Primarie: i candidati contro Renzi, regole violate?

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La sfida Bersani-Renzi: due giorni al ballottaggio

Roma – La sfida tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi per la guida del centro-sinistra prosegue, con l’aggiunta di un esposto da parte di quattro contendenti contro il sindaco di Firenze.  Renzi avrebbe violato le regole pattuite bersagliando di mail gli elettori italiani. Peggio ancora, le comunicazioni del candidato sarebbe ingannatorie e non risponderebbero a verità.

Il clima s’è fatto rovente già ieri, con l’esposto firmato da Bersani, Puppato, Tabacci e Vendola. I candidati, segnalando l’uso improprio degli annunci a pagamento comparsi a cura del sindaco di Firenze su alcuni quotidiani nazionali, hanno anche indicato come questi contenessero informazioni fuorvianti e invitassero a registrarsi per il secondo turno. Le regole concordate, però, suonavano diverse: stando a quanto era stato comunicato nelle settimane scorse, la registrazione per il ballottaggio poteva avvenire solo se si dimostrava di non aver potuto votare al primo turno per cause indipendenti dalla propria volontà. Insomma, una sorta di giustificazione.

Renzi non ha accettato il ruolo assegnatoli dai rivali e ha tenuto a precisarlo: «Io non ho violato nulla, stanno cacciando elettori che vorrebbero votare al ballottaggio: così prendono consensi ora e perdono le elezioni poi». Lo spostamento della discussione dai programmi al rispetto delle regole in questi giorni è evidente, anche se Bersani ha tenuto a precisare che «le regole sono state ignorate ma queste sono cose di cui si occuperanno i garanti. Lasciamo a loro la decisione». Forse un tentativo di distendere animi fin troppo surriscaldati in quella che sembra sempre più una sfida tra due diversi modi di intendere la sinistra.
Se Renzi oggi è a Napoli, in vista della chiusura della campagna elettorale, Bersani ha incassato ieri l’appoggio di Vendola, dopo le titubanze dei giorni successivi al primo turno. Assieme a Vendola si sono schierati anche alcuni amministratori locali, come i sindaci Pisapia, Doria e Zedda.

Il timore dell’organizzazione ora è quello delle file interminabili ai gazebo di domenica. Possibile che quasi tutte le richieste vengano cestinate dai comitati provinciali, visto che si deve dimostrare l’impossibilità a registrarsi nei 21 giorni precedenti il voto delle primarie, ma le code ci sarebbero comunque.
L’altra paura la manifesta Bersani, che parla di chi «può avere un tornaconto per sfregiare un evento che sta facendo lievitare i consensi del centrosinistra», compreso chi a destra vorrebbe Renzi tra i suoi. Compare allora il fantasma di un accordo tra i due contendenti, che si spartirebbero gli incarichi: a Bersani palazzo Chigi, a Renzi la segreteria del Pd con il congresso 2013.

Andrea Bosio

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