Quando anche morire è un problema

Washington – E’ morto Jack Kevorkian il discusso “dottor morte”, paladino dell’eutanasia.
Morto, secondo quanto riferiscono i medici, per cause naturali all’età di 83 anni in un ospedale dell’area di Detroit.

Kevorkian si era laureato in medicina in Michigan nel 1952.

Il suo primo suicidio assistito risale al 1990 e portò alla morte dell’anziana Janet Adkins malata di Alzheimer. Jack fu accusato di omicidio ma in mancanza di una legge specifica che trattasse il caso fu assolto.

La sua azione si fece più intensa proprio in questi anni; tra il 1990 e il 1998 aiutò a morire circa 130 persone.

Il “dottor morte”, questo il nome con il quale in molti lo conoscevano, non mancò  di pubblicizzare la sua attività. Nel 1998 inviò alla Cbs un video nel quale aiutava al suicidio un 52 enne affetto dal morbo di Gehrig. Conseguentemente all’uscita del video si alzò un polverone di polemiche, dovuto  alla spettacolarizzazione della morte portata avanti da Kevorkian e soprattutto al rifiuto dell’opinione pubblica nell’ accettare la soluzione estrema proposta dal medico.

Tema ancora aperto quello del suicidio assistito, che sicuramente merita di essere trattato con estrema chiarezza.
Nel giuramento di Ippocrate circa (420 a.c.) si legge: «Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio».

Come possiamo ben vedere un argomento di indubbia importanza, argomento che ci portiamo dietro da sempre.
E’ importante a questo punto fare chiarezza sulle distinzioni accostate al tema dell’eutanasia.

Si parla di eutanasia attiva diretta quando la morte è causata dalla somministrazione di farmaci che portano al decesso. Ci riferiamo, invece, all’eutanasia attiva indiretta quando come effetto secondario si provoca la morte di un soggetto, dopo l’utilizzo di sostanze che alleviano il dolore.

L’eutanasia è passiva quando conseguentemente all’interruzione di un trattamento medico, necessario per la sopravvivenza, subentra la morte dell’individuo.

Si definisce l’eutanasia “volontaria” quando un soggetto capace di intendere e di volere chiede il rispetto della sua decisione. E’ invece non volontaria quando una persona designata fa le nostre veci.

Il suicidio assistito comprende quei casi dove una persona che spontaneamente decide  di morire, ottiene tutto l’aiuto medico e amministrativo necessario.

Nel nostro paese il dibattito politico è ancora acceso, recenti i casi che hanno portato alla luce una mancanza di leggi che possano esaurire in maniera chiara e netta le tante chiacchiere fatte fino ad oggi  su questo problema.

Quando si uscirà dalla logica delle divisioni partitiche e si comincerà ad affrontare il tema in maniera veramente risolutiva cercando di mettere in primo piano la libera scelta, fondamentale principio democratico, portando avanti il concetto che tutti siamo liberi di scegliere ciò che è meglio per la nostra vita anche se questo debba significare la fine, allora il problema sarà veramente risolto.

Mauro Foglietta

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews