Processo breve: è guerra aperta

Che la giustizia in Italia sia lenta lo ammettono gli stessi magistrati, ma che la soluzione al problema dei tempi lunghi dei processi penali sia imposta per legge fa storcere il naso non solo ai giudici e ai membri dei partiti d’opposizione ma anche ai cittadini in attesa di sentenza

di Sabina Sestu

Il senato ha approvato l’articolo 2 del ddl sul processo breve tra le vive proteste dei partiti dell’opposizione. Cartelli recanti le scritte “Processo breve giustizia morta” e “Berlusconi fatti processare” sono stati mostrati non appena si è saputo il risultato della votazione, così come vi sono stati interventi immediati e diretti di alcuni esponenti del Pd e dell’Idv in aula. Ma come mai tutta questa bagarre? I dissensi sono nati perché la legge prevede che, dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm, scatta la prescrizione per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione». Anzi, ad essere più precisi, i tempi di estinzioni dei processi prevedono tre anni in primo grado, due in appello e un anno e sei mesi per la Cassazione. Ciò significa che, se non vengono rispettati i tempi previsti per legge, il processo si ritiene estinto, tanto è vero che sono stati persino previsti rimborsi per coloro i quali subiscono un processo “lumaca”.

Per il Pdl questa nuova legge tende a sveltire i processi, a ridurre i costi della giustizia, a  dare giustizia certa in tempi ragionevoli. Per i partiti di opposizione e per l’Anm, invece, si tratta di una legge anticostituzionale, fatta ad personam e che tende a favorire la criminalità per salvare solo certuni interessi personali di alcuni esponenti della maggioranza.

Dura la reazione del presidente del Consiglio: “Sono tutti intellettualmente disonesti perché non si tratta di problemi di Berlusconi, come dice qualcuno, ma semmai di aggressioni giudiziarie a Berlusconi e al presidente del Consiglio. Questa e’ una cosa sicura e certa e pensate che i processi che sono in corso -Mills e il ‘processo dei diritti’- sono dei processi nati non solo quando io non ero in politica, ma che soprattutto sono totalmente infondati. Sono delle vere e proprie calunnie inventate”.

Non la pensa allo stesso modo il leader dell’Idv Antonio Di Pietro che parla invece di un “processo ad impunità assicurata“, perché i procedimenti d’ora in poi non si faranno più e i delinquenti se la spasseranno alla faccia delle vittime e della giustizia. Secondo l’ex magistrato di Mani Pulite, il disegno di legge è un vero e proprio ammazza processi e ammazza giustizia che serve solo alla casta degli amministratori pubblici, ai faccendieri senza scrupoli, ai truffatori, agli sfruttatori della prostituzione e a una lista infinita di soggetti che agiscono nell’illegalità e che, d’ora in poi, sanno che possono farlo anche con garanzia di impunità. Per Di Pietro si tratta della più grande amnistia mascherata della storia.

Silvio Berlusconi

Per  il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini, “il presidente del Consiglio  continua ad avere scarso senso delle istituzioni usando espressioni ingiuriose nei confronti dei magistrati. Per reagire a questa pretesa persecuzione giudiziaria la maggioranza e il governo decidono di distruggere l’intera giustizia penale in Italia. Si stanno mettendo in discussione le fondamenta dello Stato democratico“.

La battaglia su questo contestato decreto continuerà alla Camera mentre il Csm sta già pensando se inserire le nuove accuse rivolte da Silvio Berlusconi – che ha parlato dei pm di Milano come di un “plotone di esecuzione”-  nel fascicolo già aperto e sempre più voluminoso, visto le ormai quotidiane dichiarazioni rese dal presidente del Consiglio in materia. Saranno anche queste oggetto di estinzione grazie al processo breve?

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