Privatizzazioni: Saccomanni è ottimista e si parte da Poste e Enav

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Un’immagine dal World Economic Forum che si è appena tenuto a Davos (www.theguardian.com)

DAVOS –  Il ministro dell’economia Saccomanni è tornato a far pervenire ancora una volta la sua voce, questa volta direttamente dall’incontro di Davos, il World Economic Forum. Argomento delle sue attestazioni, come al solito, il Governo e gli obiettivi che questo debba perseguire. Questa volta la sentenza è: ridurre le tasse su lavoro e impresa. Che di fatto, si traduce con un nulla di inaspettato. Non perché si sia già ampiamente riusciti nell’intento, sia chiaro. Ma perché la dichiarazione presenta un certo sapore di già sentito, già visto, già udito. Manca solo il già fatto.

L’ACCORDO SUI CAPITALI ESTERI - Nel frattempo però, è giunta la voce che l’Italia dovrebbe essere vicina all’accordo con la Svizzera per adottare un sistema di tassazione dei capitali che fuggono illegalmente verso l’estero, con l’intento di recuperare una qualche percentuale da tutti quei denari che dal nostro Paese seguono la direzione che porta al di là del confine. L’idea è che non ci saranno forme di anonimato o di indulto, ma piuttosto una diversa sanzione per chi decide di collaborare o meno con il fisco, e la possibilità di stipulare intese per lo scambio di informazioni a livello internazionale, che permettano di identificare gli individui perseguibili.

Il ministro ha dichiarato che, nonostante non ci sia ancora alcuna data precisa, i colloqui sostenuti con il governo svizzero per lavorare in questa direzione sono risultati positivi. E che, oltre a questo, pare che durante il convegno si sia fatto avanti un rinato interesse nei confronti dell’Italia da parte degli investitori esteri, in particolare per via dei tentativi di riforme e di aggiustamento delle finanze pubbliche.

PRIVATIZZAZIONI IN FASE DI DECOLLO - Al di là delle dichiarazioni però, si scorge anche il debutto di alcuni fatti. Soltanto quelli già decantati, però: verrà infatti avviato giusto oggi il piano di privatizzazioni annunciato diverse settimane fa, verso la fine del mese di novembre. Si partirà da Poste Italiane e Enav, attualmente controllate dal Tesoro. Secondo quanto si vociferava alla fine dello scorso anno, questo dovrebbe essere soltanto l’inizio di un piano di snellimento delle partecipazioni statali, con un rientro complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 10-12 miliardi, e all’interno di un arco temporale di «almeno un paio d’anni».

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Fabrizio Saccomanni continua ad essere fiducioso sulla ripresa (www.affaritaliani.it)

La quota del primo passo della dismissione di Poste corrisponderà al 40%, cifra però che non sarà al momento sufficiente per farne mollare il controllo da parte dello Stato, che manterrà una percentuale superiore al 51%. Il che risulterebbe in linea con altri modelli postali in vigore negli altri Paesi della Comunità Europea, a partire dalla Royal Mall inglese, o dalla Deutsche Post tedesca. In termini monetari, secondo Saccomanni si parla di un obiettivo – raggiungibile – che corrisponderebbe ad almeno 4 miliardi di euro. Ma non è escluso che si raggiunga una cifra ancora maggiore, almeno secondo quanto rilanciato in un secondo momento dal Premier Enrico Letta.

LA RISTRUTTURAZIONE DI POSTE E ENAV - A fianco del testo del decreto riguardante Poste - di cui è previsto l’arrivo in giornata al Cdm – vi sarà anche quello relativo alla cessione di Enav, anche quest’ultima per il 40%. Con l’obiettivo inoltre di anticipare i tempi di cessione, è possibile che i due testi contengano già in sé ulteriori dettagli riguardanti i termini delle operazioni. Per Poste si prevede un percorso che porti a concludere l’affare nel giro di 5 o 6 mesi, con una collocazione finale in borsa della quota venduta, che sarà ripartita tra investitori istituzionali e risparmiatori. In più dovranno essere definite le modalità di partecipazione dei dipendenti postali, ai quali verrebbe conferito il controllo di una quota di mercato che corrispondente a circa il 5%, che permetterebbe loro in questo modo di concorrere al futuro dell’azienda. Per di più sindacati si sono dichiarati intenzionati a proporre una loro rappresentanza da collocare all’interno degli organi di direzione della società.

Per quanto riguarda Enav invece vi sono maggiori probabilità che questa venga direttamente ceduta a investitori privati, piuttosto che vedersi anch’essa gettata nelle grinfie di Piazza Affari. La società – di gestione del controllo di traffico aereo – sembrerebbe disporre del saldo interesse conferitogli da fondi provenienti dal Nord Europa e dai Paesi del Golfo. I vertici della stessa società hanno evidenziato l’auspicio dell’ingresso futuro da parte di fondi di private equity, piuttosto che di partner industriali con obiettivi di riorganizzazione che non sembrerebbero particolarmente ben accetti. Come dire: ceduti si, ma niente scherzi.

Francesco Gnagni

@FraGnagni

Foto: theguardian.com ; affaritaliani.it

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