Prosa, musica e contaminazioni in scena con Iacchetti e il suo Gaber

Enzo Iacchetti porta in scena 'Chiedo scusa al Sig.Gaber'. Canzoni e monologhi per rendere omaggio al cantautore milanese

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La locandina dello spettacolo (rbcasting.com)

Rendere omaggio ad un artista, di qualunque genere, è sempre un’ardua sfida. Anche se ad eseguirlo è uno scrittore, un teatrante, un pittore di chiara fama e ben conscio del proprio talento, già si sa che non potrà essere uguale a colui/colei che sta cercando di omaggiare. Colori, parole, ritmi cambiano. Non tutti gli omaggi, però, sono uguali. Molti artisti, col rischio di essere criticati il doppio, preferiscono eseguire un omaggio particolare, cioè eseguito “alla propria maniera” invece che a quella dell’artista, cambiando qua e là qualcosa ma restando fedeli al loro maestro. È innestandosi in questo solco che Enzo Iacchetti esegue il suo omaggio a Giorgio Gaber in Chiedo scusa al Sig. Gaber, al Teatro Lo Spazio di Roma, in scena fino al 28 aprile.

CANTO E PAROLA ALLA MANIERA DI GABER – Dal titolo furbescamente descrittivo, Iacchetti ci conduce verso il mondo di uno dei più grandi e celebri cantautori italiani, attraverso una serie di canzoni e monologhi, fedeli e un po’ arrangiate, con contaminazioni di altri artisti, omaggiando così anche la musica in generale, da Zucchero alle colonne sonore (come quella de la Famiglia Addams). «È uno spettacolo di 8 monologhi e 12 canzoni senza interruzioni – racconta Iacchetti – di cui mi sono permesso di “stracciare” gli spartiti e ricomporli, facendo delle contaminazioni. I monologhi invece sono scritti in maniera comica, di stampo cabarettistico». Spettacolo che si dimostra anche difficile in alcune esecuzioni. «Nella canzone L’orgia – continua Iacchetti – ci sono ben nove contaminazioni e per me è la più difficile. Cantiamo e suoniamo dieci canzoni diverse».

SINCERITÀ, COLORE E RICORDI – Accompagnato dalla triestina Witz Orchestra e dal maestro Marcello Franoso al pianoforte, Iacchetti accoglie la conferenza stampa tranquillo, accomodando i giornalisti in platea e facendo loro ascoltare un quarto d’ora di prove di spettacolo attraverso tre canzoni, rispettivamente Torpedo blu, Barbera e champagne e Il Riccardo. Ride, scherza, si diverte con l’orchestra e dirige. Si respira un’aria poco solenne e molto accogliente, che mette a proprio agio anche coloro che sono venuti a “curiosare”: gesto molto nobile.

Iacchetti in scena (tempi.it)

Sul palco piccole sculture luminose rappresentanti canzoni del cantautore milanese irradiano la scena, come la lambretta del Cerutti Gino. Tra queste sculture e uno sfondo che cambia colore, Iacchetti si abbandona ai ricordi. Dopo aver ricordato che con questo spettacolo festeggia i suoi 35 anni di carriera, Enzo spiega il perché dello spettacolo: «Giorgio era un amico di famiglia. Già dall’anno dopo la sua morte nacque il Festival Gaber a Viareggio, che ho diretto per 9 anni, dove molti cantanti e cantautori (da Renato Zero a Ligabue, dalla Nannini a Guccini) hanno interpretato i testi di Gaber. Anche a me hanno chiesto di partecipare, sapendo che cantavo. È partita così nel 2010 l’idea del disco, che ha venduto parecchie copie, e poi di questo spettacolo».

Spettacolo vero, sincero e dal tocco personale, Chiedo scusa al sig. Gaber si mostra ricco di comicità e un pizzico di malinconia (con il testamento spirituale Se ci fosse un uomo, unico testo del repertorio non cabarettistico del cantautore), risultando convincente e divertente. Con aspirazioni alla Carmelo Bene, Iacchetti costruisce uno spettacolo di cui già sappiamo che è un “omaggio” e non una “copia”; spettacolo che, come ha affermato lo stesso Iacchetti, è volto a «(…) far sì che chi conosce Gaber non lo dimentichi mai, e chi non lo conosce possa sapere quanto fosse bravo, inimitabile e irraggiungibile».

Francesco Fario

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