Protesta a Montecitorio: “L’acqua è un diritto non una merce”

Dal 16 novembre 2009 l’acqua in Italia potrebbe cessare di essere un bene pubblico. Cittadini, Forum italiano per i movimenti dell’acqua, Verdi, Prc, Idv e rappresentanti della Regione Lazio dicono ”no”

di Anna Clelia Cagnetta

Giovedì mattina a Roma centinaia di persone hanno protestato davanti alla Camera dei Deputati, in piazza Montecitorio, per ribadire il loro “no” alla privatizzazione dell’acqua. Proprio in questi giorni, infatti, la Commissione Affari Costituzionali della Camera sta discutendo il decreto legge 135/09, approvato al Senato lo scorso 4 novembre, il cui articolo 15 sancisce che i servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia elettrica, gas e quindi anche acqua) hanno rilevanza economica e possono essere gestiti da privati.

Foto Presidio Acqua Montecitorio 12-11-2009
Manifestanti in piazza Montecitorio 12-11-2009

Al presidio hanno partecipato cittadini, Verdi, Rifondazione Comunista, esponenti dell’Italia dei Valori, rappresentanti della Regione Lazio e un centinaio di attivisti del Forum italiano dei movimenti per l’acqua , i quali, con le mani dipinte di blu, hanno urlato “Vergogna”, “Acqua Pubblica” e srotolato striscioni dalle scritte “L’acqua è un diritto, non una merce” e  “Voi 630 deputati, noi 406.000 cittadini”. È questo infatti il numero dei cittadini che ha presentato in Parlamento una legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione dell’acqua: oltre 400.000 firme raccolte a sostegno di una legge depositata ormai da due anni.

Proprio così, perché il processo di privatizzazione dell’acqua non ha storia recente. Già sotto il governo Amato, con la legge Galli del 1995, è stata introdotta la presenza dei privati nella rete idrica. Il 6 agosto 2008 poi, quando gran parte degli italiani erano in vacanza, il Parlamento approvò l’articolo 23 bis della legge 133/2008 (ex decreto legge del ministro Tremonti), con il quale il governo Berlusconi stabilì l’obbligo di gare d’appalto per l’affidamento dei servizi pubblici locali a privati.

Ai Comuni resta tuttavia la possibilità, dopo essere passati sotto il controllo delle diverse autority, di optare per una gestione del servizio “in house”, cioè fuori dal mercato finanziario.

Ma poco più di un anno dopo, il 10 settembre 2009, il Consiglio dei Ministri approva un decre­to legge (l’accordo Fitto-Cal­deroli), che sancisce la cessazione, entro il 31 dicembre 2011, degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, impedendo quindi che qualsiasi forma di gestione pubblica possa essere attivata in futuro. Di contro, si concede l’affidamento della gestio­ne dei servizi idrici a imprenditori o società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata), con capi­tale privato non inferiore al 40%.

Si tratta del decreto 135/09, quello approvato al Senato il 4 novembre scorso, che, se convertito in legge, obbligherà tutti gli enti comunali e regionali a munirsi delle misure necessarie per garantire ai privati la fornitura del servizio dell’acqua corrente.

L’acqua, insomma, non sarà più un bene pubblico ma merce nelle mani delle multinazionali, come già avviene per le acque minerali.

acqua latina 2Le conseguenze che ne deriverebbero vanno dalla diminuzione degli investimenti nel settore della manutenzione e ristrutturazione degli acquedotti, all’aumento delle tariffe per i consumatori (fino al 61%). A Latina, ad esempio, la Veolia, multinazionale che gestisce l’acqua locale, ha già stabilito un aumento del 300% sulle bollette. In un’intervista a Help Consumatori, Paolo Carsetti, segretario nazionale del Forum dei movimenti per l’acqua, spiega che in Italia la privatizzazione dell’acqua potrebbe comportare anche un aumento dei consumi del 17% mettendo seriamente a rischio le generazioni future.

La progressiva privatizzazione dell’acqua, dunque, non ha risvolti esclusivamente politici ed economici. Alcuni scienziati sostengono che, intorno al 2020, problemi quali inquinamento e crescita demografica, uniti ad un’inappropriata gestione della risorsa idrica, potrebbero impedire a circa 3 miliardi di individui (su 8 miliardi) di accedere all’acqua potabile. Qualcosa di inammissibile perché l’acqua è una risorsa di tutti, perchè l’acqua è parte di noi.

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Una risposta a Protesta a Montecitorio: “L’acqua è un diritto non una merce”

  1. avatar
    sergio 30/11/2009 a 19:29

    Inutile ibadire che si vergognino. Ricordiamoci che sono “quelli” che fanno parte di un governo e che eretto ad “eroe” un tipino niente male come vittorio mangano. Con questo ho detto tutto. Good Night and Good Look!!

    Rispondi

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