Privatizzazioni: un passo in avanti ma c’è l’inganno

governo su privatizzazioni

Palazzo Chigi (www.ilmondo.it)

ROMA – Letta ha annunciato privatizzazioni per un incasso da parte dello Stato di 10/12 miliardi. Neanche il tempo però di finire la frase, e le critiche gli sono fioccate addosso.

Gli obiettivi delle riforme secondo quanto indicato dal Consiglio Europeo sono la riduzione del cuneo fiscale, punto fondamentale per il nostro sistema del lavoro e possibile soltanto attraverso la riduzione della spesa pubblica, e poi quello di porre un freno al nostro acerrimo antagonista di sempre, il debito pubblico.

LE MANOVRE – Per raggiungere questi obiettivi si è annunciata la volontà di dismettere,  in misura parziale, 8 società tra quelle a partecipazione pubblica, attraverso la vendita delle quote detenute. Con la cifra in rientro si finanzierebbe per metà la riduzione del debito 2014, e con la parte restante si ricapitalizzerebbe la Cassa Depositi e Prestiti. In questo modo si ridurrebbe il deficit e si andrebbe incontro alle critiche di Bruxelles sulla Legge di Stabilità, riguadagnando i margini per gli investimenti di 3 miliardi di euro nel 2014.

L’idea esposta da Saccomanni è quella di mettere in vendita quote di società detenute dallo Stato senza però andare a modificare in maniera definitiva il loro controllo, che resterebbe in mano pubblica.

Soltanto restituendo al mercato il 3% di Eni si incasserebbero 2 miliardi, e senza scendere sotto il valore del 30%, mantenendo così la fetta più grande. La quota in Snam invece frutterebbe 800 milioni. Poi ci sono Grandi Stazioni (Ferrovie Dello Stato), Enav (traffico aereo), Sace (export) , Cdp Reti. E ancora Fincantieri, detenuta al 99% tramite Fintecna controllata sempre da Cdp; Stm, holding che controlla StmMicroelectronics e detenuta al 50% dal Tesoro; Tag, ovvero il tratto austriaco del gasdotto che va dalla Russia all’Italia, per 89% di Cdp.

Tutte queste aziende non andranno interamente sul mercato, e quindi lasciate libere di sottoporsi alle leggi della concorrenza, ma lo faranno soltanto in parte, con lo Stato che ne trarrà in vantaggio il beneficio dei relativi valori.

LE CRITICHE – Una delle critiche più importanti è quella secondo cui l’operazione servirebbe solamente a pagare le spese correnti, e niente più. Un po’ come per la questione ormai retorica dei 14 euro in busta paga, che lo stesso Letta però ha in realtà definito priva di fondamento: un afflusso di denaro, ma che poi spendendolo si dovrebbe ripagare di nuovo in futuro.

eni privatizzazioni

Palazzo dell’Eni (www.panorama.it)

Un’altra obiezione piuttosto marcata è che cedere asset del Tesoro ad aziende controllate da Cdp non significa privatizzare, perché quest’ultima è in ogni caso una società detenuta dallo Stato (80% Tesoro e 20% fondazioni bancarie). In questo modo le aziende resterebbero sempre sotto il controllo del Tesoro, anche se in maniera indiretta. E della cifra totale annunciata, le casse pubbliche ne vedrebbero – se tutto va bene – a malapena un quinto.

Quindi secondo diversi commentatori in un certo senso queste manovre non sarebbero particolarmente utili alla vera e propria riduzione del debito pubblico, ma al massimo potrebbero rappresentare soltanto un primo passo verso quella via. Con annesso però una sorta di inganno, che per di più costituirebbe anche un bel regalo alle banche.

Anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi le ha d’impatto bollate, affermando che «come sono state fatte non vanno bene», e che «togliere il 3% ad Eni è un’operazione senza valore strategico». La tesi esposta è che le privatizzazioni debbano servire più concretamente ad un obiettivo preciso. Quindi non tanto quello di ridurre di poco il cuneo fiscale, ma tutt’al più di creare nuova occupazione, problema grave quanto la fiscalità sul lavoro, o forse anche maggiore.

Comunque il programma all’inizio annunciato per il prossimo anno ha iniziato a prendere piede già da ora, e questo sembra un buon segnale, si potrebbe dire quasi un accenno di tenacia. Inoltre che la somma dichiarata da Letta è addirittura superiore a quella originariamente prevista, che corrispondeva a 7/8 miliardi di euro. Cosa fa pensare? Che come al solito si procede con prudenza, ma tutto sommato questa volta sembra che si sia ingranata la marcia. Anche se il trucchetto è sempre dietro l’angolo.

Francesco Gnagni

@FrancescoGnagn1

Foto: www.ilmondo.it ; www.panorama.it; nanopress.it

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