Primarie Pd. Renzi nel Pdl? Sta bene dove sta

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Matteo Renzi

Roma – Dice Marco Gorra in un editoriale pubblicato ieri su Libero, Offerta a Renzi: il Pd ti odia guarda a destra, che il sindaco di Firenze, invece che fare la guerra al corpo dirigente del Pd, dovrebbe mollare la presa e andare verso altri lidi. In quel Pdl il cui elettorato orfano di Berlusconi, parrebbe pronto a ricerverlo a braccia aperte.

Spiega Gorra, via metafora calcistica: Matteo Renzi è come Franco Baresi a inizio carriera; messo alla porta dall’Inter e poi preso dal Milan vinse coppe e campionati in trionfo. In sintesi: se gli uni non capiscono il tuo valore, vai altrove che altri saranno pronti a scommettere su di te.

Ora, è possibile che l’idea di Gorra abbia più di un semplice fondo di verità e che in tanti, dell’uno e dell’altro schieramento, trovino la proposta stimolante: a sinistra non è gradito, a destra lo è troppo, buona parte dei rispettivi elettorati condivide le posizioni, quindi perché no.

Il perché è nella dimensione stessa dell’idea che risponde più a vecchi canoni di vecchia politica che ad una analisi del dato di fatto.

Sostenere che l’elettorato di centrodestra è orfano di Berlusconi non è esatto. Berlusconi non si è ritirato anche se pare averne tanta voglia. I sondaggi non lo premiano. Anzi pare che lo deludano. Quindi non è lui ad aver abbandonato l’elettorato ma il contrario e in modo incontrovertibile. Il fatto è che il Cavaliere era finito ben prima delle dimissioni dello scorso anno e ricordarlo non farebbe male a quanti dei suoi colonnelli non si rassegnano a un’onorevole pensione al pari dei reduci trentennali del Pd che Renzi vorrebbe rottamare. (Tutta qui la differenza tra un Renzi che non si fa accantonare e un Angelino Alfano che si fa accantonare ancora prima di iniziare).

Arriviamo al centrosinistra. La furia anti-renziana al pari di quella anti-berlusconiana è sintomo delle antiche croci di illiberismo e pregiudizio che impediscono ai progressisti di fare quello a cui più anelano da 40 anni a questa parte: progredire. E poiché non ci si riesce, quel che rimane è la distruzione del nemico che con Berlusconi è tornata buona per collocarsi stabilmente in un opposizione fatiscende senza idee e senza rischi. Ora torna scomoda, essendo la faccenda interna, eppur ci si prova.

Dice Massimo D’Alema che Renzi sarebbe inadatto a governare. Continua Rosy Bindi sardonica che non basta dire alla Merkel: ‹‹[…] ‘sa, ho mandato a casa la Bindi, ‘ah adesso l’euro è più forte››. Rincara D’Alema con il baffo complottardo: Renzi è ‹‹sostenuto soprattutto da quelli che il Pd al governo non lo vogliono››. Tante chiacchiere per non ammettere un elemento ben più semplice: il sindaco è scandaloso perché rifiuta, ipso facto, il prono alla dirigenza. Quell’ “obbedisco” ai riti sempre eterni e sempre uguali della nomeclatura. Quel sussiego a tutto ciò che non è promosso dall’intellighenzia del pensiero bello e consacrato dalla sciocca superbia della “parte migliore del Paese” la quale, per ritenersi tale, ha bisogno come l’aria di una peggiore da cui prendere le distanze. Il tutto non si sa bene per andare dove se poi alle urne ci si va tutti insieme.

E la cosa riguarda anche buona parte dell’elettorato di centrosinistra la cui principale accusa al sindaco – qui sì ha ragione Gorra – è di essere ‹‹andato ad Arcore››. Gravissima infamia e poco conta che il sindaco vi sia stato per discutere di Firenze. Ancora meno che da quell’incontro la città abbia potuto

massimo d'alema
Massimo D’Alema

risparmiare 33 milioni di euro in ragione di uno stanziamento sulla Milleproroghe del 2010 e pochissimo che il sindaco abbia motivato l’incontro in loco spiegando che non è cortesia istituzionale dire no al proprio presidente.

Ragion per cui è lecito credere che il sindaco si muova come uomo delle istituzioni che in quanto tale antepone le Istituzioni e il dovere pubblico a tutto il resto. Quella stessa mancanza che centrosinistra, elettrato compreso, additava a Berlusconi e non a torto, fino alle contumelie più feroci. Sicché ci si decida: o la carica veste l’uomo o l’uomo la carica. Se Berlusconi nel primo caso non era adatto, possibile mai che pure Renzi nel secondo abbia sbagliato?

Torniamo a Gorra. Che il sindaco sia o meno un reale elemento di rottura con il passato lo deciderà il futuro. Quello più prossimo arriverà il 13 settembre, data il cui egli dovrebbe presentare il suo programma per le primarie. Intanto è bene fare un altro paio di precisazioni, l’una conseguente l’altra. Una rottura è già avvenuta se il sindaco si rivolge agli elettori, tutti, piaccia o meno ai militanti irrigiditi del suo partito. E se ciò sta accadendo è perché il sindaco parla dal Pd. Se esternasse le stesse cose infarcite di buon senso liberale e senso pratico invidiabile dalle fila del Pdl, ciò che si produrrebbe sarebbe la stessa sbobba trita e ritrita per 20 anni: a sinistra ci si opporrebbe a prescindere, a destra ci si adeguerebbe a priori. Tanto basta vincere il campionato.

Chantal Cresta

Foto || ilsitodifirenze.it; ilfoglio.it; newsnotizie.it

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