata e protetta, come i vini Barolo, Chianti, Prosecco di Asolo), d.o.p. (denominazione origine protetta, come il capocollo calabrese), i.g.p. (indicazione geografica protetta, come la bresaola della Valtellina), s.t.g. (specialità tradizionale garantita).

Questi prodotti, fiori all’occhiello del belpaese, vengono quotidianamente insidiati dalla ricotta australiana, dal formaggio romano dell’Illinois, dalla pasta riprodotta in Portogallo con il marchio “Spaghetti napoletana”.

Per non parlare del Parmigiano reggiano e delle sue mille reincarnazioni. Come il Reggianito della Pampa o il Parmesello del Belgio. O di quegli chef americani che preparano la polenta senza aver neppure la più pallida idea di dove si trovi la Val Brembana. E se passando da Instanbul ci venisse voglia di uno spuntino, potremmo sempre chiedere un panino con la Turkey Bologna (un surrogato di mortadella bolognese). Cose turche.

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