Quadro di Andy Warhol venduto per 105 milioni di dollari

Silver Car Crash, la mega-opera di Andy Warhol acquistata per 105 milioni di dollari

Silver Car Crash, la mega-opera di Andy Warhol acquistata per 105 milioni di dollari

New York – Ieri, nel corso di una delle consuete aste di opere d’arte della casa Sotheby’s di New York, è stata venduta l’opera “Silver Car Crash” di Andy Warhol, per la sbalorditiva cifra di 105 milioni di dollari, pari a circa 78 milioni di euro. La somma, che non è la più alta per una singola opera d’arte in genere, lo è però per l’artista, scomparso il 22 febbraio 1987.

L’OPERA – Silver Car Crash (letteralmente, l’Incidente automobilistico d’argento), dalla dimensione monumentale (267×417 cm.), fu realizzata nel 1963, come parte della serie “Death and Disaster” (Morte e Disastro), le cui altre tre parti sono già presenti in diversi musei del mondo, ed è considerata un’opera dal particolare rilievo sociologico, prima che artistico, poiché raffigura tutti gli istanti, come una serie di scatti a rallentatore, di un’incidente automobilistico nel quale l’autovettura si schianta contro un albero. È, in sostanza, l’affronto dell’umanità alla natura e alla sacralità della vita, uno scontrarsi contro dogmi e idee, e in un senso ancora più ampio la morte dell’uomo com’era stato sino ad allora.

LA STORIA – Il quadro di Warhol, dalla sua realizzazione, fu esposto per una sola volta al pubblico, nella galleria Saatchi di Londra, nonché nella selling exhibition di Amburgo, una sorta di mostra, realizzata da Gunter Sachs, per mostrare le opere acquistabili dell’artista, che si tenne nella città tedesca. In tutto questo tempo, l’opera è rimasta in mano privata, unica tra le quattro della serie, finché l’ultimo acquirente ha deciso di metterla all’asta, con un prezzo di partenza fissato a sessanta milioni di dollari, a dimostrazione dunque del particolarissimo interesse dei collezionisti per uno dei tanti capolavori di Andy Warhol.

I PRECEDENTI DA RECORD – L’arte è una merce di scambio sin da tempo immemore. Con l’avvento della comunicazione globale e delle case d’asta, tuttavia, gli acquisti sono divenuti ancor più combattuti, a colpi di rilanci (spesso telefonici o via internet) sensazionali. Ne è la dimostrazione evidente il trittico di Francis Bacon, che ha raggiunto l’esorbitante quotazione di 142 milioni di dollari, battuto da Christie’s giusto l’altro giorno (probabilmente all’italiano Francesco De Simone Niquesa, che possedeva uno dei tre quadri), e dai Giocatori di carte di Cézanne, acquistato dalla famiglia reale del Qatar da un privato (il greco George Embiricos), per quasi 300 milioni di dollari. Il proverbio, per una volta, sbaglia: l’arte ha prezzo, e che prezzo!

Stefano Maria Meconi

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