Prime nozze gay in Italia

Roma – Domenica 26 giugno a Milano verrà celebrato il primo matrimonio omosessuale del nostro Paese. Il rito si svolgerà presso la chiesa valdese del capoluogo lombardo e consiste nella benedizione della coppia, perché la chiesa valdese – così come le altre chiese protestanti – non riconosce il matrimonio come vero e proprio sacramento.

Il matrimonio avrà solo valore religioso, perché la nostra legislazione non riconosce i diritti delle coppie omosessuali e, in verità, nemmeno le coppie di fatto sono particolarmente tutelate, fatto grave e preoccupante se consideriamo l’evoluzione dei legami affettivi che procede di pari passo con l’evoluzione della società.

Ciro e Guido – questi nomi dei due prossimi sposi – sono entrambi protestanti, di fede rispettivamente battista e valdese e mesi fa, più o meno lo scorso anno, hanno deciso di voler restare insieme per sempre e così hanno inoltrato una richiesta ai pastori valdesi di Milano che, esaminata la situazione e riunitisi in Sinodo, hanno deciso di appoggiare la coppia.

Il pastore Giuseppe Platone, che celebrerà le nozze, ha spiegato durante un’intervista al quotidiano La Repubblica: «L’intenzione dei valdesi non è quella di sacralizzare l’omosessualità, noi prendiamo solo atto di un legame vissuto nella responsabilità e reciprocità. È una cosa bellissima! Mi scandalizza invece l’ipocrisia o quell’acido spirito che si serve delle Scritture per discriminare e oltraggiare: se dovessimo seguire ancora la Bibbia senza tener conto di quando fu scritta, dovremmo praticare ancora la lapidazione dell’adultera».

Il pastore si pronuncia anche a proposito della legislazione italiana: «Sono indignato per il vuoto giuridico in materia, è vergognoso che un Paese come l’Italia non sia in grado di rispettare i diritti di tutti quelli che si amano».

Francesca Penza

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4 Risponde a Prime nozze gay in Italia

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    Laura 24/06/2011 a 02:09

    In realtà le prime nozza gay PUBBLICHE sono state celebrate il 22 maggio (meno di un mese fa) da madre Maria Vittoria Longhitano, prete di una Chiesa in Comunione con l’Anglicanesimo a Cormano (MI). Ha benedetto sia una coppia di omosessuali che di lesbiche! Come fate a dare questi “primati”??

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    Simona 25/06/2011 a 19:30

    Potete verificare sul nostro sito http://www.milanovaldese.it : noi come valdesi non abbiamo mai detto nè che fossero “nozze gay” (per noi non sono nozze nè matrimonio: è Maria Vittoria Longhitano, della chiesa veterocattolica, che le ha chiamate così) ma abbiamo semplicemente detto che è la prima “benedizione ufficiale di un’unione di vita di due fratelli di chiesa gay” della NOSTRA chiesa, valdese e metodista, italiana.

    Ce n’era stata, a dire il vero, già una tempo fa a Trapani, ma forse un po’ meno “ufficiale” (perchè fatta prima che il nostro Sinodo nazionale ratificasse a larga maggioranza questa possibilità, nell’agosto scorso, 2010) ma era stata impartita a una coppia di sorelle lesbiche tedesche luterane, già “sposate” civilmente in Germania.

    Dunque non ci arroghiamo nessun primato sulle altre chiese, che peraltro a quanto pare – come la chiesa cattolica romana – celebrano matrimoni, noi no (anche per le coppie etero, per noi si tratta, di fatto, della benedizione di un atto civile, che però purtroppo a Ciro e Guido per ora è precluso, e sappiamo perchè.. per noi il matrimonio a differenza dei cattolici, NON è un sacramento, sacramenti sono solo quelli istituiti da Gesù: battesimo e S. Cena).

    Grazie per avermi dato modo di fare questa precisazione (che secondo me era comunque chiara dalla frase “la prima benedizione ufficiale nella chiesa valdese e metodista”…)

    Simona, valdese di Milano

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      francescadorothy 25/06/2011 a 22:20

      Gentile Simona,
      ti ringrazio per la precisazione che ha fugato possibili ulteriori dubbi. La nostra – e di altre testate – definizione di “nozze gay” è scelta per una questione di semplicità e di impatto: è più facile che chi ci legge afferri prima il concetto se legge “prime nozze gay” piuttosto che “prima benedizione valdese di una coppia omosessuale” anche perchè forse in molti la vedrebbero come una cosa distante. Spero comunque di essere stata sufficientemente precisa nell’articolo, nato e scritto con l’idea di mostrare quanto certi riti siano più aperti e meno ipocriti rispetto ad altri, senza voler necessariamente “premiare il vincitore”, punto che – noto con piacere – hai colto in pieno. Invece ho finito con lo scatenare un putiferio!
      Grazie ancora per il tuo contributo che ha dato voce alla tua Comunità.
      Un caro saluto,
      Francesca Penza

      Rispondi

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